piccini renzi

JPMORGAN PROSSIMO DATORE DI LAVORO DI RENZI: LA PREVISIONE DI PICCINI, EX SINDACO DI SIENA - LA CRISI DI MONTEPASCHI INIZIO’ QUANDO DECISE DI COMPRARE L’ANTONVENETA PAGANDO 3 MILIARDI IN PIU’ DEGLI SPAGNOLI - FAZIO ED AMATO VOLEVANO LA FUSIONE CON BNL, POI PRODI BLOCCO’ TUTTO - DAVID ROSSI NON SI E’ SUICIDATO

 

Pietro Senaldi per Libero Quotidiano

 

Monte dei Paschi l' hanno ucciso prima i Ds, che lo svilirono e lo svendettero facendone merce di trattativa politica, e poi tutti gli altri, che saccheggiarono la Rocca conquistata e ancora non hanno finito il poco nobile lavoro. È la visione di Pierluigi Piccini, sindaco diessino di Siena per undici anni, quando sul Monte splendeva ancora il sole, e poi alto dirigente di Mps France, in esilio. Dorato, dicono i maligni. Nonché forse vittima di uno dei primi esperimenti del Nazareno, molti anni prima che il patto trovasse il suo assetto istituzionale.

Pierluigi PicciniPierluigi Piccini

 

Che futuro vede per il Monte dei Paschi?

 

«Per l' aumento di capitale servono 5 miliardi ma più passa il tempo più è difficile che il mercato li dia».

 

I libri contabili dicono che il valore della banca è 9 miliardi...

 

«Il valore lo fa il mercato, che lo sta fissando a 700 milioni».

 

corrado passeracorrado passera

I potenziali acquirenti giocano al ribasso per comprare meglio.

 

«Forse fino a qualche tempo fa. Poi il titolo è salito quando ha ripreso quota l' ipotesi di Passera. Sfumata quella è crollato di nuovo, stavolta non perché è ripartita la corsa al ribasso bensì per il motivo opposto: la difficoltà a reperire potenziali acquirenti lo ha indebolito e quindi lasciato in balìa della speculazione».

 

Cosa ha cambiato il quadro?

 

«Mps non è più l' unica banca che va al mercato. In Italia ci sono molte banche appetibili, in più bisogna tener conto che le popolari dovranno trasformarsi in società per azioni».

 

Perché si sono erette barricate contro Passera?

 

«Passera è stato bocciato dalla politica, non si voleva far entrare un estraneo nel sistema Toscana. Hanno giocato contro anche il rapporto finanziario di ferro che da sempre c' è tra Mps e Mediobanca e quello politico tra governo e Jp Morgan».

 

È passato il momento buono?

 

jpmorgan dimon renzi padoanjpmorgan dimon renzi padoan

«Passera credo che non abbia abbandonato l' ipotesi Monte, benché valuti anche altre soluzioni. Quanto a Mps, se la raccolta non dovesse andare in porto, si apriranno due strade: la nazionalizzazione, che piacerebbe alla Ue e alla Bce ma non a Renzi, o la svendita a un gruppo finanziario internazionale».

 

Perché il governo ha puntato tutte le fiches su Jp Morgan?

 

«La poesia racconta di una cena con Blair da cui sarebbe partito l' innamoramento del premier per la banca americana. Più prosaicamente io ritengo che Renzi voglia rimanere presidente del Consiglio il più a lungo possibile ma non disdegni di pensare anche al futuro più lontano. Io gli credo quando dice che dopo la politica farà un altro lavoro».

 

jamie dimon jp morganjamie dimon jp morgan

Cioè?

 

«Jp Morgan è una bella assicurazione sulla vita».

 

Come ha fatto la banca più vecchia d' Europa a ridursi così?

 

«Questo è noto. Lo sciagurato acquisto di Antonveneta dal Banco Santander di Botin nel 2007 ha causato a Mps un debito di 17,5 miliardi. Antonveneta è stata pagata agli spagnoli 9 miliardi, ossia circa 3 miliardi in più di quanto questi non avessero sborsato per acquistarla solo due anni prima dagli olandesi di Abn-Amro. Per non parlare del buco dei crediti non esigibili».

 

Il grande errore dell' allora presidente di Mps Mussari…

 

«Errore? Non lo chiamerei così. L' acquisto fu fatto senza neppure vedere lo stato dell' arte di quel che si comprava. Penso piuttosto che Mussari sia stato tradito dalla propria ambizione, anche politica. Se il suo fosse stato un semplice errore, dubito che poi gli avrebbero dato la presidenza dell' Abi e che sarebbe stato in corsa per quella dello Ior».

