PUÒ UN FILM DIRETTO DA ISRAELIANI, IN CUI SI INTERVISTANO ALTRI ISRAELIANI, ESSERE “ANTISEMITA”? PER NETANYAHU, SI’ – ANCHE “BIBI” SI UNISCE ALLA PROTESTA CONTRO IL FILM “NAZA” DI YUVAL ABRAHAM E RACHEL SZOR, VINCITORE DEL PREMIO DELLA GIURIA A VENEZIA, CHE RACCOGLIE LE TESTIMONIANZE ANONIME DI 24 TRA UFFICIALI DELL’INTELLIGENCE E SOLDATI DELLO STATO EBRAICO PER SVELARE I MECCANISMI DELL’UCCISIONE DI MASSA DEI CIVILI PALESTINESI A GAZA: “STIAMO COMBATTENDO L’INCITAMENTO ANTISEMITA A LIVELLO MONDIALE, MA QUANDO VIENE DA NOI, È INTOLLERABILE” – IL MINISTRO DELLA CULTURA DI TEL AVIV HA CHIESTO LA REVOCA DELLA CITTADINANZA AGLI AUTORI, MENTRE QUEL COLONO IRRITABILE DI ITAMAR BEN-GVIR, MINISTRO DELLA SICUREZZA, LI HA INVITATI AD ANDARE “DAI VOSTRI AMICI DI HAMAS”
Estratto dell’articolo di Francesco Battistini per il "Corriere della Sera"
Non si sa se l’abbia visto. «Ne ho sentito parlare». E tanto gli basta: «È scioccante — dice Bibi Netanyahu —. Stiamo combattendo l’incitamento antisemita a livello mondiale, ma quando viene da noi, è intollerabile». Film antisemita, registi traditori, qualcuno pagherà: i 25 minuti d’applausi a Venezia e il premio della giuria a Naza , in Israele si trasformano in una valanga di fischi.
Dove nell’ordine si chiede: la revoca della cittadinanza agli autori (Miki Zohar, ministro della Cultura), l’incriminazione al tribunale militare (Eyal Zamir, capo di Stato maggiore), l’invio dei registi a Gaza «dai vostri amici di Hamas» (Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza). […]
Siamo in campagna elettorale, il tema principale resta il 7 ottobre e le critiche a Bibi, feroci, sono sempre sulle sue lentezze e ambiguità. Raramente si parla dei «naza», acronimo che sta per nezek agavi e indica i danni collaterali, ovvero le vittime civili.
[…] «Gli attacchi vengono da chi non ha ancora visto il film», si difende la produzione inglese, «turbata da questa risposta autoritaria»: «I due autori, Yuval Abraham e Rachel Szor, hanno lavorato tre anni con coraggio, e le testimonianze sono tutte veritiere».
Presentato con le voci originali in ebraico, «perché è importante che gl’israeliani sentano che cos’hanno fatto i nostri soldati a Gaza», il film non è ancora arrivato in Israele e non è detto che la censura militare lo permetta: si raccontano violenze ingiustificate e perfino un attacco pianificato dall’intelligenza artificiale, che già a tavolino prevedeva almeno 500 vittime civili.
«Accuse false e infamanti», per il generale Zamir: «Non è un film che critica l’Idf, né un tentativo d’accertare la verità. Si basa sulla deliberata distorsione della realtà». E poiché «la libertà d’espressione non è una licenza per tradire lo Stato, chiunque agisca contro Israele in tempo di guerra deve sapere che ci sarà un prezzo da pagare».
Film Naza mostra del cinema di venezia
L’ordine dell’Idf al procuratore militare, Itai Ofir, è d’accertare chi abbia passato agli autori materiale comunque riservato, se ci siano gli estremi dell’intelligenza (per nulla artificiale) col nemico e del tradimento, chi siano le 24 fonti anonime intervistate, perlopiù funzionari dei servizi o soldati «di basso rango che non potevano accedere a quel tipo d’informazioni». Anche la cancellazione della cittadinanza è possibile, se i giudici accertano «la slealtà» verso lo Stato. […]



