INTESA UCRAINA CON L'OLIGARCA - ACQUISTATA PER QUASI 500 MLN, LA CONTROLLATA DI BANCA INTESA PRAVEX BANK E' STATA VENDUTA PER UN TOZZO DI PANE (74 MLN) A FIRTASH, L'AMICO DI PUTIN CHE COMPRA GAS A MOSCA E LO VENDE A KIEV

Vittorio Malagutti per "l'Espresso"

C'è voluto un oligarca per salvare Intesa dal rischio Ucraina. Dmitry Firtash, magnate del gas, proprietario di miniere, aziende chimiche, televisioni, giornali e squadre sportive, il mese scorso ha comprato la Pravex Bank di Kiev ceduta dall'istituto italiano.
Il comunicato dei venditori, datato 23 gennaio, non fa cenno al ruolo di Firtash.

Banca Intesa si limita ad annunciare di aver siglato un accordo con CentraGas holding. E questa società - ma la nota ufficiale non lo dice - fa parte della galassia finanziaria di Firtash. La svolta è arrivata dopo mesi di trattative e un'asta informale. Alla fine è rimasto in campo solo il gruppo DF, una sigla che rimanda alle iniziali del miliardario.

I vertici di Intesa non vedevano l'ora di tagliare i ponti con l'Ucraina. Le ragioni di tanta fretta stanno nei numeri. Comprata nel febbraio 2008 per 490 milioni di euro, la Pravex Bank è stata ceduta per soli 74 milioni. Colpa della crisi finanziaria globale, che a Kiev si è trasformata in un terremoto lungo sei anni, con crolli, risalite e improvvise ricadute. Inutili gli sforzi di rilanciare le attività.

Tra una ristrutturazione e l'altra, la banca targata Intesa ha continuato ad accumulare perdite. Va detto che già un anno dopo l'acquisto i manager italiani si erano accorti che l'istituto di Kiev aveva tutta l'aria di un pacco ben confezionato. E infatti nel 2009 il bilancio di Intesa, all'epoca guidata dal futuro ministro Corrado Passera, segnalava una rettifica del valore di carico della partecipata pari a 390 milioni di euro, che equivale a due terzi del prezzo d'acquisto.

Altri tempi, quelli. I gruppi finanziari occidentali puntavano sull'Europa dell'Est, descritta come una sorta di terra promessa. Anche Unicredit, presente in forze in Ucraina, ha rimandato i profitti a data da destinarsi e sta sondando il mercato alla ricerca di un compratore per la sua banca locale. Intesa invece ha trovato sulla sua strada Firtash, 48 anni e una carriera velocissima alle spalle. Il patron del DF group, che è anche il nome della sua holding svizzera, punta su Pravex per integrarla con la sua Nadra Bank, reduce da una serie di guai che nel 2009 l'avevano portata quasi al fallimento.

Il contratto con i venditori italiani è stato siglato mentre a Kiev infuriava la rivolta popolare. Le piazze e le strade della capitale ucraina si erano riempite di decine di migliaia di manifestanti che protestavano contro il governo del presidente Viktor Yanukovich e la sua decisione di voltare le spalle all'Unione Europea per rifugiarsi ancora una volta tra le braccia del protettore di sempre, la Russia di Vladimir Putin.

Mentre i suoi manager trattavano con Intesa, l'abilissimo Firtash era impegnato in un'altra decisiva partita. Una partita politica. L'oligarca che ha costruito la sua fortuna nel decennio scorso rivendendo il gas russo alla compagnia di Stato ucraina Naftogaz, non poteva fare a meno di schierarsi con il presidente Yanukovich e il suo voltafaccia pro Mosca. Firtash ha anche un ruolo istituzionale, visto che siede sulla poltrona di presidente della locale Confindustria. E quando il governo di Putin ha minacciato ritorsioni economiche di vario tipo contro Kiev, il magnate ucraino si è prontamente allineato al diktat russo.

Il cambio di rotta è andato in onda quasi in tempo reale sugli schermi della Inter tv di proprietà di Firtash, uno dei network più seguiti del Paese. Come ha notato più di un osservatore, da principio la televisione dell'oligarca ha raccontato la protesta con un certo distacco, uno stile britannico che si è rapidamente trasformato in ostilità quando da Mosca hanno alzato la voce. Dietro la svolta politica ci sono colossali interessi economici. Le aziende controllate dalla holding DF (chimiche e metallurgiche) comprano il gas di Mosca ed esportano in Russia.

Il rapporto di gran lunga più importante, però, è quello con Gazprom, il gigante dell'energia che funziona di fatto come una longa manus di Putin. Partito nei primi anni Novanta, nel pieno del caos post sovietico, Firtash ha esordito con il trading di gas tra la repubblica asiatica del Turkmenistan, la Russia, l'Ungheria e l'Ucraina. Il salto di qualità risale a metà del decennio scorso.

Nasce RosUkrEnergo, controllata da Gazprom insieme all'oligarca ucraino. Il quale finisce per trovarsi nella favorevolissima posizione di intermediario unico tra il colosso russo e Kiev. Energia e politica sono strettamente intrecciate tra loro, specie in un Paese come l'Ucraina che è un passaggio obbligato per le forniture russe in transito verso l'Europa. E così l'oligarca rampante si è trovato in mezzo alle guerre di potere tra l'allora primo ministro Yulia Tymoshenko, la protagonista della cosiddetta rivoluzione arancione, e l'attuale presidente Yanukovich.

Nel 2008 un nuovo accordo di fornitura tra Ucraina e Russia taglia fuori RosUkrEnergo, ma ormai Firtash è immensamente ricco. E nel 2010 lo diventa ancora di più quando un arbitrato internazionale obbliga la compagnia di stato di Kiev a restituire 12 miliardi di metri cubi di gas a RosUkrEnergo. Nel frattempo i rapporti tra il presidente e il suo oligarca di riferimento, il socio di Gazprom e amico di Mosca diventano sempre più stretti. Tymoschenko, la loro nemica, ormai è fuori causa, in carcere dall'agosto 2011.

Per Firtash però non è così semplice liberarsi del suo passato. Nel dicembre 2010 il suo nome finisce in uno dei cablo riservati svelati al mondo grazie a Wikileaks. Il documento della diplomazia Usa riferisce di un colloquio tra l'ambasciatore americano a Kiev, William Taylor, e il magnate del gas. In quella conversazione, secondo quanto riportato nel file diplomatico, Firtash avrebbe ammesso i suoi rapporti, a inizio carriera, con il boss mafioso Semyon Moghilevich, ricercato dalla giustizia statunitense e incarcerato nel 2008, ma solo per pochi mesi, anche in Russia.

«Mai avuto alcun rapporto d'affari con Moghilevich», ha subito smentito l'oligarca, che ha però confermato di aver conosciuto il boss. Storie vecchie, quelle. Adesso Firtash vola alto. L'anno scorso, in ottobre, ha sponsorizzato a Londra un festival di arte e folklore ucraino. Perché la cultura fa curriculum. Anche per gli oligarchi. Specie quando di mettono in affari con i banchieri italiani. Tipo quelli di Intesa.

 

 

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