coronavirus supply shock recessione crisi economia mercati

FATEVENE UNA RAGIONE: QUESTA CRISI ECONOMICA SARÀ DIVERSA DA TUTTE LE ALTRE – NON BASTERÀ BUTTARE SOLDI DALL’ELICOTTERO, PERCHÉ NON FINIRANNO IN CIRCOLO MA RESTIRANNO CONFINATI NEI CONTI CORRENTI. E POI PIÙ SOLDI PER FARE COSA, SE NON SI POTRÀ CIRCOLARE, NÉ LAVORARE, NÉ SPENDERE E SOPRATTUTTO SE NON SARANNO DISPONIBILI MERCI E SERVIZI? – SULLO SFONDO RESTA LA BOLLA DEL DEBITO. AUGURI!

 

Fabio Pavesi per www.affaritaliani.it

 

coronavirus mercati 3

Ora forse dovrebbe essere più chiaro. Questa crisi sarà con ogni probabilità più grave di tutte quelle vissute fino ad ora. Crisi Lehman compresa. Più grave perché è diversa la sua natura. Non è uno choc da aggressione fondamentalista all’Occidente (leggi 11 settembre) e neppure da contagio finanziario come la crisi da finanza drogata dai subprime del 2008-2009.

 

Questa è una crisi da paralisi economica globale, da interruzione (non si sa per quanto tempo) degli organi vitali del corpus economicus. E non si risolve inondando di liquidità il sistema o allentando ancora di più la leva dei tassi. Non è uno choc di domanda, ma sarà uno choc sul lato dell’offerta con ripercussioni a catena su tutte le filiere produttive mondiali che si amplificheranno l’una con l’altra.

DONALD TRUMP JEROME POWELL

 

PIU CHE LE BORSE PREOCCUPA L’ECONOMIA REALE

Più che guardare e sorprendersi dei crolli delle Borse occorrerebbe guardare ai sottostanti. All’economia reale che è il vero vulnus di una crisi sanitaria mai conosciuta finora nella sue dimensioni planetarie. Dovrebbero  bastare  a capire l’entità della crisi i dati dell’economia cinese sfornati ieri: in soli due mesi di epidemia la produzione industriale è crollata del 13,5%; giù le vendite al dettaglio del 20%; e ancora più frenati (come ovvio a questo punto) gli investimenti a picco di un 24%. Quel copione si replicherà in giro per il mondo. Con le economie al collasso ovunque.

 

trump xi jinping

Forse è qui la spiegazione al fatto che nonostante le drastiche misure intraprese dalla Fed domenica sera di portare in un colpo solo i tassi a zero e di reimpegnarsi in politiche di riacquisto simili al post-Lehman, il mercato azionario abbia reagito approfondendo i ribassi, anziché attenuarli. Il mercato sa bene che di fronte a un infarto protratto dell’economia globale, le banche centrali hanno poco spazio di manovra avendo tra l’altro speso molte delle cartucce nell’ultimo decennio di politica monetaria mai così espansiva.

 

LA LIQUIDITA’ DA SOLA NON BASTA

 

coronavirus gli effetti sul mercato delle auto

Se anche butti i soldi dall’alto con l’elicottero, questi non finiranno in circolo ma resteranno confinati nei conti correnti e nei depositi delle banche. Nessuna trasmissione reale di liquidità all’economia produttiva. E poi più soldi spendibili per fare cosa, se non si potrà circolare, né lavorare, nè spendere. E soprattutto se non saranno disponibili merci e servizi. Gli analisti delle banche d’affari di tutto il mondo stanno affinando le previsioni. Che il mondo andrà in recessione nel 2020 è ormai scontato, ancora nessuno può prevedere quanto sarà intensa e prolungata. Però i segnali dai vari business sono eloquenti: in prima linea i vettori, il turismo; poi a seguire l’auto; il lusso; l’energia impattata dal crollo del greggio e infine le banche che vedranno cadere ricavi, utili e incrementarsi le sofferenze.

 

FATTURATI A PICCO OVUNQUE

coronavirus, a fiumicino sono rimasti solo gli aerei alitalia

 

coronavirus mercati 2

Una ricerca recente del Cerved prevede due scenari: nel migliore dei casi se l’epidemia in Italia finisse a maggio la perdita di fatturato del sistema industriale italiano si collocherebbe a circa 275 miliardi di euro; nello scenario più drammatico, con economia da guerra che dura tutto il 2020, allora il crollo sarebbe di oltre 600 miliardi nel biennio 2020-2021. Uno choc pari a quasi un terzo del giro d’affari del sistema produttivo Italia. Quasi nessuna società è stata in grado di formulare previsioni sul 2020.

