banchieri

SOTTO IL SEGNO DEL DENARO – OROSCOPO DEI BANCHIERI D’ITALIA – ABETE, MASSIAH E NAGEL CON LE VALIGIE IN MANO, MUSTIER AL BIVIO TRA GLORIA E FALLIMENTO, NICASTRO E SOPRATTUTTO VIOLA IN RAMPA DI LANCIO, MORELLI IN BILICO - GLI ANTICHI BAZOLI E GUZZETTI RESTANO IL PERNO DEL SISTEMA

 

Occhio di lince per Lettera 43     

 

luigi abeteluigi abete

Per i banchieri italiani il 2017 sarà l’anno dei cambiamenti. Radicali. Vediamoli uno per uno, in rigoroso ordine alfabetico (non sia mai che qualcuno si adonti…).

 

Luigi Abete: presto sarà accompagnato alla porta

Per lui è suonata la campana dell’ultimo giro. I francesi di Bnp Paribas hanno deciso che l’ex tipografo a loro non serve più e, non appena gli sarà scaduto il mandato, il buon Luigi sarà accompagnato alla porta. E con lui la piccola corte che lo circonda, dalla segretaria al fedele autista fino allo staff della comunicazione e delle pierre (le sue), capeggiato da Francesco Chiurco e Anna Boccaccio. Amen

guido bastianiniguido bastianini

 

Guido Bastianini: a Carige un padrone ingombrante

È l’amministratore delegato di Carige, ma pochi lo sanno. A Genova infatti comanda Vittorio Malacalza, gli altri sono solo delle comparse. Peccato che alla Bce questa banca troppo grande per essere “padronale” non piaccia. Nel 2017 saranno cavoli amari. Sette camicie

 

giovanni bazoligiovanni bazoli

Giovanni Bazoli: a 84 anni resta il perno del sistema

Ha appena compiuto 84 anni (il 18 dicembre) e ha conclamato il 2016 bisesto come anno funesto per via dell’inchiesta giudiziaria su Ubi. Ma rimane il perno del sistema, l’unico veramente affidabile insieme al sodale Giuseppe Guzzetti. Non si potrà prescindere da lui anche nel 2017, alla faccia dei tanti che lo vorrebbero morto. Intramontabile

 

giuseppe castagnagiuseppe castagna

Giuseppe Castagna: appare molto e comanda poco

Si crede il padrone di Banco Bpm, il terzo istituto il cui atto di nascita coincide con il nuovo anno. In realtà, appare molto e comanda poco, stretto tra il duo Fratta Pasini-Saviotti che gli sta sopra e un direttore generale, Maurizio Faroni, che aveva la stessa carica nel Banco Popolare, che gli sta sotto solo formalmente, ma che, per esempio, ha messo più di lui le mani sul piano industriale. Illuso

 

ALESSANDRO DAFFINAALESSANDRO DAFFINA

Alessandro Daffina: l'uomo dietro il successo di Rothschild Italia

Anche grazie al declino di Mediobanca, e con l’aiuto di Auletta Armenise e Paolo Scaroni, è riuscito a far diventare Rothschild Italia l’advisor finanziario numero uno. Oggi se hai bisogno di consulenza sofisticata vai da lui. E ne esci sempre soddisfatto. Concreto

 

Miro Fiordi: alla disperata ricerca di alleanze

Il presidente del Credito Valtellinese, che ha ereditato la poltrona del grande Giovanni De Censi, rischia tanto. Da tempo tratta le nozze con i cugini della Popolare di Sondrio e con Bper, ma finora non ha cavato un ragno dal buco. Mentre la trasformazione del Creval in Spa rende indispensabile un’alleanza. Presuntuoso

 

