FORZA CRAC! - MENTRE I MERKOZY PREMONO PER IL SALVATAGGIO DELLA GRECIA (E DELL’EURO) GLI USA SCOMMETTONO SUL DEFAULT - PERCHÉ LE BANCHE D’AFFARI AMERICANE (MORGAN STANLEY, BOFA, AIG E GOLDMAN SACHS IN TESTA) HANNO AUMENTATO I LORO INVESTIMENTI DA 29 MLD € A 35 MLD MENTRE TUTTI GLI ALTRI FUGGIVANO DA ATENE? - LO ZIO SAM CI HA VISTO LUNGO: IL GIRO D’AFFARI È COPERTO DA UNA MAXI POLIZZA ASSICURATIVA CHE IN CASO DI FALLIMENTO FRUTTEREBBE AI FONDI SPECULATIVI PARECCHI SOLDI…

Francesco De Dominicis per "Libero"

La Grecia prende tempo sulle misure anticrac e scherza col fuoco. Tuttavia c'è qualcuno che non ha affatto paura di scottarsi. Nonostante il pressing dell'Unione europea, Atene prende tempo. Ieri non è stato raggiunto l'accordo sul piano di emergenza e la partita è stata rimandata a oggi. Il baratro, adesso, ha una data precisa: 13 febbraio. Se entro 6 giorni i partiti politici ellenici non si mettono d'accordo sui tagli, sull'austerity e sul fisco, per la Grecia è fallimento.

Un'ipotesi che, forse, corre il rischio di mettere in crisi l'intera area euro. Ma che potrebbe rivelarsi quasi un affare per i fondi speculativi, specie quelli americani. Il giro d'affari con i junk bond made in Grecia, negli Stati Uniti, vale circa 35 miliardi di euro. Una montagna di quattrini, tutta (o quasi) coperta da una maxi polizza assicurativa. Si chiamano cds (credit default swap), titoli finanziari derivati che servono a coprire gli investimenti da eventuali fallimenti di un emittente (impresa, banca o stato sovrano).

Lo zio Sam, insomma, ha visto lungo. Oppure, secondo un'altra tesi, ha scommesso sul crac. Sta di fatto che mentre la maggior parte degli investitori fuggiva dal debito pubblico greco, gli Usa hanno incrementato la loro posta in gioco. Un po' tutte le major americane - Morgan Stanley, Bofa, Aig, Goldman Sachs - hanno continuato a investire nonostante i campanelli d'allarme stessero suonando da un pezzo. Nel giro di poche settimane gli investimenti sono cresciuti da 29 miliardi agli attuali 35.

Un trend che sarebbe il chiaro segnale di un'attività speculativa legata alla copertura assicurativa. Usa a parte, nel Vecchio continente - dove complessivamente la posta in gioco vale oltre 100 miliardi di euro - è una corsa disperata a cercare un salvataggio necessario a mantenere la stabilità della moneta unica. Francia e Germania hanno in pancia circa 65 miliardi di euro e sono in prima linea con i rispettivi premier (Nicolas Sarkozy e Angela Merkel) che alzano la voce. Ieri, ad Atene, è stata una delle giornate più drammatiche da quando il Paese è in crisi.

Al termine delle trattative, i leader dei partiti non hanno sottoscritto gli impegni di una maggiore austerità richiesti dalla troika Ue-Bce-Fmi e il premier Lucas Papademos non è stato in grado di mediare, nonostante sia convinto che dei progressi si stiano facendo e vuole tornare a riunirsi oggi con i tre leader. Ma i mercati, scommettono in molti, non saranno più disposti a seguire le trattative greche e forse anche l'Eurozona da questa settimana comincerà a fare i conti con un default che, come accennato, sembra sempre più difficile da scongiurare.

La Ue aveva chiesto un accordo entro domenica sera, sia nella trattativa coi privati sia in quella con i prestatori internazionali. Mancano entrambi, anche se quello coi privati sembra vicino. Il premier Papademos ieri ha mediato con la troika, poi con i capi dei tre partiti Georges Papandreou (socialisti), Antonis Samaras (destra) e Georges Karatzaferis (estrema destra), e ha chiesto aiuto nelle trattative al presidente della Bce Draghi e al dg del Fondo monetario Lagarde.

La troika vuole tagli extra pari all'1% del pil - circa 2 miliardi di euro - quest'anno, inclusi tagli a difesa e sanità. Senza un impegno scritto su tagli e riforme, Ue-Bce-Fmi non concederanno i nuovi aiuti da 130 miliardi di euro. «Se non mette in atto le riforme, non può aspettarsi la solidarietà degli altri Paesi», ha detto Bruxelles paventando un'insolvenza a marzo, quando cioè Atene dovrà rimborsare 14,5 miliardi di euro di bond in scadenza. In serata si è saputo che Atene avrebbe approvato un progetto per tagliare i dipendenti pubblici di 15mila unità. Il crac greco in ogni caso non fa paura al Portogallo, altro paese in bilico. L'attuazione del programma di salvataggio interno non sarà messo in discussione qualunque sarà l'esito dei negoziati in Grecia con la troika: «Andiamo avanti» ha fatto sapere Lisbona.

 

MERKEL SARKOZYMorgan Stanleyjp morganGOLDMAN SACHS grecia - Papademos

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