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COME GODE VLADIMIR PUTIN PER LA GUERRA IN IRAN! – GLI STATI UNITI CONCEDONO UN’AUTORIZZAZIONE TEMPORANEA AGLI ACQUISTI DI PETROLIO RUSSO! MOSCA HA UN’ECCEDENZA DI ORO NERO CHE NON RIUSCIVA A SMERCIARE PER VIA DELLE SANZIONI, E CHE DIVENTA FONDAMENTALE CON IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ – L’AUMENTO DEI PREZZI PORTA 150 MILIONI DI DOLLARI IN PIÙ AL GIORNO NELLE CASSE DEL CREMLINO – TEHERAN RIAPRE IL TRAFFICO VERSO LA CINA E VEDE CHE LA SUA STRATEGIA FUNZIONA: IL SISTEMA INTERNAZIONALE È BLOCCATO, MA RIESCE A MANTENERE UNA SOSTENIBILITÀ FINANZIARIA PER SÉ. SE IL REGIME RESISTESSE, DIVENTEREBBE L’ARBITRO DEL MERCATO MONDIALE DI GREGGIO…

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

https://www.dagospia.com/cronache/dagoreport-notizia-piu-importante-delle-ultime-ore-e-quella-pubblicata-467317

 

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

https://www.dagospia.com/cronache/dagoreport-notizia-piu-importante-delle-ultime-ore-e-quella-pubblicata-467317

 

 

USA AUTORIZZANO L'ACQUISTO DI PETROLIO RUSSO GIÀ IN TRANSITO

PUTIN PETROLIO

(ANSA) - "Per ampliare la portata globale delle forniture esistenti di petrolio il dipartimento del Tesoro ha concesso un'autorizzazione temporanea che consente ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare".

 

Lo annuncia il segretario al Tesoro Scott Bessent sui social media precisando che si tratta di "una misura, circoscritta e di breve durata che si applica solo al petrolio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione"

 

oleodotto druzhba

"Il presidente Trump", prosegue Bessent nel post "sta adottando misure decisive per promuovere la stabilità dei mercati energetici globali e si sta impegnando a mantenere bassi i prezzi, affrontando al contempo la minaccia e l'instabilità causate dal regime terroristico iraniano".    

 

"Le politiche energetiche del presidente - sottolinea il segretario al Tesoro Usa - hanno portato la produzione di petrolio e gas negli Stati Uniti a livelli record, contribuendo a ridurre i prezzi dei carburanti per i lavoratori americani. L'aumento dei prezzi del petrolio è temporaneo e di breve durata e, nel lungo periodo, si tradurrà in un enorme vantaggio per la nostra nazione e la nostra economia".

 

xi jinping e vladimir putin - parata militare a mosca per il giorno della vittoria

L'IRAN RIAPRE LO STRETTO DI HORMUZ MA SOLO AL SUO GREGGIO PER LA CINA

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

Il petrolio torna a fluire dal Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz. Ma è solo quello dell’Iran, alle condizioni dell’Iran, per un solo cliente finale: la Cina. Kpler, la società di analisi del mercato dell’energia, ha registrato negli ultimi giorni una netta ripresa dell’export di greggio dall’area oggi investita dal conflitto.

 

I dati sono stati riportati per la prima volta dal «Wall Street Journal». Il regime di Teheran sta dunque riaprendo il braccio di mare da dove prima della terza guerra del Golfo passavano un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto del pianeta, un terzo dei fertilizzanti e quote strategiche dell’alluminio (15%) e dell’elio (30%) usato per la produzione di seminconduttori.

 

DONALD TRUMP AL GUINZAGLIO DI BENJAMIN NETANYAHU - ILLUSTRAZIONE DI MARILENA NARDI PER DOMANI

Ma lo apre solo per sé stesso. E solo a vantaggio della Cina, che sta offrendo dietro le quinte supporto tecnologico alla sua resistenza e offensiva militare contro gli altri Paesi del Golfo.

 

L’export iraniano, secondo le stime di Kpler, avrebbe raggiunto i 2,1 milioni di barili al giorno: poco più di prima dell’inizio delle ostilità.

 

In altri termini, per quanto duramente colpito, il regime iraniano inizia a vedere che la sua strategia funziona. Punta a infliggere il massimo danno economico al Golfo, all’America, al sistema internazionale attraverso la strozzatura di Hormuz. Allo stesso tempo, almeno per ora, riesce anche a mantenere una (relativa) sostenibilità finanziaria per sé.

 

Ora il precedente resterà: l’Iran sa che può cercare di dettare le condizioni all’intero Medio Oriente minacciando nuovi ostacoli al traffico da Hormuz. E se fosse così anche dopo una cessazione delle ostilità, allora si tratterebbe di un (relativo) successo per il regime di Teheran e per i suoi sponsor cinesi dietro le quinte: i soli capaci di arbitrare la disputa mitigando gli atti ostili dell’Iran e di offrire garanzie agli altri Stati del Golfo.