Carlo Fratta Pasini: il baricentro tra Verona e Milano

CARLO FRATTA PASINI CARLO FRATTA PASINI

È lui, l’avvocato e agricoltore veronese di stampo Dc, amico del cardinale Angelo Scola e con legami con Comunione e Liberazione, che tiene le fila dell’azionariato di Banco Bpm. In particolare gestisce lo zoccolo duro formato dal gruppo Veronesi, dalla Tommasi Wine (produttrice del famoso Amarone) e dalla fondazione Carilucca, che dovrebbe diventare il perno intorno a cui far ruotare gli assetti societari futuri. È così che intende allungare il suo record, visto che è presidente dal 1999. Prima dell’allora Banca Popolare di Verona, che a seguito dell’incorporazione della Popolare di Novara divenne Bpvn, sempre con Fratta Pasini presidente. E lo rimane anche quando la Bpvn incamera la Popolare italiana, vedova di Giampiero Fiorani, diventando Banco Popolare. Uno capace di trovare il giusto equilibrio tra Verona, Novara e Lodi, è dunque l’uomo giusto per confermarsi il baricentro tra Verona e Milano. Mediatore (d’altri tempi)

federico ghizzoni (2)federico ghizzoni (2)

 

Federico Ghizzoni: disoccupato di lusso (anche in futuro)

Disoccupato di lusso (si è beccato 10 milioni di buonuscita da Unicredit), il suo nome viene accostato a diverse banche (Bper, Carige) ma sembrano più ballon d’essai messi in giro dal fido Maurizio Beretta (che continua ad aiutarlo, di nascosto, anche sotto la "dittatura" di Jean Pierre Mustier), perché di concreto non c’è nulla e anche per il futuro accasarsi sarà tutt’altro che facile. In declino

gian maria gros pietrogian maria gros pietro

 

Gian Maria Gros-Pietro: un economista con la stoffa da ministro

L’economista piemontese presidente di Intesa è l’uomo giusto al posto giusto. Ma farebbe ancor meglio il ministro (pensate quanto meglio sarebbe stato e sarebbe di Pier Carlo Padoan). Per questo sono pronto a scommettere che… In ascesa

 

Giuseppe Guzzetti: crocevia di tutte le questioni di potere

giuseppe guzzettigiuseppe guzzetti

A 82 anni il deus ex machina della Fondazione Cariplo ha una vitalità da ragazzino. Tutte le settimane trascorre almeno un paio di giorni a Roma, e non c’è questione di potere – economico, finanziario, politico – che non passi dal suo tavolo. Sa cos’è un “sistema Paese” più di chiunque altro in Italia e ogni suo atto va in quella direzione. Dio ce lo conservi così. Indispensabile

 

Francesco Iorio: difficilmente avrà un'altra chance

È arrivato alla Popolare di Vicenza creando molte aspettative e avendocene fin troppe. Ma è partito male con la “buonentrata” ed è finito peggio. Poteva e doveva essere l’uomo della svolta, ma prima si è fatto fregare da Gianni Zonin e poi dalla presunzione. Per lui non sarà facile avere un’altra chance. Vorrei ma non riesco

 

Famiglia Jacobini: per la Popolare di Bari sarà un anno durissimo

GIAMPIERO MAIOLI GIAMPIERO MAIOLI

Intesa come famiglia, padre e figli. Alla Popolare di Bari si sono illusi di poter continuare a fare come sempre, credevano di avere chissà quali santi in paradiso. Per loro il 2017 sarà un anno molto, molto complicato. Affannati

 

Giampiero Maioli: l'unica speranza è che i francesi si stufino di lui

L’hanno candidato e si è candidato a quasi tutto, ma è rimasto a CariParma e rischia di restarci a lungo. E se andrà via sarà perché i francesi di Crédit Agricole si sono un po’ stufati di uno che sembra sempre con la valigia in mano. Ex enfant prodige

 

Victor Massiah: un signor tentenna avviato verso il tramonto

Signor tentenna nell’acquisto di tre delle quattro banche fallite, poco accorto (per Bazoli) nella vicenda giudiziaria che ha coinvolto i vertici Ubi, il suo percorso sembra avviarsi al the end. Per lui l’oroscopo del 2017 non dice nulla di buono. Partente

carlo messina   carlo messina

 

Carlo Messina: due sfide per il preferito di Renzi

Matteo Renzi l’aveva definito in televisione come il miglior banchiere italiano. Avrebbe potuto essere un boomerang, vista la caduta dell’ex presidente del Consiglio, ma ha saputo evitare la trappola. Come? Tenendosi lontano dal referendum. Ora però ha bisogno di dimostrare due cose: che è in grado di fare di Banca Intesa la vera “banca italiana” perno del sistema, che è capace di fare a meno degli sportelli per diventare non solo la banca più grande ma anche la più redditiva. Solido

 

