UNA AGGRESSIONE BRUTALE. UNA VITTIMA SCELTA A CASO, SENZA NESSUNA RAGIONE. TERRORE A MILANO DOVE LAMIN SAIDILLY, NATO IN VENETO DA GENITORI ORIGINARI DEL GAMBIA, COLPISCE CON VENTI COLTELLATE ALLE SPALLE UN 55ENNE CHE STAVA FACENDO COLAZIONE IN UN BAR IN ZONA SAN SIRO – LA VITTIMA E’ RICOVERATA IN GRAVE CONDIZIONI ALL’OSPEDALE NIGUARDA, L’AGGRESSORE 22ENNE, CHE AVEVA IL CAPPUCCIO DI UNA FELPA NERA IN TESTA E LO SCALDACOLLO A COPRIRE GRAN PARTE DEL VISO, E’STATO BLOCCATO A TERRA DALLA REAZIONE DEL PADRE DEL 55ENNE E DI DUE CLIENTI EGIZIANI, E POI ARRESTATO - NELLE SUE TASCHE GLI AGENTI HANNO TROVATO DEI BIGLIETTINI SCRITTI IN INGLESE: “NON LASCIARTI ABBATTERE DAL DOLORE”; “CREDI IN TE STESSO”. ESCLUSI LEGAMI CON GRUPPI TERRORISTICI, SI INDAGA SU POSSIBILI GRAVI DISTURBI PSICHIATRICI - LA FAMIGLIA: “ERA SCAPPATO 10 GIORNI FA, CHIEDIAMO SCUSA”
Cesare Giuzzi Matteo Marcon per corriere.it - Estratti
milano bar uomo aggredito da Lamin Saidilly
« Si vedevano solo gli occhi». Lamin Saidilly, 22 anni, aveva il cappuccio di una felpa nera in testa. Lo scaldacollo a coprire gran parte del viso. Tanto da farlo sembrare un passamontagna. Le telecamere del bar lo catturano quando gira l’angolo di via Capecelatro verso l’ultimo tratto di via Paravia.
Fa una manciata di passi, poi piomba alle spalle di Gerardo P., informatico di 55 anni, moglie e una figlia. Era in piedi, davanti al padre Costantino, 78 anni, ex piastrellista seduto a far colazione ai tavolini di plastica bianca del bar «La Giada» .
I filmati mostrano la sua sorpresa alle prime fitte della lama. Si volta di scatto, ma non ha il tempo di fare altro.
Sobhi Rezk e Osama - DUE OPERAI CHE HANNO FERMATO LAMIN SAIDILLY
Perché quel ragazzo vestito di nero gli è addosso, lo colpisce all’addome, al torace, ovunque riesca prima di essere bloccato a terra dalla reazione proprio del padre della vittima e di due clienti egiziani, due muratori che stavano per andare in cantiere. Si chiamano Osama e Sobhi, 55 e 38 anni. Sono loro i primi ad avventarsi su quel fantasma arrivato da chissà dove. Da dentro al bar, un altro cliente, italiano, che sta leggendo il giornale, sente il trambusto e si fionda fuori.
Anche lui lotta con quel ragazzo ormai quasi immobilizzato a terra ma che non lascia il coltello. Gerardo P., Jerry come lo chiamano tutti, ha il tempo di rialzarsi e rifugiarsi terrorizzato dietro al bancone del bar. «C’era sangue dappertutto», ripetono i baristi cinesi che qui, nella periferia affacciata sullo stadio di San Siro, sono un punto di riferimento per tutto il quartiere.
Quando Gerardo P. viene soccorso e portato al Niguarda le sue condizioni sono critiche: ha il fegato compromesso e un polmone collassato, una ventina di ferite penetranti sferrate con un coltello con una lama di sette centimetri.
Quello che i due muratori egiziani consegnano alle prime volanti della polizia.
Lamin Saidilly, nato a Conegliano Veneto (Treviso) da genitori originari del Gambia, non dice una parola. Non una spiegazione, non un segnale che possa far capire il perché di quella aggressione brutale.
Una vittima scelta a caso, senza nessuna ragione. Almeno così sembrerebbe emergere dai primi accertamenti. È stato arrestato per tentato omicidio, a coordinare le indagini il pm Elio Ramondini. Nelle sue tasche gli agenti hanno trovato dei bigliettini scritti in inglese: «Non lasciarti abbattere dal dolore»; «Credi in te stesso». La Digos sta verificando possibili legami con gruppi terroristici o radicalismo che però al momento sarebbero esclusi. «Se non fossero subito intervenuti gli altri clienti lo avrebbe ucciso».
Si indaga su possibili gravi disturbi psichiatrici, anche se nel passato del 22enne non risultano ricoveri né cure. C’è invece un precedente sospetto, sul quale sono ancora in corso le verifiche della polizia con le autorità inglesi: un ragazzo di 25 anni accoltellato quasi a morte per una rapina fuori da un bar nei sobborghi di Leeds nel novembre 2023.
Ma su Saidilly negli archivi della polizia non risultano precedenti. Nato a Conegliano, il padre è un operaio della Electrolux poi emigrato in Inghilterra dieci anni fa. (...) Da dieci giorni però il 22enne Lamin era sparito da casa: «Non sapevamo dove fosse, era un bravo ragazzo che lavorava, finché non si è allontanato.
Non aveva mai avuto problemi psichiatrici. Chiedo scusa alla vittima», ripete adesso al telefono papà Dodou, 60 anni: «Non so cosa sia successo, non gli ho ancora parlato». Le sue uniche tracce a Milano sono tre accessi in hotel nei primi giorni della sua «fuga»: il primo, il 23 giugno, in via Rubens, il secondo in viale Jenner, l’ultimo, martedì, in via Fornari. Poi, forse, ha dormito per strada.



