1- ZINGARETTI, SINDACI PERFETTI! DA TRASTEVERE UFFICIALIZZA LA SFIDA AD ALE-DANNO 2- TRA ETTORE SCOLA E ALFREDO REICHLIN, IMMA BATTAGLIA E SIMONA MARCHINI, ZIN ZIN DA IL VIA ALLA CAMPAGNA ELETTORALE: "È TEMPO DI CAMBIARE, DI AVERE SPERANZA, DI CONDIVIDERE UN PROGETTO. VOGLIO FARE UN PROGRAMMA CON MILIONI DI CITTADINI. BASTA CON L'ILLEGALITÀ, LE SPARTIZIONI DI POTERE, IL SENSO DI ABBANDONO. BISOGNA ANDARE PER LE STRADE. È TEMPO DI RICOMINCIARE, DI COSTRUIRE, DI SPERARE" 3- E RASSICURA: "NON METTEREMO I PIÙ FEDELI NEI POSTI PUBBLICI PER SERVIRE IL PRINCIPE, SCEGLIEREMO I MIGLIORI". E SULL’ACEA MANDA UN AVVISO ALLE MIRE DI CALTARICCONE: “PRIVATIZZARE L’ACQUA È PURA FOLLIA PERCHÉ L'ACQUA È UN BENE COMUNE”

Carlo Tecce per il "Fatto quotidiano"

Nicola Zingaretti viene dalla Provincia. E la mostra, la racconta e la fa sentire in piazza San Cosimato, quartiere Trastevere, uno slargo tra i vicoli, prima di annunciare la candidatura al Comune di Roma: "È tempo di cambiare, di avere speranza, di condividere un progetto. Voglio fare un programma con milioni di cittadini". Gianni Alemanno è lontano, ultimo incontro di un percorso che inizia con le primarie del Partito democratico: di coalizione o forse no, di centrosinistra o forse no.

Il sindaco che Zingaretti vuole spodestare è un colore, nero ovviamente, che Johnny Palomba indossa sul palco. Il nero è il buio, dicono i sostenitori di Zingaretti: ''La città eterna che si spegne e non vuole conoscere l'altro". È quella città, spiega Il regista Ettore Scola, che dimentica la cultura: "Non se magna, non è bona". Questa è la Roma che offre Zingaretti: "Ne abbiamo combinate di tutti i colori. E lo faremo ancora".

Quando il presidente s'avvicina al microfono, e il cielo lentamente si fa scuro, non buio, la piazza si stringe con le sue facce ben curate, abbastanza giovani, molto festose. Zingaretti celebra l'amministrazione provinciale, se stesso, ma senza arroganza, e così sublima la metafora del gruppo. Che fa squadra: "Grazie ai lavoratori". Parla di cose serie, la raccolta differenziata, il pagamento del pubblico ai privati, le strade e le opere. Chi s'aspettava di trovare una macchina elettorale, si sbagliava. Zingaretti frena il suo spirito politico.

Gli scappa soltanto una rivendicazione: "Abbiamo cacciato le destre in tanti paesi". Lui viene dalla Provincia, e la vuole unire al Campidoglio: "Non è vero che siamo destinati al declino. L'abbiamo fatto vedere". Ha un tono pacato, pochi acuti, tanti appunti . Poi alza la voce, come se Alemanno si fosse materializzato davanti, assieme ai romani che non ne possono più, e così scuote la piazza che vuole ascoltare quello che già conosce: "Basta con l'illegalità, le spartizioni di potere, il senso di abbandono. Bisogna andare per le strade. È tempo, allora, di ricominciare, di costruire, di sperare".

Ormai Zingaretti ha allentato la camicia, deposto i fogli e anche l'emozione, adesso Alemanno è il suo interlocutore, anche se non viene nemmeno nominato: "Rispettare il prossimo è un diritto e un dovere, a prescindere dal colore della pelle o dell'orientamento sessuale. Dovete pretendere trasporti pubblici funzionanti, ma non dovete parcheggiare in seconda fila".

Zingaretti è carico, accerchia il nemico invisibile, l'avversario elettorale, e lo infilza con i peccati che più lo condannano: "Non metteremo i più fedeli nei posti pubblici per servire il principe, sceglieremo i migliori". La piazza non fa in tempo a ricordare quanti amichetti il sindaco ha sistemato, che Zingaretti accende il braciere per l'applauso più convinto : "L'acqua è un bene pubblico. Privatizzare l'Acea è una follia".

Per intero, però, lo dice all'ultimo secondo: "Per questi motivi e per voi cittadini, io mi candiderò a sindaco di Roma. Non c'è dubbio. E faremo le primarie". E la signora in abito blu non si trattiene: "Le vinceremo". Zingaretti non ci pensa. Ma già si vede contro Alemanno . "E' necessario selezionare una nuova classe dirigente per Roma con nuovi metodi. Non vogliamo più i fedeli nei posti di potere per servire il principe, ma i migliori al posto giusto perché così inizia la rivoluzione democratica", disegna con le parole la città che vuole.

Sempre con un occhio a quello che sta accadendo sul piano nazionale. "Non cederò mai all'antipolitica perché sono consapevole che la politica serve ai più deboli contro i più forti. L'antipolitica nasce spesso perchè la politica mostra il suo lato peggiore", se ne dice certo. "Basta alla politica delle oligarchie alle spartizioni interne, perchè così la città muore. Tutti dobbiamo essere protagonisti e partecipare a un nuova costruzione della città". Infine l'Acea e la proposta di privatizzare l'acqua. Idea, dice, che "è pura follia perché l'acqua è un bene comune". La campagna elettorale può cominciare.

 

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