leonardo maria del vecchio

"CI SONO MOMENTI IN CUI PARLARE NON È UNA SCELTA, MA UN DOVERE" - LA LETTERA DI LEONARDINO DEL VECCHIO AL SUO GIORNALE "QUOTIDIANO NAZIONALE" IN CUI ANNUNCIA DI INTERVENIRE ALL'ASSEMBLEA DI DELFIN, CONVOCATA IL PROSSIMO 30 GIUGNO: "ERO DISPOSTO A DIVENTARE IL PRIMO AZIONISTA ASSUMENDOMI UN DEBITO MOLTO RILEVANTE.  POI QUALCOSA SI È COMPLICATO. IL FINANZIAMENTO È FINITO NEL PIENO DEL RISIKO BANCARIO. LA MIA DISPONIBILITÀ A COMPLETARE L'OPERAZIONE RIMANE" - DIVERSI FATTORI FRENANO IL PRESTITO DA 11 MILIARDI DI EURO CHE LEONARDO MARIA DEL VECCHIO HA CHIESTO AL POOL DI BANCHE, GUIDATO DA UNICREDIT INSIEME A CREDIT AGRICOLE, PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA...

INCROCI DEL DESTINO (E DEL LISTINO) – DIVERSI FATTORI FRENANO IL PRESTITO DA 11 MILIARDI DI EURO CHE LEONARDO MARIA DEL VECCHIO HA CHIESTO AL POOL DI BANCHE, GUIDATO DA UNICREDIT INSIEME A CREDIT AGRICOLE, PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – CI SONO LE GARANZIE OFFERTE DEL RAM-POLLO, OVVERO LA SUA QUOTA DELLA HOLDING DI FAMIGLIA. MA NELL’OPERAZIONE HA FATTO IRRUZIONE ANCHE LA VARIABILE IL RISIKO BANCARIO: ORCEL VUOLE IL 10% DI GENERALI NELLE MANI DI DELFIN, MA LA PROPOSTA DI UNO SCAMBIO DI AZIONI (IL 10% DEL LEONE PER IL 5% DI UNICREDIT) È STATO RIFIUTATO DA DELFIN – SE ENTRO UNA SETTIMANA NON OTTERRÀ IL MALLOPPO DESIDERATO, IL QUARTOGENITO DEL FONDATORE DI LUXOTTICA SI RIVOLGERÀ AI FONDI AMERICANI APOLLO E ARES, MA GLI COSTERÀ CARO…

https://www.dagospia.com/business/l-incrocio-interessi-leonardo-maria-vecchio-andrea-orcel-maxi-prestito-477946

 

 

Lettera di Leonardo Maria Del Vecchio a "Quotidiano Nazionale"

 

leonardo maria del vecchio

Ci sono momenti in cui parlare non è una scelta, ma un dovere. E oggi sento la responsabilità di farlo. In questi mesi si è scritto molto di successione, quote, equilibri. Analisi e ricostruzioni che però non riescono a trasferire ciò che per me conta davvero. Il centro di tutto, per me, è sempre stato il rispetto della parola data, e su quella ho costruito questa operazione. Ero disposto a diventare il primo azionista di Delfin con un ruolo chiaro, assumendomi un debito molto rilevante, per dare alla holding ciò che le mancava da quattro anni: una governance stabile, una direzione, un punto di riferimento.

 

Quella parola sembrava essere stata raccolta. Pensavo che stessimo andando nella stessa direzione: il 27 aprile sei soci su otto avevano approvato il trasferimento delle quote, sette la nuova politica dei dividendi. Il giorno dopo, davanti all'assemblea di EssilorLuxottica, Francesco Milleri disse: “Semplificare è sempre una cosa buona” — richiamando l'insegnamento di mio padre. Era esattamente ciò che speravo di sentire. Poi qualcosa si è complicato.

