giuseppe bottai giordano bruno guerri

BOTTAI, IL FASCISTA FOTOGENICO – È STATA RIPUBBLICATA LA BIOGRAFIA DEL GERARCA FASCISTA FIRMATA DA GIORDANO BRUNO GUERRI, APPARSA IN PRIMA EDIZIONE NEL 1976, CHE ALL’EPOCA SUSCITÒ SCANDALO, ACCUSATA DI ESSERE UN ESEMPIO DI “REVISIONISMO STORICO” – BOTTAI FU IL SOLO INTELLETTUALE IN SENSO MODERNO DEL REGIME: EX FUTURISTA, MASSONE, EROE DI GUERRA, BELL’UOMO, DIRETTORE DI RIVISTE CULTURALI, AMICO DEI FASCISTI TIEPIDI E SVOGLIATI, FU UNO DEI GERARCHI CHE IL 25 LUGLIO 1943 DECRETÒ LA FINE DEL REGIME.

Estratto dell’articolo di Diego Gabutti per “ItaliOggi”

 

giuseppe bottai - l'uomo migliore del regime - di giordano bruno guerri

Come ogni altra biografia (e ogni saggio storico) di Giordano Bruno Guerri, anche Giuseppe Bottai, apparso in prima edizione nel lontano 1976, primo d’una lunga e fortunata serie, ebbe subito una larga diffusione e, da allora, non è più uscito di catalogo.

 

Due le ragioni: racconta una storia che, prima che se ne occupasse Guerri, non era stata scritta da storici ma da agit-prop, ed è scritto bene. All’epoca, nell’Italia dei tumulti goscisti, della P38 e del possibile «sorpasso» del Pci sulla Dc, questo libro suscitò scandalo.

 

Era un classico («e indegno») esempio di «revisionismo storico», si disse, con formula allora abusata e oggi dimenticata. Era un libro sbagliato, «fascista» più che «sul fascismo», a differenza, per dire, della Storia d’Elsa Morante, il feuilleton best seller che «quello sì» diceva «le cose come stanno» […]

 

Caso non meno strano e inaspettato, Giuseppe Bottai, un fascista critico, come s’intitolava allora il libro di Guerri, uscì da Feltrinelli, casa editrice massimalista, che ai tempi non era soltanto «di sinistra», ma vicinissima all’ultrasinistra.

giordano bruno guerri

 

Tra il Bottai e il Mussolini c’era però una differenza non da poco, di sostanza: mentre le pagine di Guerri filavano veloci, da fare invidia al Via col vento d’Elsa Morante, le pagine di De Felice arrancavano, lente, tortuose, labirintiche, praticamente illeggibili (sia detto senza offesa, giudicando cioè il prosatore da come scrive e non lo storico da come vede la storia).

 

[…]

 

Guerri, invece, con Bottai aveva vita facile. Insieme a Giovanni Gentile, che però era un accademico, un professore, un filosofo, Giuseppe Bottai era il solo intellò in senso moderno del regime: ex futurista, massone, eroe di guerra, bell’uomo, direttore di riviste culturali, amico dei fascisti tiepidi e svogliati e persino (ma non troppo) di quelli eretici. In dirittura finale, poi, Bottai fu uno dei gerarchi che il 25 luglio – con un voto a sorpresa (e anche un po’ a tradimento) – sbalzò il DUX dal trono e decretò, alè op, la fine del regime.

 

GIUSEPPE BOTTAI

Dopo di ché, sfuggito alla caccia dei nazisti e degli ex camerati, s’arruolò nella Legione Straniera sotto falso nome (uno pseudonimo bellicoso e futurista, Andrea Battaglia) e, dal settembre 1944 al maggio 1945, affrontò i tedeschi, armi alla mano, «nel cuore della Germania». Bottai era insomma un fascista fotogenico.

 

Con lui s’andava sul sicuro, tanto che persino le terze pagine, tutte o quasi antifasciste, anche se di solito più per convenienza che per convinzione, ammisero a denti stretti che il personaggio aveva in fondo qualche merito, e che l’Italia aveva trovato, nel suo biografo, uno storico di talento.

 

GIUSEPPE BOTTAI MUSSOLINI

La biografia di Bottai, all’origine, era la sua tesi di laurea. Guerri era al suo primo lavoro, ma fu un lavoro di fino. Lavorando di documenti inediti, scavando nelle collezioni prima di Critica fascista e di Primato, quest’ultimo il quindicinale che Bottai diresse fino al 1943, gli anni della guerra e della fronda, e raccontando il fascismo senza preconcetti ma anche senza particolare rispetto, Guerri fece di Bottai uno dei personaggi chiave per accedere, se non per venire a capo, dell’enigma fascista, tuttora irrisolto.

 

In seguito ne avrebbe individuati altri: Marinetti, Malaparte, Ciano, lo stesso Mussolini, e naturalmente D’Annunzio, «amante e guerriero», Poeta e Soldato, al quale Guerri avrebbe dedicato, negli anni, più d’un libro suggestivo («dall'ottobre del 2008», come si legge su Wikipedia, Guerri è anche «presidente della Fondazione Vittoriale degl’Italiani, la casa-museo di Gabriele D'Annunzio a Gardone Riviera»).

 

giordano bruno guerri d'annunzio

D’Annunzio, con Marinetti, ha l’aria d’essere di gran lunga il suo «arcitaliano» preferito. Ma Bottai, «l’intellettuale», il «moderato», fu il primo e (diciamolo) il più presentabile, se non proprio «il migliore», come proclama il sottotitolo della nuova edizione, dei fascisti di cui Guerri, nei successivi cinquant’anni, avrebbe messo in scena la storia e le avventure.

 

Tuttavia, quanto a moderazione e ad «antitotalitarismo», c’è sempre da procedere con prudenza quando si raccontano storie di leader in camicia nera e di fascismo, una distopia che il filosofo e politologo Eric Voegelin allineava tra «i moderni movimenti gnostici»: delle sette apocalittiche che nel Novecento, per la prima volta nella storia universale, quasi divorano l’intero mondo nel tentativo, ancora da sventare, d’imporgli «l’uomo nuovo».

 

GIUSEPPE BOTTAI 33

Insieme «al progressismo, al positivismo, al marxismo, alla psicoanalisi, al comunismo e al nazionalismo», che oggi diremmo più distrattamente «sovranismo», il fascismo non sa cosa sia la moderazione, o quella che Bottai, in una conferenza del 1924, definì avventatamente una «rivoluzione intellettuale, senza deformazioni manganellistiche».

GIUSEPPE BOTTAI 33GIUSEPPE BOTTAI 33

giordano bruno guerri

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