Emilio BotinEmilio Botin

 

Qual è allora la sua interpretazione dei fatti.

 

«Botin, allora presidente dell' Imi, perse molto nella fusione tra San Paolo-Imi e Intesa. Il sistema doveva in qualche modo risarcirlo».

 

Fu D' Alema a imporre Mussari alla Fondazione Mps nel 2001, sacrificando lei. Una mossa decisiva per le sorti future dell' istituto, visto che la fondazione controllava il 54% della banca…

 

antonio fazioantonio fazio

«Nel 2001 Mussari fu scelto per fare la fusione Mps-Bnl, che però fallì due volte. Io, dopo 11 anni da sindaco di Siena, con gradimento altissimo, sarei stato il candidato naturale per quel posto ma mi opponevo alla fusione perché puntavo a fare del Monte il centro di un polo federativo aggregante con base in Toscana. Ma non posso dire che D' Alema mi scaricò perché lui non mi prese mai. Sono piuttosto uno dei tanti orfani di Veltroni, che non capì mai l' enorme scontro finanziario in atto in Italia in quegli anni. L' operazione Mps-Bnl era caldeggiata da Fazio e Amato, per consolidare la piazza finanziaria romana. Per quanto mi riguarda, arrivò dal ministero del Tesoro, allora guidato da un ministro Pd, una lettera che impediva la mia nomina alla fondazione».

 

Sta di fatto che il matrimonio non si fece mai, perché?

 

«Nel 2001 fallì perché la Fondazione non voleva scendere sotto il 50% e perché non si trovarono gli assetti bancari di governance. Nel 2006, con molta probabilità furono il premier di allora Prodi e la finanza cattolica a stoppare l' operazione. Il quadro era cambiato totalmente e Bnl era assegnata ad altri».

 

E a Siena che accade?

 

«Dopo aver scongiurato il pericolo Bnl il gruppo dirigente senese si sentì fortissimo, iniziò un raffreddamento con il Pd romano e, con Mussari in testa, giocò la sua partita, che portò all' acquisto di Antonveneta e alla crisi di Mps. Con la benedizione del governo di centrodestra, che sfornò una serie di decreti fiscali ad hoc che ancora nel 2010 aiutarono Mps a chiudere i bilanci in utile».

david rossi mussaridavid rossi mussari

 

Oltre alla Fondazione, Mussari le sfilò anche uno dei suoi più fidati collaboratori, David Rossi…

 

«Era il mio portavoce quando facevo il sindaco. Gli proposi di seguirmi a Parigi, dove ero diventato direttore generale aggiunto di Mps France ma non lo fece. Era un senese doc, non voleva tagliare il cordone ombelicale con la città».

 

Che ricordo ha di lui?

«Molto intelligente, sensibile, preparato, colto. Mussari lo scelse perché aveva disperato bisogno di un intellettuale. Siena è città esigente e David era un grande biglietto da visita. In più, era un profondo conoscitore delle trame e degli equilibri cittadini, nonché portatore di conoscenze maturate al mio fianco negli anni delle mie sindacature».

 

La sua morte, un volo dal suo ufficio in Mps nel marzo 2013, è ancora avvolta nel mistero…

la morte di david rossi mps  8la morte di david rossi mps 8

 

«Sono convinto che nella sua fine c' entri un elemento soggettivo fortissimo. Era rimasto senza protezioni, vedeva l' impero crollare, si sentiva corresponsabile del fallimento».

 

Quindi è convinto del suicidio?

 

«Per nulla, conoscendolo. Amava troppo la vita. I vini, i vestiti, i quadri, era un raffinato. Al di là di quello che sarà il giudizio dei magistrati, che le confesso ormai per me è relativo, il senso comune senese è convinto che si tratti di un omicidio».

 

La città è sempre più in crisi?

 

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria  4protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 4

«Il reddito di Siena è composto tuttora da rendite parassitarie, finanziarie e da settori di evasione fiscale. Sono poche le rendite da lavoro».

 

Ma il disastro Mps non ha messo in ginocchio solo Siena…

 

«Sono in ginocchio parti consistenti dei ceti medi toscani. Anche perché al disastro Mps si è aggiunto quello di Etruria. Il sistema politico toscano è orfano, senza banche di riferimento».

 

Il Pd ne pagherà il prezzo?

