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DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

Riccardo Panzetta e Carlo Tarallo per Dagospia

 

PAOLO MIELI

“Credo che adesso arriverà il bello” pontifica Paolo Mieli che, in un'intervista al “Fatto Quotidiano”, snocciola la sua profezia.

 

L’ex direttore del “Corriere della Sera” sente puzza di bruciato: “Lavitola davvero avrebbe investito 7 anni della sua vita per far destituire Ranucci dalla conduzione di Report?”. Può darsi, che “qualcuno si sia infilato in questo rapporto proprio allo scopo di mettere in piedi una missione per danneggiare Ranucci”.

 

Per conto di chi? “Nessuno di noi lo sa immaginare”.

 

Quel che sappiamo è che nell'ordinanza, il Gip ha escluso categoricamente qualunque coinvolgimento di Ranucci nella pianificazione dell'attentato: il giornalista non sapeva.  

 

GOMES TAVARES - SIGFRIDO RANUCCI - VALTER LAVITOLA - MEME BY OSHO

Paolo Mieli evoca ciò che molti immaginano: “The Dark Side of Lavitola”, ovvero quella zona d’ombra che ancora avvolge il caso dell'attentato bombarolo a Sifrido Ranucci. Il conturbante conduttore di "Report", di sicuro, ha qualche responsabilità per il papocchio che prende forma intorno a lui: ha coltivato un’amicizia pericolosa con un faccendiere pregiudicato, e imprevedibile, come Valter Lavitola.

 

C’è un "però", grosso come un cinghiale, da esplorare.

 

La leggerezza, l’imprudenza e quella malcelata vanità che hanno spinto Sigfrido a farsi “abbindolare” da Valterino non spiegano tutto.

 

valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro

A molte domande non è stata (ancora) data una risposta: i misteri, i dubbi, i sospetti, in questi torridi giorni agostani, si moltiplicano.

 

Tutto gira intorno al movente che ha spinto Lavitola a commissionare l’attentato. Il faccendiere sperava di accrescere la popolarità di Ranucci così da convincerlo a entrare in politica? Ai magistrati ha spiegato di voler “sfruttare” la bomba per spingere le autorità a rafforzare la scorta del conduttore di “Report”.

 

Se fossero queste le (vere) ragioni dell'attentato, la condizione indispensabile affinché funzionasse era non essere scoperti.

INSIGHT SULLE RICERCHE ONLINE SU SIGFRIDO RANUCCI - CHAT CON VALTER LAVITOLA

 

Per portare a casa un risultato, qualunque esso fosse, era necessario colpire e non essere individuati.

 

La bomba esplosa sotto casa di Ranucci a Pomezia, il 16 ottobre 2025, per dare concretezza ai piani di Valterino avrebbe dovuto restare anonima, senza mandanti né esecutori. Ignota, misteriosa, attribuibile a qualunque potenziale nemico di Sigfrido. Un "boom" senza impronte digitali.

 

Sarebbe stato, in quel caso, il delitto perfetto. La bomba sotto la villa di Ranucci sarebbe diventato l’ennesimo cold case italiano, dato in pasto a giornali e politici, sul quale ricamare complotti, ipotizzare ritorsioni, evocare allarmi.

 

bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 2

Dunque, teniamolo a mente: per avere una qualche efficacia, il delirante "piano Lavitola" doveva restare impunito.

 

Una volta scoperti, infatti, come è poi accaduto, gli “obiettivi” di Lavitola (teoricamente a favore di Ranucci) si sono dissolti come neve al sole. Puf!, zero, nada. 

 

L’unico, tangibile, effetto di questa grossolana architettura criminale è stato mettere Sigfrido Ranucci in un angolo, screditarlo agli occhi dei suoi stessi sostenitori e consegnarlo alle fauci dei suoi detrattori, ora più determinati a fargli la pelle.

 

Una eterogenesi dei fini, si sarebbe detto un tempo. E anche piuttosto sorprendente.