Gaetano Micciché: tutti gli affari portano a lui

GAETANO MICCICHE DG INTESA S PAOLO

Qualche tempo fa lo davano in uscita da Intesa, sconfitto da Messina. Poi, invece, non solo è riuscito a trovare un feeling con l’amministratore delegato, ma si è ritagliato uno spazio strategico. Come dimostra il fatto di essere stato il regista dell’operazione Cairo in Rcs. Ora non c’è affare che non passi sul suo tavolo. In tiro

 

Andrea Moltrasio: di scarso peso, oggi e domani

«Presidente, mi aveva detto che in caso di accanimento dovevo rivolgermi a lei, ed eccomi qua! Abbiamo un caso che tra l’altro metterebbe in cattiva luce nono soltanto la nostra istituzione, ma soprattutto la sua, per cui credo che dobbiamo vederci e parlare al più presto». È il 12 maggio 2014 e Andrea Moltrasio, presidente del Consiglio di sorveglianza di Ubi Banca, racconta per telefono all’amministratore delegato Massiah come ha avvicinato il numero uno della Consob, Giuseppe Vegas, per chiedergli un incontro. Basterebbe questa ingenuità – parlare di certi argomenti al telefono – e la relativa dimostrazione di non avere uno straccio di relazione di peso – Vegas non è certo un personaggio inarrivabile – per definire lo scarso peso dell’ex presidente di Confindustria Bergamo. Il resto viene di conseguenza. Pollice verso

MARCO MORELLIMARCO MORELLI

 

Marco Morelli: a rischio sfiducia

Strano personaggio, il bel Marco. Ha rischiato l’osso del collo ad accettare di andare al posto di Fabrizio Viola a Siena. Primo perché sostituiva un numero uno. Secondo perché aveva una macchia nel curriculum che rendeva a rischio il suo ritorno sul luogo del delitto. E terzo perché salvare il Montepaschi era comunque complicato per tutti. Ma lui è serafico, non si scompone mai. Ora però lo Stato diventa padrone e a Palazzo Chigi non c’è più Renzi amico di Jamie Dimon, il capo della Jp Morgan che ha scelto Morelli per far fuori Viola, ma c’è Paolo Gentiloni. E se il ministro dell’Economia Padoan avesse un po’ di amor proprio potrebbe (dovrebbe) rimettere in discussione il manager voluto dalla banca d’affari che non ha portato un quattrino in sede di aumento di capitale. Non era lui che aveva detto a Massimo Tononi e Viola al telefono che il mercato chiedeva discontinuità? Ebbene, ora potrebbe (dovrebbe) sostenere che è lo Stato, mentre versa ben 8,8 miliardi, a dire che occorre discontinuità manageriale… Sotto schiaffo

ANDREA MUNARIANDREA MUNARI

 

Andrea Munari: nessuno si accorge di lui

Qualcuno si è accorto che alla Bnl c’è un successore di Fabio Gallia dopo che questi ha lasciato per andare in Cdp? Eppure è già passato un anno e mezzo… Impalpabile

 

Jean Pierre Mustier: al bivio più importante della carriera

I casi sono due: nel 2017 sarà il grande protagonista o il flop dei flop. Tertium non datur. Ha preparato per Unicredit un aumento di capitale da 20 miliardi, di cui 13 cash, che spezzerà le gambe ai vecchi soci ma che, nelle sue intenzioni, non sarà lo strumento per l’ingresso di un cavaliere bianco (nel caso SocGen) bensì per creare la prima vera public company bancaria italiana. Quelli di Morgan Stanley, che gli stanno curando la ricapitalizzazione, giurano che ce la farà. Se così sarà, Mustier diventerà l’uomo più potente d’Italia. Altrimenti uno dei tanti francesi che sono passati da Milano…O la va o la spacca

MUSTIERMUSTIER

 

Alberto Nagel: può cominciare a fare le valigie

alberto nagel  alberto nagel

Sarà meglio che cominci a preparare le valigie. Dopo aver cercato con sfrontata presunzione di emulare i mostri sacri Cuccia e Maranghi che resero grande Mediobanca , ora tra i soci sta circolando la parola d’ordine che costa troppo per quel che rende. Chi gli presenterà il conto? Mustier, in primis. E Vincent Bollorè, che si limiterà a non difenderlo, ma tanto basta. Anche perché a Roma, senza Renzi – cui pure non era simpatico – non sa a che santo rivolgersi. Bye-bye.

