1. ALLA FACCIA DEL “PONTE”, IN TANTI IERI MATTINA SI SONO RITROVATI PER DARE L’ULTIMO SALUTO AD ANTONIO MACCANICO. TUTTI GLI AMICI PIÙ CARI DEL GRAND COMMIS DI STATO IN PRIMA FILA LA MOGLIE DEL CAPO DELLO STATO, CLIO ACCOMPAGNATA DAL FIGLIO GIULIO, E POI GIOVANNI MALAGO', MARIO D'URSO, LUIGI ZANDA, CASINI, GERARDO BIANCO 3. PRESENTI ANCHE ROMITI, CUCCHIANI, GERONZI, VANZINA, FRANCESCHINI E MATTARELLA 4. NEI BANCHI ANCHE RENZO ARBORE E GIUSEPPE CONSOLO, GIANI LETTA E MARIO SEGNI, MONORCHIO E FLICK, CASTELLANETA E TABACCI, AL COMPLETO LA FAMIGLIA CARRARO

Video di Veronica Del Soldà per Dagospia

 

Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia

(Adnkronos) - Gli amici, soprattutto gli irpini, lo chiamavano 'Tonino'. E sapevano di poterlo chiamare a ogni ora. In centinaia si sono ritrovati ieri mattina, alla Chiesa in via della Scrofa, a Roma, per dare l'ultimo saluto ad Antonio Maccanico, l'esponente del Pri scomparso martedi' scorso, all'eta' di 88 anni. Alle 11,30, per le esequie, si sono ritrovati tutti gli amici più cari del grand commis di Stato.

C'erano persone legate all'ex ministro da rapporti culturali ma anche sportivi, essendo stato Maccanico un giocatore di tennis. Commozione quando e' giunta una grande corona di fori portata dai Corazzieri e inviata inviata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Tanti i politici e i vip, insieme a gente comune che hanno partecipato ai funerali stringendosi al dolore della famiglia: in prima fila la moglie del capo dello Stato, Clio accompagnata dal figlio Giulio, e poi Giovanni Malago', Mario D'Urso, il capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, Pierferdinando Casini, Gerardo Bianco.

Presenti anche, tra gli altri, Cesare Romiti, Enrico Tomaso Cucchiani, Cesare Geronzi. Nei banchi anche Renzo Arbore e l'avvocato Giuseppe Consolo, ex parlamentare di Fli. E ancora il senatore Pdl, Luigi Compagna, Mario Segni, Andrea Monorchio, Franco e Sandra Carraro. In silenzio e con gli occhi lucidi quando il parroco ha ricordato la storia umana e politica di Maccanico. Molti gli stranieri e i turisti di passaggio, incuriositi nel vedere tante persone partecipare al rito funebre.

Giurista, grand commis di Stato, parlamentare, piu' volte ministro (autore tra l'altro della seconda legge, dopo la Mammi', di riordino del sistema radiotelevisivo), presidente di Mediobanca. Quella di Antonio Maccanico, morto martedi' scorso a Roma all'eta' di 88 anni (era nato a Avellino il 4 agosto 1924), e' una vita spesa al servizio delle istituzioni.

Lunghissima e densa di incarichi e' stata la sua ampia parabola politica: ministro per gli affari regionali e i problemi istituzionali dal 1988 al 1991, e' stato poi eletto senatore nel 1992 nella lista del Pri, quando divenne presidente della commissione Affari costituzionali. In seguito e' stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo Ciampi e nel 1996 l'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, gli affido' l'incarico di formare un governo di larghe intese che, alla caduta dell'esecutivo Dini, provasse a salvare XII legislatura. Tentativo che falli'.

Eletto deputato il 21 aprile 1996 nella lista per Prodi nella circoscrizione Campania 2, viene nominato ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni del primo governo guidato dal professore bolognese. Nel 2003 lavoro' alla norma che dette poi luogo alla legge sulla non procedibilita' e alla sospensione dei processi in corso per le cinque piu' alte cariche dello Stato.

Un testo che venne ribattezzato 'Lodo Maccanico' e che, malgrado le aspre polemiche che lo accompagnarono e il voto contrario di molti parlamentari, venne approvato dalle Camere. Presidente dell'associazione non-profit Civita e della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci che organizza il premio Strega, Maccanico e' stato autore fra l'altro di "Sud e Nord: democratici eminenti", "Costituzione e riforme".

 

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