 

Lo “stratega” Lavitola non è un maneggione alle prime armi: è astuto, smaliziato, esperto. Non poteva ignorare che la trama “in favore” di Ranucci avrebbe funzionato solo se l’inchiesta sull’attentato fosse rimasta senza colpevoli.

 

Per la buona riuscita del suo “piano” (amplificare il consenso di Sigfrido o spingere le autorità a potenziarne la scorta), tutto doveva filare liscio.

 

VALTER LAVITOLA E SIGFRIDO RANUCCI

Ma come poteva il sagace Valterino pensare di farla franca? Uno smaliziato filibustiere come lui, avvezzo a trame e congiure, doveva aspettarsi che l’attentato a Ranucci avrebbe attivato gli inquirenti, smosso l’intera macchina investigativa e portato all’individuazione dei responsabili in breve tempo. Neanche un allocco sotto acidi avrebbe creduto possibile il contrario.

 

Grazie alle moderne tecniche di indagine si stanno risolvendo crimini vecchi decenni, quanta difficoltà avrebbero mai potuto incontrato forze dell’ordine e magistrati nell’individuare e arrestare la scalcagnata banda dei “bombaroli d’amore”?

 

Chi puo’ farla franca, oggi, davanti alle avanzate capacità hi-tech di investigazione? In 8 mesi, infatti, sono finiti tutti in manette.

Qualcosa non torna, allora.

 

CLESIO GOMES TAVARES CON LA KATANA

Infatti un tipino fine come Clesio Tavares Gomes, in arte “’O nir”, ritenuto dai pm l'intermediario tra Lavitola e i presunti esecutori dell’attentato, con un pregevole passato da bodyguard di Rita De Crescenzo e Tony Colombo, aveva messo in conto di poter essere acciuffato. Non a caso, pochi giorni dopo l’attentato s’è rifugiato in Camerun (per poi spostarsi chissà dove, in Africa).

 

Gli stessi presunti esecutori, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis (i primi tre in carcere, la quarta ai domiciliari), non potevano non sapere che sarebbero stati beccati. Chi credevano di essere, Mandrake?

 

Il destino della banda era scritto dall’inizio. Sarebbe finita male, e così è stato: un attentato con esplosivo a un giornalista famoso come Sigfrido Ranucci avrebbe smosso il fior fiore degli investigatori. Pensare di farla franca era impossibile.

 

Già il 18 dicembre 2025, due mesi dopo l’attentato, e in seguito all’analisi delle telecamere sul tratto della via Pontina tra Sperone e Roma, i Carabinieri di Baiano fermarono la 500 utilizzata dai presunti attentatori.

 

Gomes Clesio Tavares con Antonio Passariello e Pellegrino DAvino - 22 luglio 2024 tiktok

In due mesi, dunque, i Carabinieri erano già sulla pista giusta: le intercettazioni avrebbero fatto il resto.

 

Che il rischio di essere scoperti fosse altissimo lo dimostra anche un’altra circostanza: lo scorso 16 luglio, su Repubblica, compare un articolo firmato da Andrea Ossino e Giuseppe Scarpa, dal titolo: “Per gli attentatori di Ranucci era pronto l'avvocato di Lavitola”.

 

Leggiamone alcuni passaggi:

 

Tutto inizia con un'intercettazione: ‘Mi ha girato questo messaggio, sta in Africa. Ha detto: ‘diglielo a tuo padre che va con un compagno e lo mandi da questo avvocato qua. Digli solo per parlare, parlate subito che se, per caso, dovesse succedere qualcosa, l'avvocato già sa come deve fare per non farvi prendere nessun guaio’.

 

È questa conversazione, presente nel fascicolo sull'attentato a Sigfrido Ranucci, a raccontare ciò che accade dopo l'esplosione dell'ordigno.

 

C'era una strategia precostituita: un difensore individuato in anticipo che – per assurdo – adesso diventa un punto di collegamento tra tutti i protagonisti di questa storia. Perché tutti - era l'indicazione - avrebbero dovuto rivolgersi a lui.