 

«Lo sta già pagando, e Renzi se ne è reso conto, tant' è che dopo Etruria ha rivisto alcuni suoi importanti rapporti politici. Arezzo e Grosseto sono già passate al centrodestra. Prima che il partito però, il prezzo lo stanno pagando i cittadini».

BANDIERA PD BRUCIATA A LATERINA AREZZO PROTESTA BANCA ETRURIABANDIERA PD BRUCIATA A LATERINA AREZZO PROTESTA BANCA ETRURIA

 

Che effetto hanno avuto in Toscana gli scandali bancari?

 

«Hanno impoverito i ceti medi, tolto soldi ai risparmiatori, ridotto in difficoltà le aziende. La forza della sinistra è sempre stata la capacità di venire a patti con i ceti medi ma oggi, dopo aver messo loro le mani nelle tasche, il Pd è entrato in rotta di collisione con i suoi elettori».

 

Al premier non si possono però imputare le colpe di questo…

 

«La tutela del risparmio non è il suo forte. Il decreto salva banche ha creato un clima di sfiducia verso gli istituti di credito che rischia di ucciderli. Se poi si aggiunge il bail-in...».

 

Ma Renzi cosa poteva fare?

 

«Avrebbe dovuto aprire una procedura fallimentare su Etruria, così tutti i creditori avrebbero avuto pari diritti. Lui invece ha creato risparmiatori di serie A e di serie B».

 

pier luigi   boschipier luigi boschi

Ritiene che il Pd si spaccherà?

 

«Non dove e finché ha il potere, che è l' unica cosa su cui si regge».

 

Il referendum sulla riforma costituzionale sembra dilaniarlo…

 

«Il referendum è un ulteriore elemento di lotta interna al partito. La critica a Renzi è sulla gestione del potere. Lo incolpano di essere troppo esclusivo, di affidarsi solo al Giglio Magico, il solito, ristretto, gruppo di fidatissimi. Gramsci lo avrebbe accusato di cesarismo».

 

Come ha fatto un centrista come Renzi a espugnare Firenze e la regione rossa?

 

fotomontaggi maria elena boschi e banca etruria  5fotomontaggi maria elena boschi e banca etruria 5

«La presenza di Renzi all' interno dell' organizzazione del partito sul territorio regionale non è forte. In Toscana Renzi non c' è, se non nella gestione del potere. Quanto a Firenze, esausta dall' amministrazione di Domenici e tutto ripiegata sulla gestione dell' esistente, e per questo già definita "la bella addormentata", per Matteo fu facile conquistarla, anche grazie all' appoggio di settori non proprio di sinistra alle primarie del Pd. Renzi non fu un attacco ai poteri storici di Firenze, fu una sostituzione della rappresentanza di questi, e in un certo senso un loro consolidamento».

 

Cosa pensa del tentativo di D' Alema e Bersani di contrastare il potere del segretario-premier?

 

«Solo ora Bersani ha preso una posizione netta sul referendum, come invece ha già da tempo fatto D' Alema. Comunque, al di là dell' esito del referendum, necessitano di un cambio di passo altrimenti finiranno per consunzione anche nel caso vincessero la battaglia politica del No al referendum».

DALEMA - OCCHETTO - BERSANI - LA GIOIOSA MACCHINA DA GUERRADALEMA - OCCHETTO - BERSANI - LA GIOIOSA MACCHINA DA GUERRA

 

Ma come, se vince il No Renzi non è finito?

 

«Il voto è stato caricato di valori eccessivi. Renzi ha sbagliato a personalizzarlo e la sua retromarcia per quanto potente non è riuscita a cancellare le prime impressioni: la gente si recherà al seggio votando pro o contro di lui. Ma che vinca il Sì o il No, cambia poco, il sistema politico sarà capace di riassettarsi in fretta».

 

Cambia molto per Renzi però.

 

«Se perde, sarà costretto a gestire politicamente la sconfitta ma Renzi non finisce domani, potrebbe addirittura rigenerarsi dalla sconfitta, ormai è un uomo istituzionale. In politica si vince e si perde e chi ha obiettivi di cambiamento non si ferma di certo davanti alle sconfitte».

 

Aria di un nuovo Nazareno?

 

BERLUSCONI ENTRA AL NAZARENOBERLUSCONI ENTRA AL NAZARENO

«A Berlusconi Renzi piace da sempre. Quando mi ricandidai a sindaco nel 2006 e con le nostre Liste Civiche prendemmo al primo turno il 33% dei voti, assistemmo a un piccolo Nazareno, forse furono le prove generali. Forza Italia si accordò con il Pd per sostenere Cenni, mio rivale».

 

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