 

christine lagarde jens weidmann

Tra le italiane l’ha fatto Ferragamo che ha detto che se la situazione attuale durasse invariata fino a fine marzo si prevede una perdita di ricavi nel primo trimestre del 2020 del 25/30% su base annua.

coronavirus, il video messaggio di ursula all'italia 1

 

Uno sguardo globale sui listini hanno provato a darlo gli analisti di Ubs che parlano non a caso del mercato “Orso” più veloce della Storia, riferendosi al repentino e veloce calo delle borse. Gli analisti di Ubs osservano che dal 1945 il calo più pronunciato dai massimi è stato del 34,5%. Applicandolo ora, l’S&P500 dovrebbe trovare i suoi minimi intorno a 2.200 punti (ieri ha chiuso a 2.386).

 

Altra simulazione prevede che a fronte di un calo degli utili del 10% e con un price/earnings di 16 il valore d’equilibrio dell’S&P500 sarebbe di 2.375 punti. Ma se la Corporate America vedesse crollare quest’anno i profitti, come molti già prefigurano, del 30% allora l’S&P500 potrebbe continuare a scendere fino a 1.800 punti.

 

donald trump xi jinping

IL CRASH DELLE COMPAGNIE AEREE

 

coronavirus, a fiumicino sono rimasti solo gli aerei alitalia 1

L’allarme lanciato dalle compagnie aeree da British a Lufthansa a EasyJet sul blocco dei voli che rischia di protrarsi a lungo impatterà sugli utili e quindi sui prezzi in Borsa. Basti vedere quanto hanno già perso i vettori sui listini.  La Iag, la holding che controlla British, ha perso dal 19 febbraio oltre il 60% del valore. Lufthansa ha quasi dimezzato le quotazioni; Easyjet ha lasciato sul campo il 60%.

 

L’AUTO ALTRA GRANDE SCONFITTA

coronavirus e mercati

 

Altro grande settore fortemente impattato è quello dell’auto: da Fca a Peugeot a Renault quasi tutti hanno annunciato chiusure di impianti in Europa. In Borsa il risultato è che Fca ha perso in meno di un mese il 40% del suo valore. Renault più del 50%; Volkswagen -40% e così via. E pure il lusso in teoria più resistente ha sofferto: la caduta media dei titoli europei della moda è stata del 30% da metà febbraio scorso.

 

NON SI SALVANO NEPPURE I TITOLI DIFENSIVI

 

CHRISTINE LAGARDE

E neppure i titoli più difensivi come farmaceutici e utilities hanno mostrato tenuta al divampare del virus. Tanto per dare un’idea un titolo come l’italiana Terna che ha aumentato la politica dei dividendi, opera in monopolio con tariffe regolamentate e ha un margine lordo sui ricavi del 70% ha pagato comunque dazio sul listino scendendo da 6,7 euro del 20 febbraio a 4,8 di ieri. Come si vede nessuno si salva in Borsa.

christine lagarde

 

Ma il mercato non è che lo specchio amplificato dell’economia sottostante. E i segnali che manda sono che il sell off generalizzato implica prospettive molto cupe sull’andamento delle economie nei prossimi mesi.  Riassume così il quadro mai così fosco, Altaf Kassam, responsabile investimenti e ricerca per l’area Emea di State Street Global advisors: “La situazione attuale è aggravata anche dal fatto, finora, che la diffusione del virus ha innescato shock simultanei senza precedenti per domanda, offerta e condizioni finanziarie. Più il virus si diffonde, maggiore è il numero di “improvvisi stop” economici in tutto il mondo, e, di conseguenza, il mercato avrà bisogno di più tempo per riprendersi. Inizialmente speravamo che la ripresa avesse una traiettoria a "V", poi a "U" e, potenzialmente, anche a "L".

 

mercato del pesce di wuhanJEROME POWELL

Le condizioni potrebbero restare invariate o addirittura peggiorare per più tempo di quanto stimato inizialmente. Uno stop simultaneo degli approvvigionamenti e la riduzione della crescita si tradurranno necessariamente in minori guadagni e maggiori difficoltà sul fronte del debito. L'implicazione di questi sviluppi è rappresentata dal fatto che, nonostante il calo dei rendimenti obbligazionari, visto che le condizioni finanziarie diventano sempre più restrittive per le aziende, ci sarà un maggiore rischio di default sui mercati del debito, e l’ondata di buyback, che in passato è servita per portare al rialzo i mercati azionari, si fermerà bruscamente”.

Giuseppe Leograndecoronavirus, a fiumicino sono rimasti solo gli aerei alitalia 3

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