 

antonio passariello - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci

È Sergio Cola, principe del foro ed ex parlamentare di An. È estraneo alle indagini. Ma oggi questo particolare assume un peso ulteriore. Perché l'avvocato a cui avrebbero dovuto rivolgersi gli uomini del commando era stato suggerito dall'intermediario (Gomes Clesio Tavares, ndr) ed è lo stesso che adesso assiste Valter Lavitola.

 

Tutto era stato predisposto prima degli arresti e delle perquisizioni. La sequenza prende forma subito dopo il 16 ottobre. Gomes Clesio Tavares, che secondo i pm è la cerniera tra il mandante e gli esecutori materiali, è già in Camerun.

 

È da lì che parte il messaggio. L’indicazione è lineare: bisogna rivolgersi a un avvocato e pronunciare una sola parola, ‘Gomes’, ‘utile a consentire al difensore l'immediata comprensione della vicenda’, annotano i carabinieri. La scelta del legale ‘non rispondeva a una libera determinazione degli indagati’, è la frase chiave.

 

savierio mutone - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci

Nelle conversazioni captate anche il costo dell'assistenza legale risulta già risolto. ‘Viene pagato da quelli là’. Lo definiscono ‘il più forte di Napoli’. Negli anni ha patrocinato colletti bianchi ed esponenti della criminalità organizzata, compresi appartenenti al clan Russo, lo stesso per cui lavorava Gomes Clesio Tavares, incaricato del recupero crediti mediante intimidazione e violenza.

 

Alla fine le indagini hanno ricostruito un quadro lineare: gli esecutori venuti dall'Irpinia, l'intermediario scappato in Africa e il mandante: Valter Lavitola. Con una struttura che, ben prima dell'intervento dell'autorità giudiziaria, aveva già predisposto ogni segmento della successiva strategia: il difensore, la parola convenzionale e la narrazione da offrire agli investigatori”.

pellegrino davino - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci

 

Come cantava Riccardo Cocciante: era già tutto previsto. La banda dei bombaroli doveva aspettarselo, era forse cosciente, che sarebbe finita a schifìo.

 

E allora, come in un grande gioco dell’Oca, torniamo alla casella iniziale.

 

In questo guazzabuglio di silenzi e depistaggi, di fumi e ombre, la domanda sorge spontanea: qual è la vera ragione dell’attentato a Sigfrido Ranucci?

 

Anche il Gip si è scontrato con una spessa nube di nebbia: ha respinto la richiesta di scarcerazione o di domiciliari avanzata dalla difesa di Lavitola, definendo le sue dichiarazioni sul movente della "scorta" come "fumose, generiche e prive di riscontro".

 

E quindi: a cosa puntava Valter Lavitola? Che senso ha avuto eseguire l'attentato, nonostante la quasi certezza di essere scoperti e arrestati? 

 

Quale consistenza avevano i piani di Valterino per “favorire” il conduttore di “Report”, visto che dall'esplosione della bomba Ranucci ha avuto solo guai? Il "Fatto quotidiano" è arrivato a chiedersi se Lavitola non stesse facendo il doppio gioco per danneggiare, e non favorire, la carriera di Sigfrido. 

 

Come sostiene Paolo Mieli, qualcuno si è “infilato in questo rapporto allo scopo di mettere in piedi una missione per danneggiare Ranucci”. E chi avrebbe avuto un vantaggio da tale “missione”?

 

Ps: I legali di Lavitola hanno annunciato oggi la presentazione di nuova richiesta di riesame sulle misure cautelari di Valterino e fanno sapere che “si sta valutando un'integrazione delle dichiarazioni di Lavitola con la richiesta di un nuovo interrogatorio riguardo ad alcuni aspetti ritenuti 'fumosi' dai magistrati”. Tenetevi pronti: ci aspetta una nuova girandola di ricostruzioni...

 

bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 10GOMES CLESIO TAVARESbomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 6bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 1bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 3

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