franciscka szabo sheena bathory

AVETE MAI SENTITO PARLARE DEL “POWERSLAP”? È UNA DISCIPLINA DI ARTI MARZIALI CHE RACIMOLA MILIONI DI VISUALIZZAZIONI SUL WEB, IN CUI DUE LOTTATORI SI SFIDANO A COLPI DI CEFFONI, FINCHÉ QUALCUNO NON FINISCE A TERRA – LA CAMPIONESSA DI QUESTO SPORT È L’UNGHERESE FRANCISCKA SZABO, ALIAS SHEENA BATHORY, CHE AD OGGI È IMBATTUTA NELLA SUA CATEGORIA: “NON SI TRATTA SOLO DI DARE SCHIAFFI. È PIÙ COMPLESSO DI QUANTO APPAIA” – “MOLTI MEDICI HANNO SOTTOLINEATO I RISCHI DI DANNI NEUROLOGICI A LUNGO TERMINE E DI TRAUMI VIOLENTI NELL’IMMEDIATO. NE SONO CONSAPEVOLE, MA…” - VIDEO

 

Gabriele Gambini per “La Verità”

 

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[…] Franciska Szabo da Budapest, 34 anni di carne, ossa e adrenalina, sui social è definita «l’uragano ungherese»: tante medaglie nello judo, sport di famiglia, modella fitness, star in patria del reality tv Exathlon, wrestler col nome di battaglia «Sheena». È capitata in America quando la Ufc - la federazione di sport da combattimento che fattura miliardi di dollari fondata dall’imprenditore Dana White - stava promuovendo i primi incontri di powerslap. Ha voluto provarci.

 

Oggi è imbattuta nella sua categoria: 5 incontri, tutti vinti.

 

Nonostante le controversie intorno a una pratica pericolosissima, proibita in molti Paesi, avallata a Las Vegas e nell’Arabia Saudita dei petroldollari, la federazione di Power Slap fin dal 2024 conta 3,48 milioni di fan sul canale YouTube, 6,5 milioni di seguaci su TikTok, 3,9 milioni su Instagram e 13 miliardi - non è un errore, miliardi - di visualizzazioni complessive, per lo più utenti sotto i trent’anni.

 

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Si tratta di match in cui a turno ci si colpisce sulla guancia con uno schiaffo a mano aperta. Fa male, c’è chi sviene.

 

[…] Oggi è campionessa di powerslap.

«Ci sono approdata per caso. Un ottimo veicolo promozionale».

 

Racconti.

«Nel 2022 mi ero trasferita in America dopo le vittorie in Europa nel judo, i primi incontri di wrestling e la popolarità ottenuta con la trasmissione sportiva Exathlon. A Budapest mi riconoscevano per le strade, sui social incrementavo i seguaci. Decisi di trasferirmi in una realtà più grande e cogliere le opportunità nel bodybuilding e nel wrestling professionistico.

 

Quello era il piano. A Las Vegas mi contattarono per propormi un’esibizione femminile nel nascente movimento di powerslap. Sapevo fosse collegato alla federazione Ufc, mi è sembrata una grossa opportunità».

 

Così ha iniziato a dare e prendere ceffoni.

«Non si tratta solo di dare schiaffi. Ci sono regole precise, una tecnica rodata, è più complesso di quanto appaia».

 

Come si svolge un match?

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«Dipende dal livello. Si parte da tre round, fino a cinque nelle competizioni di cartello. Si vince o per ko o ai punti, su decisione dei giudici. Ci sono ammonizioni e sottrazione di punti per colpi proibiti e falli. In ogni round, il combattente deve colpire l’avversario sulla guancia, tra lo zigomo e la mascella.

 

Mai da altre parti. Deve rispettare la posizione dei piedi stabilita dal regolamento, non può saltare o alzarsi sulle punte. Deve mettere il paradenti e i tappi nelle orecchie. L’avversario, con le mani incrociate dietro la schiena, a sua volta non può sottrarsi al colpo, spostare la testa o fare movimenti inconsulti».

 

E una volta portato il colpo?

«C’è un minuto di tempo per assorbirlo, verificare con il team e con un medico il proprio status psicofisico, per poi cominciare il turno di risposta. È una questione di mira, bilanciamento, velocità, forza esplosiva, concentrazione, capacità di incassare».

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Dunque non basta avere un braccione e le mani a padella.

«No, non funziona così (ride, ndr). La tecnica conta più della forza. La potenza di un ceffone non deriva dal braccio, ma dall’uso delle gambe, dalla rotazione del busto, dalla giusta accelerazione, dal calcolo delle distanze. Chi si cimenta nel powerslap proviene dal mondo della lotta: è già esperto nel colpire e incassare».

 

Ci sono trucchi utili a vincere?

«Forse l’unico trucco è psicologico. Non mostrare esitazione. Cogliere l’attimo nel momento propizio. La sintesi del carpe diem. Un dettaglio trascurato può fare la differenza».

 

Non ha paura mentre la stanno per colpire?

«No. Altrimenti non lo farei. Non faccio la smargiassa, ma credo che la vita sottoponga a prove ben più spaventose di uno schiaffo. Se la paura prende il sopravvento, addio match. Però una preghiera la dico».

 

[…] Sa che a ogni colpo rischia grosso?

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«Non avrebbe senso nasconderlo. Molti medici hanno sottolineato i rischi di danni neurologici a lungo termine e di traumi violenti nell’immediato. Ne sono consapevole, come del resto lo è chiunque pratichi uno sport da combattimento. Ma ci sono persone costruite in modo diverso dagli altri. Io ho bisogno di spingermi oltre i miei limiti fisici, di mettere alla prova il mio coraggio, di uscire dalla zona di conforto. Non sto facendo l’apologia della temerarietà. Ma sono fatta così. Seguo il mio istinto e i miei talenti».

 

[…] Vanta 5 incontri vinti senza mai andare al tappeto.

«In verità una volta ko ci sono finita, ma la vittoria è stata assegnata a me per colpo scorretto di Jackie Cateline, la mia avversaria».

 

Che sensazione ha provato?

«Nel momento in cui è successo e stavo crollando al tappeto, quasi non ci credevo. Poi si è spenta la luce. All’ospedale ho notato il livido sul collo, non sulla guancia, e ho capito che avevo subito un colpo scorretto. Ho vinto, ma intanto tutti i social, milioni di persone, avevano pubblicato il video del mio crollo, diventato virale. Mi sentivo rodere dentro, pungolata nella fiducia in me stessa».

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E che cosa ha fatto?

«Ho chiesto subito di fissare una rivincita, ma ho anche capito che, essendo uno sport popolare sui social, alcune avversarie sono interessate più alla sensazione eclatante del momento da veicolare sul web che a una vittoria pulita».

 

Nella rivincita si è imposta sul campo.

«Volevo batterla sul campo e così è stato. È finita al tappeto due volte».

 

Questo spiega perché il powerslap sia definito uno sport per i social.

«Confermo. Non conta tanto il montepremi, quanto sfruttare la visibilità mondiale per farsi conoscere nelle altre discipline, nel mio caso il wrestling e le arti marziali miste».

 

[…] Gli uomini hanno paura di lei?

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«Sulle prime, scoraggio anche i meno timidi, quando scoprono che cosa faccio nella vita. Però dipende dalle situazioni. Personalmente sono attratta da una, non so come spiegarlo, energia maschile che faccia da complemento a me, a quel che sono, e che possa portare pace interiore, considerata la mia attività frenetica. Non disdegno i fisici belli, ma ciò che mi colpisce di un uomo è la capacità di insegnarmi qualcosa, e magari la sua profondità».

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