QUALCUNO DOVEVA AVER DENUNCIATO ALBERTO STASI PERCHÉ, SENZA CHE AVESSE FATTO NULLA DI MALE, UNA MATTINA VENNE ARRESTATO – IL CRITICO LETTERARIO ANTONIO D’ORRICO: “L’INCIPIT DEL PROCESSO DI KAFKA È DAVVERO (COME TEMEVO) IL PIÙ GIUSTO PER LA STORIA DI ALBERTO STASI, CONDANNATO INNOCENTE PER L’ASSASSINIO DELLA SUA FIDANZATA? LA TELEVISIONE HA FATTO DEL CASO GARLASCO UNA COMMEDIA ALL’ITALIANA. PERÒ HA AVUTO IL MERITO DI FAR SCIOGLIERE IL PIÙ INCREDIBILE COLD CASE NAZIONALE. E, COME EPIGRAFE, LA PIÙ GIUSTA MI SEMBRA UNA VECCHIA BATTUTA DI GAETANO SAVATTERI: “IL PAESE CHIEDE ASSASSINI PIÙ TELEGENICI. LI AVRÀ”....
Antonio D’Orrico per "Domani" - Estratti
LA SCENA DEL CRIMINE - CASA POGGI - GARLASCO
(…) Allora è davvero una tragedia tale da scomodare Kafka? «Qualcuno doveva aver denunciato Josef K. perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto».
L’incipit immortale del Processo è davvero (come temevo) l’incipit più giusto per la storia di Alberto Stasi, condannato innocente per l’assassinio della sua fidanzata? Ho seguito con fervore i talk show sul Caso Garlasco: i sogni rivelatori dell’avvocato Lovati; l’accumulazione seriale di scontrini e pizzini in casa Sempio; i distinguo improntati alle più irragionevoli certezze dell’azzimato generale in congedo Garofano;
andrea sempio chiara poggi alberto stasi
la bravura, anche scenica, dell’avvocato De Rensis, che non piaceva ad Aldo Grasso (la storia di Fulvio Bernardini si ripete?); la spocchia dell’avvocato Tizzoni; la sincerità dell’avvocato Bocellari. La televisione ne ha fatto una commedia all’italiana (è inutile, è più forte di lei: il mezzo è il messaggio), però ha avuto il merito (grazie soprattutto a Milo Infante, Massimo Giletti, Pino Ranaldi e, su YouTube, l’eroica Bugalalla) di far sciogliere a fuoco lento il più incredibile cold case nazionale.
Chi ha voluto il male di Stasi conducendo indagini disastrose, giudicando su prove traballanti, combattendo con arroganza contro ogni ragionevole dubbio? Scusate, l’arringa continua. Perché, dopo Kafka, ora ci vorrebbe l’Émile Zola di J’accuse, o almeno il Pasolini degli Scritti corsari, perché qui si respira atmosfera da Affaire Dreyfus. Ma forse questo nuovo J’accuse è già in libreria. Permettete un’autocitazione perché è una citazione a giudizio per quelli che si sono accaniti contro Stasi:
«Stefano Vitelli, il magistrato che assolse Alberto Stasi, ha scritto Il ragionevole dubbio di Garlasco (Piemme). Mi ha scioccato vedere questa persona vera, autentica, in mezzo alla folla di mezze calzette che popolano i talk show. La sua passione e la sua competenza hanno qualcosa di sacrale (fatemi aggettivare alla Pasolini per una volta), malgrado Vitelli si presenti con nonchalance versiliese (è nato a Viareggio): t-shirt sotto la giacca, pochette, braccialetti colorati ai polsi».
E, come epigrafe, la più giusta mi sembra una vecchia battuta di Gaetano Savatteri che avrebbe potuto essere anche di Ennio Flaiano: «Il paese chiede assassini più telegenici. Li avrà». Forse la spiegazione in otto parole del perché all’inizio si percorse l’unica e sola pista del «biondino dagli occhi di ghiaccio», mentre erano soltanto gli occhi di un ragazzo miope.
STASI - MEME BY EMILIANO CARLI
marco panzarasa - alberto stasi - chiara poggi - londra 2007