 

Roberto Nicastro: Tesoro, Bankitalia e Bce gli saranno riconoscenti

Ha lavorato sodo per rendere vendibili le quattro good bank. Quando avrà finito avrà la riconoscenza del Tesoro e di Bankitalia, e persino l’apprezzamento della Bce. Può aspirare a fare dell’altro. Vedremo cosa. Premiato

 

RENATO PAGLIARO P MEDIOBANCA RENATO PAGLIARO P MEDIOBANCA

Renato Pagliaro: emblema del low profile, è appeso a un filo

Il presidente di Mediobanca è l’uomo più low profile del pianeta bancario nostrano. E ha il torto di aver assecondato senza fare mai obiezioni (almeno pubblicamente) le scelte di Nagel. Ma negli ultimi tempi ha cominciato a muoversi e a distinguere la sua posizione da quella dell’amministratore delegato. Forse si salva. Forse

 

Antonio Patuelli: l'orizzonte è sereno

Più che un banchiere è un politico, e con lui alla guida l’Abi ha accresciuto molto ruolo, visibilità e potere nonostante sia arrivato nella fase storicamente peggiore per la credibilità del sistema creditizio. Tant’è che gode di buona stampa nonostante il “dagli al banchiere” sia ormai diventato lo sport nazionale. Stimato

Pier Francesco SaviottiPier Francesco Saviotti

 

Mario Alberto Pedranzini: condannato al provincialismo

Come il suo predecessore e maestro Piero Melazzini, il banchiere di Sondrio pensa che stare soli a casa propria sia la migliore delle condizioni possibili. Fa dunque finta di aprire ai cugini del Creval o di guardare qualche altra combinazione, ma la sua è una logica stand alone punto e basta. Solo che di questi tempi il suo risulta puro provincialismo. Miope

 

Pier Francesco Saviotti: il nuovo anno porta potere

Chi credeva che con i suoi 74 anni sarebbe andato in pensione, accontentandosi di mettere il sigillo sulla fusione tra Banco Popolare e Popolare Milano, si sbagliava di grosso. E non solo perché il 10 gennaio sarà nominato presidente del comitato esecutivo, ma perché a quel comitato sono affidati pieni poteri sugli affidamenti. Ergo, in banca le decisioni vere le prenderà lui. Comandante

 

Alessandro Vandelli: un 2017 per mettersi in gioco

FABRIZIO VIOLAFABRIZIO VIOLA

I casi sono due: o Bper si ripiega su stessa, e allora il suo amministratore delegato sarà quello che lascerà le impronte digitali sul declino, o si mette in gioco, e allora alla guida della popolare ormai Spa ci vorrà una mano più sicura. Alcuni movimenti, favoriti dalla dimissioni di Ettore Caselli da presidente, sono in corso. Scommetterei più sulla seconda ipotesi. Al bivio

 

Fabrizio Viola: può essere l'uomo dell'anno

È il banchiere del momento. Sarà un caso, ma nei cinque anni in cui è stato al timone del Montepaschi dopo il disastro di Mussari & Co, la banca senese è rimasta in piedi. Appena è stato messo alla porta per mano di Padoan e volere di Renzi, su richiesta pressante di Jp Morgan e con Mediobanca a scodinzolo, la banca è crollata e ora lo Stato deve intervenire con 8,8 miliardi per salvarla. Adesso ha un compito non meno difficile: salvare Popolare di Vicenza e Veneto Banca dopo che i cerchi tragici dei Zonin e dei Consoli le hanno portate al disastro. Se ci riuscirà, sarà l’uomo dell’anno. Volontà d’acciaio

giuseppe vitagiuseppe vita

 

Giuseppe Vita: una garanzia per Unicredit

Il presidente di Unicredit doveva lasciare la poltrona con Ghizzoni, invece è ancora lì. Tutti dicono che non è un banchiere, ma lui non si è mai sognato di affermarlo. Però è una persona per bene, una garanzia per tutti gli azionisti, a cominciare dai più piccoli. E se Unicredit diventerà una public company, chi meglio di lui può fare il presidente di garanzia? Trasparente

 

(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

 

 

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