NEANCHE ORWELL SAREBBE ARRIVATO A TANTO – IL 14 OTTOBRE IL CONSIGLIO UE VOTERÀ LA “CHAT CONTROL”: UNA PROPOSTA DI REGOLAMENTO CHE PUNTA A COMBATTERE LA PEDOPORNOGRAFIA RACCOGLIENDO TUTTE LE FOTO, I LINK E I VIDEO DEI 449 MILIONI DI CITTADINI EUROPEI APPENA CARICATI SULLA TASTIERA DELLO SMARTPHONE O DEL PC, PRIMA CHE VENGANO INVIATE – UN’INIZIATIVA CHE NASCE DA UN NOBILE INTENTO, MA CHE POTREBBE TRASFORMARSI IN UNO DEI PIÙ GRANDI ESPERIMENTI DI SORVEGLIANZA DI MASSA DELLA STORIA...

IL SERVIZIO DI BARBARA CARFAGNA SUL CHAT CONTROL

 

Estratto dell’articolo di Barbara Carfagna per il “Sole 24 Ore”

 

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[…] l’Europa potrebbe scivolare in silenzio nel più grande esperimento di sorveglianza di massa dai tempi della Stasi. Anche se qui tutto nasce da un nobile intento. La data, […] è quella del 14 ottobre. Quando il Consiglio dell’Unione EU voterà la “Child Sexual Abuse Regulation”, subito ribattezzata “Chat Control”: una proposta di regolamento che punta a combattere con la tecnologia l’abuso sessuale sui minori nell’unico modo efficace: prevenendolo.

 

Come? Raccogliendo tutte le foto, i link e i video dei 449 milioni di cittadini europei appena caricati sulla tastiera dello smartphone o del PC, prima che vengano inviate, e copiandoli in un database unico che già contiene tutte le immagini pedopornografiche note che circolano nei mondi oscuri di questo terribile abuso.

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Un confronto delle “hash”, cioè le “impronte digitali”, porterebbe al blocco dell’invio dell’immagine incriminata e all’individuazione del soggetto abusante. Nella prima versione della proposta, portata ora dalla Presidenza Danese nel suo semestre di turno, era inclusa anche la copiatura di tutti i nostri messaggi e dei vocali. Nel 2022 queste ultime tipologie di comunicazione furono escluse, ma si può facilmente immaginare come -nelle gravi emergenze in cui ci troviamo in tempi di guerra ibrida e cinetica- una volta aperta questa porta, la backdoor possa evolvere anche in altri controlli.

 

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Controlli in cui, e qui siamo davvero nell’era dell’AI, è il software ad avvisare le forze dell’ordine e non le forze dell’ordine, dopo l’approvazione del magistrato, a usare il software. Già ora una delle ipotesi, allo studio in queste ore, prevede che nel momento in cui viene segnalato un reato in una piattaforma, si possa autorizzare l’invio dei messaggi di tutti i cittadini da tutti i cittadini per 24 mesi da quella piattaforma al database.

 

La tecnologia si chiama “Client side scanning”: CSS, ovvero scansione del device al livello di client. […] A rischio di falsi positivi. Tipo papà che manda la foto del bimbo durante il bagnetto a mamma. Oppure, con la modifica di pochi Pixel, che un criminale riesca ad aggirare il riconoscimento della foto “nota” da parte del sistema. E per le immagini non note?

 

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L’investigazione richiede tecniche di classificazione molto più intrusive e con alti tassi di errore. Un rischio necessario, secondo i sostenitori della legge. […]

 

Le polizie europee, contrariamente a quanto avviene con i messaggi SMS o le conversazioni degli operatori di telefonia, non possono accedere alle comunicazioni delle App di messaggistica con crittografia “end to end”, da punto a punto, se non chiedendo agli stessi gestori di Telegram, Whatsapp, Signal (quest’ultima, poi, non conserva neanche i messaggi). Quindi, tra autorizzazioni del magistrato e richieste internazionali, spesso arrivano tardi o quando non c’è più nulla da trovare.

 

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Quindi, la logica della proposta è che bisogna agire prima che il messaggio sia crittografato, dividendosi in pacchetti che vanno in decine di Paesi diversi per poi ricomporsi nell’App del destinatario. Bisogna agire nello smartphone.

 

[…]  Al tempo del dual-use, cioè strumenti che nascono per uso civile e scopi legittimi che si prestano ad essere riutilizzati per fini diversi, militari o repressivi, i rischi di intrusione nel database, magari da parte di Stati nemici, apre scenari drammatici. D’altro canto, le polizie europee si trovano in netto svantaggio di fronte ai criminali che paradossalmente sono avvantaggiati dalle le regole imposte dalla privacy a chi le deve rispettare. Il dilemma privacy/sicurezza, ai tempi dell’AI e della guerra, è diventato un rebus che richiede una soluzione urgente.

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