giorgia meloni maurizio belpietro francesco saverio garofani sergio mattarella

DAGOREPORT - IL “PIANO DEL QUIRINALE PER FERMARE MELONI” NON ESISTE: LO “SCOOP” DELLA “VERITÀ” È STATO CONFEZIONATO CON L’OBIETTIVO DI PRENDERE DI MIRA SERGIO MATTARELLA, COME MASSIMA RAPPRESENTANZA DI QUEL "DEEP STATE" CHE I CAMERATI DI PALAZZO CHIGI HANNO SUL GOZZO – LA STATISTA DELLA SGARBATELLA SOGNA L’EGEMONIA ISTITUZIONALE: BOCCIATO IL PREMIERATO, VUOLE CAMBIARE CON LA FORZA IL SISTEMA MODIFICANDO LA LEGGE ELETTORALE E INSERENDO IL NOME DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SULLA SCHEDA (COSI' DA BYPASSARE DI FATTO I POTERI DI NOMINA DEL PREMIER CHE SPETTANO AL COLLE) - MA NON TUTTO FILA LISCIO: LEGA E FORZA ITALIA SI OPPONGONO PERCHE' NON VOGLIONO ESSERE CANNIBALIZZATI DA FDI E IN CAMPANIA E PUGLIA SI PROSPETTA UNA BATOSTA PER IL CENTRODESTRA - DA QUESTO DERIVA QUEL NERVOSISMO, CON VITTIMISMO PARACULO ANNESSO, CHE HA SPINTO GIORGIA MELONI A CAVALCARE IL “COMPLOTTO DEL COLLE” – E SE FDI, PER BOCCA DI BIGNAMI E MALAN, NON AVESSE RINCULATO, DAL QUIRINALE SAREBBE PARTITO UN SILURO A TESTATA MULTIPLA...

IO BALLO DA SOLA - MEME BY EMILIANO CARLI

DAGOREPORT

Questa volta, Giorgia Meloni ha fatto male i conti. Il “piano del Quirinale per fermarla”, che secondo Belpietro e "la Verità" sarebbe stato ordito dal consigliere quirinalizio Garofani, e squadernato in una cena conviviale di tifosi romanisti, non esiste.

 

Il vero obiettivo dello "scoop" del quotidiano di Belpietro era Sergio Mattarella in quanto massima rappresentanza dell’odiato Deep State (Corte dei Conti, Magistratura, Consulta, Ragioneria, funzionari e capi di gabinetto, ecc.) che vigila sul corretto funzionamento delle istituzioni secondo la Costituzione.

 

Dopo la fine del ventennio di dittatura fascista, è prevalso il paradigma liberal democratico basato sul mandato popolare indiretto, il primato della Carta costituzionale, la divisione dei poteri, i partiti come filtro e canale tra masse e Stato.

 

Tale ruolo di bilanciamento dei poteri, ovvero i meccanismi di checks and balances immaginati dai padri costituenti e messi in atto dal Deep State, ‘sto “cane da guardia” del potere esecutivo, a Giorgia Meloni sta massimamente sul cazzo.

 

IL PIANO DEL QUIRINALE CONTRO GIORGIA MELONI - LA VERITA - 18 NOVEMBRE 2025

In questi tre anni e mezzo, i rapporti del governo Meloni con il potere burocratico, che può mettere in discussione o in crisi Palazzo Chigi, sono sempre stati di aperto attrito e conflitto.

 

Un confronto a distanza reso più aspro da un'asimmetria di competenze. I politici di Fratelli d’Italia, saliti per la prima volta al potere dopo decenni di marginalità politica, sono dilettanti allo sbaraglio nella gestione della "cosa pubblica". Non conoscono o ignorano le "buone pratiche" del potere e la sua grammatica. Non si procede a spallate: ci si confronta. Non si impone la propria linea pretendendo che tutti obbediscano: occorrono mediazione, concertazione, dialogo. Rispetto agli apparati che sono lì da sempre, i Fratelli d'Italia sono dilettanti allo sbaraglio.

 

Così, dietro il fumo dell’egemonia culturale agitato dalla destra al governo, divampa l’incendio della egemonia istituzionale (per quella economica il successo è stato raggiunto affidandosi a Francesco Gaetano Caltagirone che, attraverso la quota di Mps in mano al Mef, ha espugnato il “forziere d’Italia” Mediobanca-Generali...).

 

FRANCESCO SAVERIO GAROFANI

Ma politicamente, chi governa davvero il paese? La “Statista della Sgarbatella” non ha mai avuto dubbi: lei per mandato del popolo sovrano.

 

Non è ancora un mandato diretto, come tanto sognava: sulla riforma costituzionale, il cosiddetto "premierato", è stata costretta a rinculare, sparando strali e piagnistei all’insegna del vittimismo “chiagni e fotti: il Deep State è contro di noi.

 

In attesa del referendum sulla riforma della giustizia (il vero punto non è la separazione delle carriere ma lo sdoppiamento del Csm), in vista delle politiche del 2027, la Ducetta sogna una nuova legge elettorale, da approvare entro la prima metà del 2026.

