PREGHIERE SMARRITE - RITROVATO “YACHTS AND THINGS”, CAPITOLO INEDITO DI “PREGHIERE ESAUDITE”, IL LIBRO MALEDETTO DI TRUMAN CAPOTE CHE LO CONSUMÒ FINO ALLA MORTE - NELLE SEI PAGINE RACCONTA IL VIAGGIO SULLO YACHT DI GIANNI AGNELLI NEL 1965 IN COMPAGNIA DI KAY GRAHAM, EDITRICE DEL “WASHINGTON POST”, IN CUI FUMARONO HASHISH - CAPOTE VOLEVA SVELARE L’ALTA SOCIETÀ NEWYORCHESE, CHE PER QUESTO LO EMARGINO’ COME UN LEBBROSO...

Alessandro Gnocchi per "il Giornale"

Sei pagine preziose, intitolate Yachts and Things e sbucate di recente da uno scatolone, contengono un frammento di un capitolo fin qui sconosciuto di Preghiere esaudite, il romanzo incompiuto di Truman Capote.

Un'opera tanto leggendaria quanto inquietante per le catastrofiche conseguenze che ebbe sulla vita dell'autore di A sangue freddo. Nell'ottimo Meridiano Mondadori dedicato a Capote, viene ricostruita la storia di questo libro, concepito addirittura nel 1958. I primi quattro capitoli, gli unici noti, uscirono molto più tardi, tra il 1975 e il 1976, sulla rivista Esquire.

In mezzo c'è l'angoscia crescente dello scrittore, timoroso di non essere all'altezza del progetto: ritrarre l'alta società newyorchese attraverso un mosaico di voci e testimonianze «in presa diretta». Nei suoi disegni, Preghiere esaudite sarà la nuova Recherche proustiana. Attraverso il cinismo e la frivolezza del jet set, a cui Capote stesso appartiene a pieno titolo, dovrà trasparire la disperazione di sentirsi intrappolati in una recita mentre il tempo passa inesorabile.

Se in pubblico Capote ostenta sicurezza al punto di sbandierare titolo e contenuto dell'opera, in privato fatica ad avvicinarsi al dattiloscritto. Scrive Gerald Clarke, magnifico biografo di Capote, che lo scrittore ha la sensazione di essersi imbarcato in un'impresa senza ritorno. Così sarà.

Di fronte alle prime puntate, gli (ex) amici di Truman impallidiscono: in quelle pagine ci sono i loro vizi e adulteri, le loro bevute e manie. Inoltre Esquire va letteralmente a ruba, tutta la nazione ride della upper class di Manhattan. La vendetta viene consumata calda. Capote diventa un appestato e viene espulso dai salotti che un tempo si beavano delle sue maldicenze. Per lo scrittore, innamorato di quel mondo, è una batosta che ne accelera la caduta nel girone infernale dell'alcolismo e della droga. Capote perde la testa: annuncia che il romanzo avrà otto capitoli per un totale di ottocento pagine, anzi trecento, anzi seicento, anzi duecento.

Vaneggia di party esclusivi da tenersi in campi da tennis decorati come i palazzi delle Mille e una notte a cui non inviterà chi ha osato voltargli la schiena. Deraglia in serate rovinose allo Studio 54, mitica discoteca sulla Cinquantaquattresima strada. Appare in tivù strafatto al punto che il conduttore gli chiede che cosa accadrà se non supererà il problema della droga e dell'alcol. Risposta: «Ovvio. Alla fine mi suiciderò». Invece non farà in tempo. Dopo una serie di ricoveri dovuti ad abusi di droga, pillole e alcol, ma ufficialmente attribuiti a crisi epilettiche, si sente male a casa di Joanne Carson, a Los Angeles.

Lei vuole portarlo in ospedale. Lui si oppone: «Sono stanco, cara. Se mi vuoi bene non fare niente. Lasciami andare». Poi le parla per alcune ore. Anche di Preghiere esaudite, il suo capolavoro, il libro che contiene tutti i personaggi di cui abbia mai voluto scrivere. Infine si accascia. «Mamma, mamma. Sono io, sono Buddy». Sono le sue ultime parole prima di morire, Buddy è il soprannome con cui veniva chiamato da bambino. È l'agosto del 1984.

I capitoli mancanti di Preghiere esaudite sono ovviamente il Sacro Graal degli amanti di Capote. Yachts and Things era conservato nell'archivio della New York Public Library, nessuno lo aveva notato al momento della catalogazione. Il frammento sarà il piatto forte del prossimo numero di Vanity Fair (edizione americana), in uscita domani.

Nelle sei pagine, Capote racconta un viaggio a bordo di uno yacht in compagnia di Mrs Williams, già identificata dalla stampa Usa in Katharine Graham, editrice del Washington Post. Inizialmente Mrs Williams visita le coste della Grecia, mentre il narratore resta in barca a leggere e a cullarsi nei ricordi. Poi, insieme, invitano sullo yacht i passeggeri di una barca battente bandiera turca. Finisce con una fumata di hashish.

I riscontri sull'autenticità del dattiloscritto e della vicenda non mancano. Gerald Clarke non ha avuto dubbi, anche se «queste sei pagine sono solo parte di un capitolo molto più ampio, ancora da trovare». Nella autobiografia della Graham c'è un passaggio dedicato a un viaggio in Grecia con Truman Capote. Il proprietario dello yacht dovrebbe essere Gianni Agnelli, nel racconto mai nominato (si parla di un imprenditore che all'ultimo ha dovuto rinunciare a essere presente).

In una lettera del 22 luglio 1965, spedita a Jack Dunphy da Spetsopoula, in Grecia, si legge: «Il padre di Marella è morto all'improvviso ed è tornata in Italia. Così ho navigato insieme alla sola Kay Graham. Immagina: una nave tutta per noi! Comunque gli Agnelli, con altri ospiti, raggiungeranno l'imbarcazione il 26, a Rodi». Yachts and Things è dunque ambientato nel 1965, con Truman Capote all'apice del successo.

 

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