MONTE DEI PACCHI DI SIENA – LA BANCA SENESE SBORSÒ 17 MILIARDI A BOTIN PER IL “PACCO” ANTONVENETA, MA DRAGHI AVEVA AUTORIZZATO UN COSTO DI 9 MILIARDI – PERCHÉ BANKITALIA NON BLOCCÒ L’OPERAZIONE, VISTO CHE AVEVA BOCCIATO ANTONVENETA?

Francesco Bonazzi per Dagospia

 

Il Monte dei Paschi di Siena pagò Antonveneta, causa delle sue sciagure, 17 miliardi di euro al Banco di Santander. Ma nell’autorizzazione all’operazione rilasciata dalla Banca d’Italia si parlava di un costo del’operazione pari a 9 miliardi più la mediazione. Non solo, ma l’istituto di via Nazionale, all’epoca guidato da Mario Draghi, sapeva perfettamente che Antonveneta era una fregatura perché pochi mesi prima l’aveva sottoposta a un’ispezione i cui esiti erano stati negativi.

RELAZIONE BANKITALIA SU ANTONVENETARELAZIONE BANKITALIA SU ANTONVENETA

 

I documenti che provano queste tesi sono stati depositati alla Procura di Roma da un avvocato senese, Paolo Emilio Falaschi, appoggiato dall’Adusbef di Elio Lannutti. Nell’esposto si ipotizza che l’autorizzazione di Bankitalia all’operazione suicida costituisca un falso in atto pubblico (i fatti sono del 2008, il reato si estingue in 10 anni). Il pm Giancarlo Cirielli ha aperto un fascicolo d’indagine.

 

Nella primavera del 2008 Il Monte dei Paschi, guidato da Giuseppe Mussari, compra per 17 miliardi Antonveneta, che gli spagnoli avevano pagato appena tre mesi prima 6 miliardi. Lo fanno senza alcuna due diligence e accollandosi un prestito da 7,5 miliardi che Santander aveva accordato ad Antonveneta per puntellarne i conti.

 

La domanda è: sapeva Bankitalia di questo finanziamento da 7,5 miliardi? Secondo il legale senese lo sapeva perfettamente perché aveva appena ispezionato la banca.

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Alla Procura di Roma è stata fornita la distinta dei pagamenti effettuati da Mps. Si tratta di 8 bonifici a favore di Abn Amro, Banco Santander e Abbey National Treasury Service tra il 30 maggio 2008 e il 30 aprile 2009 per un totale di 17.007.760.687,52 euro. Ma se si va a prendere l’autorizzazione all’operazione firmata da Mario Draghi il 17 marzo 2008 si legge che “il costo dell’acquisizione sarà di 9 miliardi di euro”. Si badi, “costo”, non “prezzo”. E invece il “costo” ammonterà a quei 17 miliardi.

AUTORIZZAZIONE DRAGHI PER ANTONVENETAAUTORIZZAZIONE DRAGHI PER ANTONVENETA

 

Ancora più stupefacente la lettura della relazione ispettiva del 9 marzo 2007 firmata dalla Banca d’Italia su Antonveneta. Vi si contestano “un’insufficiente capacità di governo delle principali variabili gestionali e il progressivo deterioramento del clima aziendale”, oltre a “rapporti con la clientela connotati dall’applicazione di prassi tariffarie particolarmente penalizzanti, con conseguente erosione delle quote di mercato”.

 

LOGO ANTONVENETALOGO ANTONVENETA

Nel complesso, gli ispettori di Via Nazionale esprimono “giudizio prevalentemente sfavorevole” e parlano di “incompleta attività di risanamento condotta”, di “rilevanti criticità nei profili tecnici” e di “involuzione del posizionamento competitivo”. E sul fronte del credito, venivano rilevate sofferenze al 12% degli impieghi e “partite anomale” al 15,8%”.

MARIO MONTI GIUSEPPE MUSSARI FOTO INFOPHOTO MARIO MONTI GIUSEPPE MUSSARI FOTO INFOPHOTO

Il sospetto, dunque, è che Bankitalia sapesse perfettamente che Antonveneta era in pessime condizioni e, tuttavia, abbia autorizzato un’acquisizione che poi si rivelerà disastrosa per Siena.

 

L’opinione di tutta la faccenda che si è fatto l’avvocato Falaschi, che ha studiato una montagna di carte, è che Abn Amro si sia resa conto della fregatura che aveva preso con la “bianca” Antonveneta e che lo abbia fatto presente alle autorità di vigilanza, lamentandosi. A quel punto sarebbe stata trovata la soluzione, sempre nell’ambito della finanza cattolica, del Santander, che però è stato un mero parcheggio e si è fatto pagare 3 miliardi di plusvalenza per il “servizio”. E alla fine la fregatura è stata data ai senesi.

 

 

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