 

I geni di via della Scrofa hanno capito che, con la legge attuale, il centrodestra rischia di perdere le elezioni, o quanto meno di vincerle stentatamente (con una strategia elettorale unitaria il centrosinistra avrebbe gioco facile a prevalere nei collegi uninominali).

 

maurizio belpietro e giorgia meloni al festival il giorno della verita foto lapresse

Urge quindi procedere al varo di un nuovo sistema che permetterebbe alla Meloni di diventare presidente del Consiglio sull'onda del consenso popolare attraverso l’indicazione del candidato premier direttamente sulla scheda elettorale.

 

Una forzatura del "sistema". La Lady Macbeth del Colle Oppio va a sbattere contro quanto stabilito dall'articolo 92 della Costituzione: il Presidente del Consiglio, come i ministri, è nominato dal Presidente della Repubblica, che solitamente conferisce l'incarico al leader della coalizione che ha vinto le elezioni e ha una maggioranza in Parlamento.

 

Dunque la nomina del premier dipende formalmente dal Quirinale: l’indicazione del candidato premier sulla scheda è un modo per indebolire le prerogative del Capo dello Stato, previste dalla Costituzione.

 

giorgia meloni e sergio mattarella - consiglio supremo della difesa

L'indicazione del premier sulla scheda fa irritare gli alleati di governo Salvini e Tajani che verrebbero cannibalizzati da Fratelli d’Italia (più della Lega è avversa Forza Italia, che vedrebbe cassato il santo nome di Silvio Berlusconi dal simbolo).

 

Senza l'ok di Lega e Forza Italia, pero', Giorgia Meloni non puo' portare a casa il "premierato di fatto". E va ricordato che il voto sulla riforma elettorale è segreto...

 

Al “No!” degli alleati, si aggiunge anche il ripensamento del segretario del Pd, Elly Schlein, che in un primo tempo, in preda alla vanità del potere, si era mostrata favorevole.

 

La gruppettara-gender con una fidanzata e tre passaporti ha cestinato l’idea perché, oggi, una tale mossa spaccherebbe il Nazareno immediatamente e lei sarebbe costretta a tornare a Bologna a sventolare bandiere arcobaleno a piazza Maggiore.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

A tali ostilità, la "Camaleonte di Colle Oppio" ha risposto spingendo a tavoletta il pedale del gas sulle tre Regioni che il 23 e 24 novembre andranno al voto: coltello tra i denti, calzato l’elmetto, non riuscendo a ficcarsi nella testolina bionda che annichilire ancor di più Salvini e Tajani si trasformerebbe in un boomerang, la premier vuole la supremazia totale all’interno della maggioranza, prendendo più voti della Lega in Veneto e di Forza Italia in Campania.

 

Davanti alle "resistenze" del Deep State, alla riottosità di Salvini e Tajani a farsi divorare e alle probabili batoste del centrodestra in Campania e Puglia, gli otoliti di Giorgia Meloni sono on fire. 

 

Uno stato di nervosismo e di vittimismo paraculo che ha spinto Giorgia Meloni a cavalcare il “complotto del Colle”, confezionato dalle manine esperte di Maurizio Belpietro, rinfocolato dalle dichiarazioni stentoree del fedelissimo Galeazzo Bignami e evocato a gran voce da tutti i camerati in servizio permanente ed effettivo. 

 

Una "scemeggiata" che ha trovato la sua ciliegina sulla torta nel disastroso "incontro di chiarimento" tra la premier e Mattarella.

 

SERGIO MATTARELLA - GALEAZZO BIGNAMI - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Il “dispiacere” per la banale uscita di Garofani, espresso dalla Meloni durante il colloquio al Colle, zac!, è svanito una volta messi i piedini fuori dal Quirinale.

 

Ed ecco farsi avanti la protervia della Ducetta che ha vergato un duro comunicato che ha riaperto la cicatrice del “caso-Garofani”, facendola sanguinare ancor più copiosamente.

 

La dichiarazione della sora Giorgia, che ha ribadito seccamente l’”inopportunità” delle parole del consigliere di Mattarella, si è trasformata in uno sgarbo istituzionale: dopo un colloquio con il Capo dello Stato, semmai spetta al padrone di casa, Sergio Mattarella, il compito di emettere un comunicato, non all’ospite.

GIORGIA MELONI MEME

 

L’incazzatura al Colle ha raggiunto un tale livello di guardia che l'incauta Giorgia Meloni è stata costretta a imporre ai suoi due capigruppo parlamentari, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, una dichiarazione riparatoria. I due hanno dettato alle agenzie una nota conciliante: “Il caso Garofani è chiuso”.

 

Diversamente sarebbe partito, come un siluro a testata multipla, un duro comunicato di risposta dal Quirinale e, a quel punto, il conflitto di poteri con Palazzo Chigi sarebbe deflagrato a un punto di non ritorno...

maurizio belpietro giorgia meloni matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti foto lapresseConsiglio supremo di difesa - CERCHIATO IN ROSSO FRANCESCO SAVERIO GAROFANI

Ultimi Dagoreport

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…