 

[…]

benjamin netanyahu donald trump mar a lago 3

 

IL PREZZO RISALE A QUOTA 100 “È LO SHOCK PEGGIORE DELLA STORIA”

Estratto dell’articolo di Flavio Bini per “la Repubblica”

 

Il maxi sblocco delle riserve non basta a dare ossigeno alle quotazioni del petrolio. Gli attacchi contro le petroliere nel Golfo, il muro di Teheran alla circolazione navale sullo stretto di Hormuz e le parole della nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei infiammano nuovamente i prezzi, con il Brent che si riaffaccia sopra i 100 dollari al barile spingendo al ribasso tutte le Borse.

 

PETROLIERA RUSSA INTERCETTATA DALLA MARINA FRANCESE NEL MAR MEDITERRANEO

La prospettiva che il blocco possa durare a lungo spaventa gli operatori di mercato. D'altra parte è stata la stessa Agenzia internazionale dell'energia (Aie) a tratteggiare la gravità della situazione, parlando della «più grave interruzione» della fornitura della storia, con i Paesi del Golfo che hanno tagliato la produzione totale di greggio di almeno 10 milioni di barili al giorno.

 

Timori che, sponda Usa, il presidente Donald Trump abbraccia in maniera molto limitata: «Gli Stati Uniti - ha detto il numero uno della Casa Bianca - sono il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando il prezzo del petrolio sale, noi facciamo un sacco di soldi».

 

SANZIONI PETROLIO RUSSIA

La preoccupazione all'interno dell'amministrazione Usa però è crescente e infatti in serata, ai microfoni di Sky News, il segretario del Tesoro Scott Bessent ha annunciato che «una coalizione internazionale potrebbe proteggere le navi nello stretto di Hormuz». Bessent si è anche detto convinto che lo stretto non sia stato minato: «Alcune petroliere stanno passando anche adesso. Petroliere iraniane e credo anche alcune petroliere battenti bandiera cinese».

 

cina petrolio

[…] Per chi da un lato trema sui timori di una strozzatura dell'offerta mondiale, dall'altro c'è chi brinda per il maxi rialzo delle quotazioni in corso. Secondo il Financial Times la Russia sarebbe infatti tra i principali beneficiari del conflitto in corso visto che il rialzo dei prezzi del greggio starebbe significativamente arricchendo le casse di Mosca. In particolare lo shock sui prezzi porterebbe ogni giorno 150 milioni di dollari in più nelle casse del Cremlino e secondo gli analisti citati dal quotidiano londinese entro fine mese il governo russo potrebbe ricevere tra 3,3 e 4,9 miliardi di dollari di entrate aggiuntive.

 

LA CINA ORDINA ALLE SUE RAFFINERIE LO STOP ALL’ESPORTAZIONE DI BENZINA E DIESEL

Estratto dell’articolo di Micaela Cappellini per “il Sole 24 Ore”

 

xi jinping Ali Khamenei

La Cina ha ordinato alle sue raffinerie lo stop alle esportazioni di benzina, diesel e altri carburanti per allontanare il rischio di una carenza di energia sul mercato interno a causa della guerra in Iran e del blocco delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Il divieto sarebbe stato emanato dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, la principale agenzia di pianificazione economica, e per ora riguarda il mese di marzo, compresi i carichi che alla data dell’11, cioè due giorni fa, non avevano ancora completato le procedure doganali.

 

[…]

 

PETROLIERA COLPITA DALL IRAN NELLE ACQUE DEL GOLFO PERSICO

La Cina ha un comparto della raffinazione petrolifera molto sviluppato. Anche se la maggior parte della produzione è destinata a soddisfare il consumo interno, secondo Kpler Pechino è comunque il terzo maggior esportatore in Asia di prodotti petroliferi raffinati, dietro alla Corea del Sud e a Singapore.

 

Per il mese di marzo i trader avevano previsto un export cinese intorno ai 2,2 milioni di tonnellate tra benzina, diesel e carburante per aerei, in aumento di 300-400mila tonnellate rispetto alle stime di febbraio. Finora, stando ai dati dei sistemi di tracciamento navale, la Cina si sarebbe fermata a 50mila tonnellate di benzina, 300mila di diesel e 300mila di carburante per aerei.

 

Così come New Delhi, anche Pechino mostra dunque una crescente preoccupazione per gli effetti della guerra in Iran sulle sue forniture energetiche. La Cina è il più grande importatore di greggio al mondo e anche il maggior acquirente di petrolio iraniano: sempre secondo Kpler, lo scorso anno il Paese ha acquistato in media 1,38 milioni di barili al giorno da Teheran, pari a circa il 13% di tutte le sue importazioni via mare.

 

SEQUESTRO DELLA PETROLIERA RUSSA MARINERA

La dipendenza della Cina dai fornitori mediorientali […] non si limita al solo Iran: circa la metà delle importazioni cinesi di petrolio della Cina provengono infatti dai Paesi che si affacciano sul Golfo Persico.

 

Pechino certo può contare sulle sue riserve strategiche, che gli analisti stimano tra i 900 milioni e gli 1,2 miliardi di barili, e che sarebbero in grado di coprire più o meno tre mesi di mancate importazioni. A differenza dei Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia, però, la Cina per ora non sembra voler attingere agli stock   […]

PETROLIERE COLPITE NEL GOLFO DELL OMANPETROLIERA MARLIN LUANDA IN FIAMME NEL GOLFO DI ADEN benjamin netanyahu donald trump mar a lago

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