jean-baptiste de franssu

IOR, MAMMETA E TU! - PARLA JEAN-BAPTISTE DE FRANSSU CHE SI È DIMESSO DALLA CARICA DI PRESIDENTE DELLO IOR, "LA BANCA VATICANA" (VENNE NOMINATO NEL 2014 DA PAPA FRANCESCO PER RISTABILIRE ORDINE): "NON MI ASPETTAVO DI TROVARE UNA TALE MANCANZA DI PROFESSIONALITÀ, DI RISPETTO DELLE REGOLE E UN TALE DESIDERIO DI POTERE IN MOLTE PERSONE" - "I SACERDOTI SONO COME NOI. SONO UOMINI. HANNO QUINDI DELLE DEBOLEZZE. C'ERA UN CARDINALE CHE AVEVA MOLTO DENARO" - "NEL MARZO 2019, LA SEGRETERIA DI STATO CI CHIESE UN PRESTITO DI 150 MILIONI. LO RIFIUTIAMO E SCOPPIA IL PUTIFERIO. ABBIAMO CAPITO CHE C’ERA MALVERSAZIONE E ABBIAMO ALLERTATO IL PAPA" -  "TRA IL 2004 E IL 2014 LO 'IOR' E' STATO SACCHEGGIATO. L’EX PRESIDENTE DELLA BANCA (ANGELO CALOIA) È STATO RICONOSCIUTO COLPEVOLE DI APPROPRIAZIONE INDEBITA..."

Traduzione dell'articolo di Pierre Wolf-Mandroux per www.lepelerin.com

 

Da quando si può dire che il Vaticano non è più un paradiso fiscale?

Jean-Baptiste de Franssu

Dal 2015, quando ha firmato un accordo di condivisione delle informazioni fiscali con la Repubblica italiana e gli Stati Uniti. In precedenza, il Vaticano era nella lista grigia, non lontano dalla lista nera dei paradisi fiscali. L’assenza di trasparenza fiscale era uno dei suoi grandi problemi.

 

Poiché le autorità fiscali di molti Paesi non avevano accesso alle informazioni bancarie del Vaticano, i titolari di un conto presso la Santa Sede potevano astenersi dal dichiararlo, anche se ciò era vietato. In Francia, per esempio, non è più possibile farlo con la Svizzera e il Lussemburgo: questi Paesi condividono da diversi anni le loro informazioni bancarie con il fisco francese. L’amministrazione fiscale vi rintraccerebbe automaticamente.

 

Perché è soprattutto importante per la Santa Sede condividere informazioni fiscali con l’Italia e gli Stati Uniti?

Jean-Baptiste de Franssu

È semplice: l’80% dei nostri clienti risiede in Italia. Quasi tutte le congregazioni religiose hanno un conto presso l’Istituto per le opere di religione (IOR) e hanno la loro casa madre in Italia. Era anche importante stringere un accordo con gli Stati Uniti, poiché questo Paese ha la particolarità di tassare i suoi espatriati, indipendentemente dal loro Paese di residenza.

 

I francesi, invece, non sono clienti molto importanti dell’IOR. Si trovano alcuni conti di congregazioni o diocesi francesi, come quelli di Parigi o di Marsiglia. Quando il vescovo di Parigi o di Marsiglia si reca a Roma, può utilizzare questo conto per le sue spese. Si tratta di piccoli conti. Ma li incoraggiamo fortemente a dichiararsi al fisco francese.

ior

 

Lei ha dichiarato a La Croix che l’IOR sarebbe stato «saccheggiato» per quasi 150 milioni di euro tra il 2004 e il 2014. È dovuto alla disonestà o all’incompetenza dei responsabili dell’epoca?

Direi a entrambe. L’ex presidente della banca (Angelo Caloia, NDLR) è stato riconosciuto colpevole di appropriazione indebita a danno dell’IOR in un’operazione immobiliare. Anche l’ex direttore generale e il suo vice (Paolo Cipriani e Massimo Tulli, NDLR) sono stati condannati.

angelo caloia

 

Papa Francesco aveva un giorno sottolineato che esistono due tipi di corruzione: la corruzione finanziaria, ma anche la corruzione intellettuale, quando si commettono reati non per ottenere denaro, ma potere. Era spesso il potere ad attirare i dipendenti del Vaticano condannati.

 

Vi è stata anche incompetenza da parte di alcune autorità di vigilanza. Non esisteva un sistema di controllo, di reporting, né mezzi per porre fine a tali comportamenti. Oggi non è più così.

 

Angelo Caloia

Secondo il giornalista italiano Gianluigi Nuzzi, diversi cardinali avevano conti bancari all’IOR con somme a sette cifre nel 2014. Quando papa Francesco lo ha appreso, si sarebbe arrabbiato e avrebbe chiesto la loro chiusura immediata. È vero?

 

Un cardinale aveva molto denaro. Non dirò altro. Ma nulla gli vietava di possedere un conto. Non è stato costretto a chiuderlo da papa Francesco. Sa, il signor Nuzzi ha molta immaginazione… Durante i miei dodici anni di presidenza, abbiamo chiuso 5.000 conti all’IOR (uno su quattro, NDLR).

 

papa francesco messa a mirandola

Perché i nostri statuti sono chiari: per possederne uno, bisogna essere un ecclesiastico, un seminarista, un religioso, un dipendente o un pensionato del Vaticano, oppure un diplomatico. Ma avevamo trovato conti appartenenti al signor e alla signora qualunque. Amavano prelevarne denaro contante. Oggi non è più possibile.

 

Quando è arrivato, una sola banca accettava di lavorare con l’IOR, contro più di una trentina oggi. Perché è importante per l’IOR che le banche lavorino con esso?

 

Senza di esse, non si può più fare nulla. Abbiamo diverse attività all’IOR: un’attività bancaria tradizionale di gestione dei conti, ma anche servizi di gestione e di investimento. Dobbiamo lavorare con banche specializzate nei mercati dei cambi, nella compravendita di valori immobiliari, ecc. Per investire bene il denaro, bisogna diversificare i rischi.

 

PAPA FRANCESCO ALL UDIENZA GENERALE DEL 7 GIUGNO 2023

Nel 2016, papa Francesco sembra fare un passo indietro lasciando alla Segreteria di Stato il controllo dei suoi conti. Nello stesso anno, due membri dell’IOR sbattono la porta. Perché lei non si dimette a sua volta, in quel momento?

 

Perché forse ero un po’ irragionevole e pieno di speranza. E ho fatto bene. Ci siamo ritrovati nella tempesta dal 2015 al 2017, perché cominciavamo a scoprire molte cose sollevando le pietre giuste. Sono i 150 milioni di euro perduti di cui le ho parlato. Abbiamo allora subito una pressione considerevole.

 

Nella Curia circolava un documento di 30 pagine contro di me che descriveva tutte le presunte malversazioni della mia carriera… Alcuni dell’IOR hanno detto: «Per me è troppo.» Altri, come me, si sono detti: «Siamo stati nominati per risolvere il problema.» Per lealtà verso papa Francesco, siamo rimasti. Avevo preso un impegno nei suoi confronti. E non ci ha mai lasciati soli. Anche se a volte eravamo in disaccordo.

 

Su che cosa?

 

papa francesco a hiroshima 4

Volevamo creare una società d’investimento a capitale variabile (Sicav) in Lussemburgo. Soggetta alle normative europee, garantiva che gli investimenti fossero realizzati nel modo più trasparente, controllato e sorvegliato possibile. Alcuni hanno messo in testa al Santo Padre che volevamo fare speculazione fiscale. Il che era rocambolesco. Il papa ci ha chiesto di non creare questa Sicav. Abbiamo obbedito, a malincuore.

 

Nel 2019, lei rifiuta alla Segreteria di Stato un prestito di 150 milioni di euro per compensare una perdita colossale nell’affare di un immobile di lusso che aveva acquistato a Londra. Perché?

jean baptiste de franssu 1

Al mio arrivo nel 2014, decidiamo di non erogare più crediti, perché l’IOR lo aveva fatto molto a favore di strutture cattoliche che non li rimborsavano mai. Le consideravano donazioni. Nel marzo 2019, la Segreteria di Stato ci chiede un prestito di 150 milioni di euro, senza fornire dettagli. Abbiamo detto: «Voi siete lo Stato, quindi siamo pronti a prestarvi questa somma. A condizione che siate perfettamente trasparenti.»

 

Per tre mesi chiediamo documenti, senza successo. Rifiutiamo il prestito. Scoppia il putiferio. Vengo convocato alla Segreteria di Stato. «In base a cosa lo rifiuta?» mi si chiede. Rispondo: «In base alle regole finanziarie internazionali.» Otteniamo i documenti. Abbiamo capito subito che c’era malversazione. Abbiamo allertato il papa. Ha reagito immediatamente. Ha battuto il pugno sul tavolo.

 

jean baptiste de franssu 3

Scoprire tanta immoralità in questi uomini al servizio di Dio ha scosso la sua fede?

Mai. Perché ho imparato, in Vaticano, che i sacerdoti sono come noi. Sono uomini. Hanno quindi delle debolezze. La Chiesa è tanto santa quanto umana.

 

Si aspettava di scoprire tante malversazioni arrivando a Roma?

Non mi aspettavo una tale mancanza di professionalità, di rispetto delle regole e un tale desiderio di potere in molte persone.

 

Ha pensato di dimettersi?

Mai. Il mio obiettivo era essere ancora più resistente della resistenza. Mi aspettavo che mi si chiedesse di andarmene. Non è stato così. Quello che so è che mai un’altra funzione esercitata altrove, anche più confortevole, mi avrebbe dato tanto quanto questa missione alla Santa Sede. Ho avuto un immenso piacere a frequentare papa Francesco. Era un grande profeta. E sarà riconosciuto come tale, lo penso dal profondo del cuore. Ho avuto momenti difficili con lui… Ma molti santi erano dei rompiscatole riconosciuti!

 

jean baptiste de franssu 2

La riforma finanziaria del Vaticano è terminata?

In materia finanziaria, nulla è mai finito. Non bisogna mai dire mai nella banca. Si può continuare a migliorare. Ma abbiamo fatto molta strada.

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