UN ALTRO PEZZO DI MEDIOBANCA FINISCE NELL’INCHIESTA NAGEL-LIGRESTI - VINCENT BOLLORÉ, CAPOFILA DEI SOCI ESTERI NEL PATTO DI SINDACATO DI PIAZZETTA CUCCIA SAREBBE COINVOLTO NELLE MANIPOLAZIONI DI MERCATO DEL TITOLO PREMAFIN TRA LA FINE DEL 2010 E IL 2011 - IL PAPELLO D’ORO RECA SUL FRONTESPIZIO ANCHE I NOMI DI PAGLIARO, CIMBRI E GHIZZONI, CHE PROBABILMENTE SARANNO INTERROGATI A SETTEMBRE…

Angelo Mincuzzi-Antonella Olivieri per Sole 24 Ore

Un altro pezzo di Mediobanca finisce nell'indagine del sostituto procuratore Luigi Orsi sul gruppo Ligresti. Vincent Bolloré, capofila dei soci esteri nel patto di sindacato di piazzetta Cuccia sarebbe coinvolto nelle manipolazioni di mercato del titolo Premafin.

Ieri tre funzionari della Consob hanno consegnato a Orsi nuova documentazione sull'andamento del titolo della ex-holding dei Ligresti da cui risulterebbe il coinvolgimento di Bolloré nell'anomalo andamento delle azioni tra la fine del 2010 e il 2011. La nuova segnalazione presentata dall'Authority presieduta da Giuseppe Vegas è un'integrazione dell'esposto che nel luglio 2011 ha dato origine all'inchiesta che vede Salvatore Ligresti e Giancarlo De Filippo, gestore dei trust delle Bahamas, The Heritage e The Ever Green, indagati con le ipotesi di reato di aggiotaggio e di manipolazioni del mercato.

L'esposto che fu allora consegnato a Orsi riguardava il periodo tra il 2 novembre 2009 e il 16 settembre 2010, ma l'indagine della Consob si è spinta in questi mesi oltre quelle date, fino a comprendere anche il 2011. Nell'ottobre 2010 la famiglia Ligresti e la compagnia assicurativa francese Groupama raggiunsero un accordo per l'ingresso di quest'ultima con il 17% in Premafin. In precedenza Bolloré aveva sottoscritto una quota del 5% della holding dei Ligresti.

Il coinvolgimento del finanziere bretone arriva il giorno dopo l'interrogatorio dell'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, iscritto nel registro degli indagati per ostacolo alle autorità di vigilanza in relazione al presunto accordo sulla buonuscita milionaria dei Ligresti.

Incalzato dalle domande di Orsi, Nagel ha raccontato di aver firmato il documento a condizione che la famiglia Ligresti tenesse un comportamento "rettilineo" nell'operazione con Unipol. E ha ricostruito le tappe della vicenda partendo da una cena, il 27 dicembre dello scorso anno, con Ligresti e l'ad di Unipol, Carlo Cimbri. Ha poi parlato della lettera d'intenti del 12 gennaio, in base alla quale i Ligresti avrebbero venduto a Unipol il 50% di Premafin incassando 45 milioni dopo aver rimborsato 30 milioni alle banche.

Ma il 27 gennaio la Consob pose il veto su qualsiasi buonuscita per i Ligresti e il giorno dopo, nel corso di un incontro tra Nagel, Renato Pagliaro (presidente di Mediobanca), Cimbri, Federico Ghizzoni (ad di Unicredit) e l'advisor dei Ligresti, Gerardo Braggiotti, si prese atto del veto e si stabilì che si sarebbe dovuto trovare un modo per remunerare i Ligresti in cambio dello loro uscita da Premafin. Si ragionava ai tempi sul diritto di recesso.

Il racconto di Nagel è poi arrivato al 17 maggio, il giorno della firma dell'accordo, il cui testo reca sul frontespizio anche i nomi di Pagliaro, Cimbri e Ghizzoni, che probabilmente saranno interrogati a settembre. Il 22 maggio però la Consob aveva negato alla famiglia la possibilità di monetizzare la loro uscita attraverso il diritto di recesso. Il patto occulto sarebbe così rimasto lettera morta.

La procura ha dunque un documento: il foglietto vergato a mano da Jonella Ligresti e custodito nella cassaforte di Cristina Rossello, segretario del patto di maggioranza di Mediobanca. E ha le firme di Nagel e di Ligresti. Il numero uno di piazzetta Cuccia ha ribadito che la sua era soltanto una presa d'atto delle richieste dei Ligresti, simili a quelle presentate a metà gennaio, e cioé 15 milioni di euro per ogni 10% di Premafin posseduto dalle holding lussemburghesi Limbo, Hike e Canoe.

Il finanziere siciliano si sentiva tradito, aveva perfino minacciato il suicidio. Insomma, cercava un modo per riaprire la partita e spuntare quelle clausole che a fine gennaio erano state bloccate. Ma secondo la procura quel documento sarebbe la formalizzazione del gentlemen agreement raggiunto il 28 gennaio e, dunque, sarebbe un patto nascosto alla Consob.

A inizio settembre potrebbe essere convocato un cda straordinario di Mediobanca per un'informativa sulla questione giudiziaria. Il titolo intanto ha ceduto in Borsa il 9,36% scendendo a 2,55 euro.

 

 

VINCENT BOLLORE Salvatore LigrestiALBERTO NAGEL E SALVATORE LIGRESTIVincent Bollore e Alberto Nagel foto LaPresse RENATO PAGLIARO P MEDIOBANCA IL PRESIDENTE DELLA CONSOB GIUSEPPE VEGASFEDERICO GHIZZONI Cristina-RosselloLAD DI UNIPOL CARLO CIMBRI

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