VIA COL VENETO - LA REGIONE LOCOMOTIVA D’ITALIA HA TREDICI BANCHE IN CRISI: “CREDIVENETO” E’ IN LIQUIDAZIONE, POP VICENZA E VENETO BANCA SENZA RICAPITALIZZAZIONI SAREBBERO FALLITE - LA DROGA FINANZIARIA HA GONFIATO VALUTAZIONI E PRESTITI, DIVENTATI POI CREDITI DETERIORATI PER GLI ISTITUTI

Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

Veneto BancaVeneto Banca

I davanzali hanno fiori alla tirolese, le chiese codici a barre perché i passanti possano rileggerne la storia medievale negli smartphone. Montagnana, cinquanta chilometri a sud-ovest di Padova, è un idillio ricco e civile. Solo che un paio di settimane fa lungo i portici del centro gli abitanti hanno trovato un cartello che è apparso subito come uno squarcio nel paesaggio.

 

veneto banca 2veneto banca 2

«Avviso alla clientela», era il titolo. La banca cooperativa fondata qui nel 1909, al cui capitale partecipa praticamente ogni cittadino adulto del borgo, non c' è più. Restano la targa di ottone e il palazzo della sede, curato ed elegante. Per il resto, ai correntisti sarebbe stato comunicato un nuovo numero di conto «a breve». Da qui non sono usciti trader con scatole di cartone in mano, come ai tempi del crash di Lehman. Sono usciti padri di famiglia un po' smarriti, ma diretti alle solite destinazioni: gli incontri in parrocchia, le riunioni dei genitori in una scuola materna di una perfezione disumana. La sostanza, per certi aspetti, non cambia.

 

popolare vicenzapopolare vicenza

Con discrezione, un intervento della Banca d' Italia ha messo CrediVeneto in liquidazione coatta amministrativa dall' 8 maggio dopo che le perdite sui crediti del 2015 avevano devastato il patrimonio. Acquisisce attività e passività Banca Sviluppo, il veicolo costituito a Roma dall' Istituto centrale del credito cooperativo per effettuare salvataggi senza aiuti di Stato e dunque senza punire creditori e depositanti. Quella che fino a due settimane fa era CrediVeneto, e aveva un bilancio da oltre un miliardo, non interrompe i rapporti con la clientela neanche per un giorno.

popolare vicenza 7popolare vicenza 7

 

Ma da oggi in un altro angolo d'Italia i piccoli risparmiatori sanguinano in silenzio, senza aver capito bene perché. A Montagnana abitano 3.700 famiglie e avevano comprato le azioni della banca 6.400 risparmiatori e 1.500 imprese. Lo hanno fatto a prezzi gonfiati. Spesso lo hanno fatto dopo che CrediVeneto ha offerto credito a condizioni agevolate a chi poi ne avesse comprato le azioni, in sostanza praticando le stesse ricapitalizzazioni posticce di cui la Popolare di Vicenza è il caso più celebre. Non il solo, specie da queste parti.

 

popolare vicenza 3popolare vicenza 3

Perché il dilemma è esattamente questo: Montagnana è solo l' ultimo segno di un mistero. Il Veneto ha un reddito per abitante del 14% superiore alla media italiana, una disoccupazione vicina alla media tedesca e una crescita dell' export che nel 2015 ha battuto la Germania. Eppure sembra colpito da un virus che mina le banche con un' intensità senza paragoni. Ci sono almeno tredici istituti con storie diverse, tutte però segnate dai sintomi di un male oscuro che investe una delle aree più dinamiche d' Italia.

 

Credito TrevigianoCredito Trevigiano

Alla Popolare di Vicenza e a Veneto Banca sono stati imposti aumenti di capitale senza i quali sarebbe fallite. Il Banco Popolare di Verona copre talmente male i suoi prestiti inesigibili che questi, al netto delle riserve messe da parte per compensarli, sono in proporzione più alti di quelli grande malato Montepaschi; oggi Verona è obbligata a una fusione alla pari con la Popolare di Milano, più piccola, e prima dovrà rafforzarsi. Non mancano poi casi più piccoli, spesso nel credito cooperativo.

 

Prima di CrediVeneto, dal 2012 la Banca d' Italia ha commissariato la banca di Monastier e del Sile per un anno e mezzo, quindi la Bcc Euganea nel 2013, la Banca del Veneziano e il Credito Trevigiano nel 2014. La Bcc di Marostica è un altro caso, Banca Padovana è stata salvata dalla Bcc di Roma in extremis, Banca Marca ha visto le dimissioni di parte del vertice dopo l' ultima ispezione e la Bcc Atestina è stata accorpata a una concorrente. Quanto a Antonveneta, resta alla radice della crisi di Mps.

Banco Popolare di VeronaBanco Popolare di Verona

 

È una densità di dissesti e perdite senza pari in Italia. E non è facile capire perché, ma alcuni indizi aiutano. La tempesta perfetta del Veneto ricorda quelle di altre economia dinamiche dell' euro, la Spagna o l' Irlanda. Con l' avvio della moneta crollano i tassi d' interesse e il credito alle imprese nella regione esplode fra il 1999 e il 2001 da 47 a 107 miliardi, a prezzi correnti: il Veneto pesa meno di un decimo dell' economia italiana eppure concentra più di un decimo dei prestiti descrivibili come «produttivi». Il problema è che non lo sono, non sempre. Mentre il credito alle imprese venete compie un balzo del 125% nei primi dodici anni dell' euro (sempre a prezzi correnti), l' economia cresce appena del 39%.

 

Ogni euro di prestiti ai produttori genera un reddito sempre minore. È il sintomo di una bolla e della qualità insufficiente degli investimenti, di cui il Veneto è solo un emblema nel Paese. La regione più dinamica diventa per l'Italia ciò che la Spagna o l'Irlanda sono state nell' area euro, prima che fossero salvate.

CrediVenetoCrediVeneto

 

«La droga finanziaria ha gonfiato valutazioni e prestiti, che poi sono diventati crediti deteriorati per le banche» dice Roberto Brazzale, leader dell' omonima azienda alimentare con 150 milioni di fatturato. Il passo dopo sono state le frodi e la difficoltà dei regolatori nel fermarle, proprio come è successo con la Banca di Spagna e la Banca d' Irlanda.

 

«Si è sviluppato un sistema di corruzione» dice Gianfranco Rigon, ex vicepresidente della Popolare Vicenza dimessosi in polemica molti anni fa. Il leader di un istituto dell' area vede lo stesso problema dal lato opposto: «Credere ai bilanci delle piccole imprese del Nord Est - osserva - è un atto di demenza». A Montagnana tutto questo non aveva ancora turbato la vita della comunità, ma ora costruire una casa costa circa un terzo più del prezzo a cui è possibile venderla. Per il Veneto, la svolta riuscita dalla Spagna resta ancora lontana.

 

 

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI