maria elena boschi etruria banca

PRONTO IL SALVAGENTE PER BABBO BOSCHI - PER IL TRIBUNALE DI AREZZO IL FALLIMENTO DI BANCA ETRURIA ERA INEVITABILE ED È MATURATO FRA DICEMBRE 2014 E SETTEMBRE 2015 - MA IL VECCHIO CDA, IN CUI C’ERA ANCHE BOSCHI PADRE, È STATO IN CARICA SOLO DUE MESI SU 10: COSÌ IL PAPÀ DEL MINISTRO PUÒ EVITARE L’ACCUSA DI BANCAROTTA

Fosca Bincher per “Libero quotidiano”

 

il servizio di francesca biagiotti a ballaro su pier luigi boschi  7il servizio di francesca biagiotti a ballaro su pier luigi boschi 7il servizio di francesca biagiotti a ballaro su pier luigi boschi  6il servizio di francesca biagiotti a ballaro su pier luigi boschi 6

Rischia di essere una ciambella di salvataggio per Pier Luigi Boschi e gli ex amministratori di Banca Etruria la dichiarazione di insolvenza stabilita dal tribunale di Arezzo con la sentenza n. 12 del 2016. Il tribunale, accogliendo l'istanza presentata il 28 dicembre dal commissario liquidatore della banca, Giuseppe Santoni, ha infatti individuato l' arco temporale in cui sarebbe stata maturata l'insolvenza, ed è quello compreso fra dicembre 2014 e settembre 2015, con la definizione dell' insolvenza vera e propria per altro solo dopo il decreto di risoluzione varato dal governo il 22 novembre scorso.

 

In quella forchetta di tempo però solo due mesi e 11 giorni hanno visto protagonista il vecchio cda guidato da Lorenzo Rosi e di cui era vicepresidente papà Boschi. Mentre per 7 mesi e 18 giorni la guida dell' istituto aretino era stata affidata ai commissari Bankitalia. Quindi anche se il tribunale ha respinto le tesi difensive di Rosi, che puntava ad impugnare davanti alla Corte Costituzionale lo stesso decreto di risoluzione, nei fatti fotografa la fine della banca in un film progressivo che coinvolge solo parzialmente - e in modo minore - i vecchi amministratori.

 

il servizio di francesca biagiotti a ballaro su pier luigi boschi  5il servizio di francesca biagiotti a ballaro su pier luigi boschi 5

Mentre non vengono ricompresi fra gli avvenimenti che avrebbero contribuito all' insolvenza né i mesi precedenti della gestione Rosi, né soprattutto gli anni precedenti in cui la guida di Banca Etruria era affidata al presidente Giuseppe Fornasari e in cui papà Boschi aveva ricoperto un ruolo perfino più delicato, come componente del comitato esecutivo con il massimo delle presenze alle riunioni.

 

Eppure le ispezioni della Banca d' Italia e le relazioni commissariali avevano focalizzato gran parte delle distorsioni e delle presunte irregolarità proprio in quel periodo e nella responsabilità di quel comitato esecutivo, davanti a cui sono passate le decisioni più rilevanti (come il discutibile merito di credito di alcuni clienti). Ora il tribunale spiega che è invece in quei 10 mesi fra 2014 e 2015 che il patrimonio netto si riduce di due terzi, per poi diventare negativo in conseguenza dei decreti di risoluzione.

maria elena e pier francesco boschimaria elena e pier francesco boschi

 

Scrivono i giudici che «dal resoconto intermedio di gestione redatto al 30 settembre 2015 dai commissari straordinari emerge una sensibile riduzione del patrimonio netto che passa nell' arco di nove mesi da 65 milioni e 976 mila euro a 22 milioni e 538 mila euro con conseguente perdita del 65,8%».

 

Che significa? Che con l' insolvenza come era obbligatorio la procura di Arezzo ha subito aperto un fascicolo di reato sulla bancarotta fraudolenta, e che probabilmente nel fascicolo di indagine verranno iscritti tutti i vecchi amministratori, papà Boschi compreso. Ma quel film in movimento che fissa quasi 8 mesi di fotogrammi della gestione commissariale sui 10 ritenuti decisivi, attenua di molto la possibilità di bancarotta fraudolenta, aprendo la via a un fallimento ordinario.

 

lorenzo rosi pier luigi boschilorenzo rosi pier luigi boschi

Esclusa anche per logica la possibilità che i commissari Bankitalia abbiano avuto condotte fraudolente (non ne avevano il motivo), la banca sarebbe andata naturalmente al suo fallimento sia per una cattiva gestione precedente che per l' impossibilità di fermarne la caduta anche a motivo dello stesso commissariamento.

 

Già dall' 11 febbraio 2015 infatti la banca avrebbe perso la migliore clientela, aumentando la mole delle sofferenze perché in molti non si stavano precipitando ad onorare le rate di rimborso dovute. Il deterioramento del patrimonio e la perdita della liquidità di Banca Etruria sarebbero state per altro progressive, con l' impennata finale dovuta al decreto Renzi, che ha scaricato i costi sugli obbligazionisti subordinati.

Pier Luigi Boschi e i vestiti della figlia Maria Elena Pier Luigi Boschi e i vestiti della figlia Maria Elena

 

A conferma, alcuni documenti e fatti. Primo: quando i commissari prendono in mano le redini dell' istituto, lo amministrano nella ipotesi della continuità aziendale e non della sua liquidazione. Tanto è che depositano loro in camera di commercio una situazione dei conti al 27 marzo 2015 che contiene per la prima volta una sorta di sintesi del bilancio al 31 dicembre 2014, che era stato esaminato ma non ancora approvato dal vecchio consiglio di amministrazione.

 

E anche in quel documento la situazione appare deteriorata, quasi esclusivamente per le svalutazioni dei crediti imposte dalla Banca d' Italia e approvate con effetto retroattivo con la pistola puntata alla tempia da Rosi, Boschi & C l' 11 febbraio 2015, poche ore prima che i commissari si insediassero. Operazione che aveva appesantito i conti 2014, ma che non sembrava affatto compromettere la continuità aziendale. Tanto è che in quel documento i commissari scrivevano: «Per effetto delle scelte di maggiore rigore così operate, la Banca ha sensibilmente incrementato i presidi a fronte del rischio insito nelle esposizioni non performing, con livelli di copertura per tutti i portafogli molto elevati».

IL PATRIMONIO DI PIER LUIGI BOSCHI BY FRANCO BECHIS E LIBEROIL PATRIMONIO DI PIER LUIGI BOSCHI BY FRANCO BECHIS E LIBERO

 

Il secondo elemento che esclude l' idea di un fallimento in corso è stato il regolare pagamento delle cedole semestrali di giugno delle obbligazioni subordinate che poi sarebbero state azzerate. Oltre alla liquidazione con circa 500 mila euro del nuovo direttore generale che era stato assunto solo pochi mesi prima. Tutti elementi che probabilmente diventeranno il migliore salvacondotto per papà Boschi.

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