 

FRANCESCO MILLERI

Il finanziamento è finito nel pieno del risiko bancario italiano, in un momento in cui gli stessi soggetti potevano trovarsi, a seconda del tavolo, finanziatori, partecipate, controparti, potenziali acquirenti. Non sono mai esistiti, né sarebbero mai potuti esistere, elementi che sollevassero il benché minimo rapporto improprio tra il finanziamento LMDV e le partite del risiko. Ma sono subentrate, come era naturale in un'operazione di questa dimensione, questioni di sostenibilità e allocazione del rischio.

leonardo maria del vecchio con kornelia ski foto di chi 4

 

Le banche hanno iniziato a chiedere, legittimamente, maggiore certezza sui dividendi, sulla stabilità del capitale, sul futuro di Delfin. Lo capivo e lo accettavo. Ma è qui che la questione ha smesso di essere finanziaria ed è diventata un tema di governance. Se le banche sollecitavano un impegno più forte da parte di Delfin, il Board aveva il diritto e il dovere di rivalutarne i rischi. Ciò avrebbe però richiesto una posizione chiara, unitaria, trasparente: quali condizioni erano cambiate, quale rischio era emerso, quale maggioranza fosse realmente necessaria. Non è andata così. Il consiglio non si è allineato.

 

leonardo maria del vecchio a otto e mezzo

Alcuni componenti erano disponibili a procedere, altri no. Un parere legale è stato predisposto su presupposti contestati anche all'interno del Board stesso. Informazioni rilevanti sono arrivate ad alcuni soci prima che ad altri. Nessuno ha assunto fino in fondo la paternità di una decisione. Dopo ogni step, l'asticella si alzava. Ad ogni passaggio, la responsabilità scivolava sempre altrove.

 

Se il timore era che io concentrassi troppo potere, la soluzione era a portata di mano: Delfin avrebbe potuto comprare direttamente le quote di Luca e Paola. Detenerle, ridistribuirle, inserirle in un progetto più ampio. Sarebbe stata la risposta più coerente alla tesi secondo cui il problema non erano le quote in uscita, ma il soggetto che le avrebbe acquistate.

 

ANDREA ORCEL

C'è chi ha invocato la litigiosità familiare come spiegazione per lo stallo. Ma quella spiegazione non regge. Luca, Paola ed io avevamo trovato la strada verso un accordo. Tra molti di noi sembrava finalmente arrivato il momento di chiudere una stagione lunga e dolorosa. Non era solo un'operazione finanziaria. Era la possibilità che ci ritrovassimo, finalmente, dalla stessa parte. Qualcosa che mio padre avrebbe voluto vedere. E invece lo stallo è arrivato da altrove.

 

Per anni ho sostenuto il Board e la continuità della holding. L'ho fatto nella convinzione che rappresentassero lo strumento scelto da mio padre per custodire il patrimonio e l'unità del gruppo.

 

leonardo maria del vecchio a otto e mezzo

Ora però questa sequenza di eventi mi impone di chiedere chiarezza. Alla prossima assemblea di Delfin, il 30 giugno, non mi presenterò per dichiarare una rinuncia, né per raccontare un ripensamento. La mia disponibilità a completare l'operazione rimane, purché vengano ripristinate chiarezza, coerenza e sostenibilità finanziaria. Il 30 giugno vorrò capire perché le cautele del Board siano emerse soltanto dopo il voto favorevole e dopo dichiarazioni pubbliche che descrivevano il riassetto come un elemento di stabilità. Vorrò capire perché, nel momento in cui si poteva finalmente voltare pagina, qualcuno abbia scelto di alzare un muro.

 

Il 30 giugno non riguarderà i dividendi, il bilancio o il closing con Luca e Paola. Non riguarderà un'operazione votata, sostenuta pubblicamente, negoziata con le banche, e poi progressivamente svuotata. Il 30 giugno si affronterà qualcosa di più profondo: la natura stessa e il futuro di Delfin.

L IMPERO DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIOLUCA DEL VECCHIO

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