BOY SCOUT? NO, GAY SCOUT! - LA SVOLTA DI "AGESCI", L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEGLI SCOUT CATTOLICI ITALIANI, DOPO OLTRE 50 ANNI, APRE ALLA POSSIBILITÀ CHE A GUIDARE GLI SCOUT SIANO VOLONTARI OMOSESSUALI E TRANSGENDER DI QUALUNQUE ORIENTAMENTO E IDENTITÀ (ORA SI CHE CI SARA' "TROPPA FROCIAGGINE", COME DICEVA PAPA FRANCESCO) - IL COMUNICATO AGESCI: "EDUCARE VUOL DIRE INCLUDERE..."
(ANSA) - ROMA, 28 MAG - L'orientamento sessuale e l'identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione per chi chiede di svolgere un ruolo educativo in associazione. A dirlo è l'Associazione guide e scouts cattolici italiani (Agesci) nel documento Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo approvato dal loro consiglio.
"L'Agesci ha maturato la convinzione che nel profilo del capo cristiano educatore l'orientamento affettivo e l'identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione nel discernimento che le Comunità capi sono chiamate ad esercitare quando una persona adulta chiede di entrare in associazione per svolgere un ruolo educativo", si legge nel documento. La premessa è che secondo "la pedagogia dell'accoglienza, radicata nella quotidianità del nostro servizio educativo" è "imprescindibile promuovere percorsi volti al superamento di sentimenti e atteggiamenti omolesbobitransfobici.
Tali sentimenti, infatti, costituiscono un ostacolo al riconoscimento, all'inclusione e all'integrazione nei nostri Gruppi, e in tutti i livelli associativi, di capi e capo, ragazzi e ragazze". L'Agesci ricorda che questa riflessione era cominciata con il consiglio generale del 2022. Era stato affidato all'associazione "il mandato di avviare percorsi capaci di creare spazi e occasioni di ascolto rivolti alle persone Lgbtqia+ - capi, capo, ragazzi e ragazze, presenti o già usciti dall'Associazione - così come alle Comunità capi, alle famiglie, alle Zone e alle Regioni, raccogliendo da tutte le parti riflessioni e testimonianze".
E "in coerenza con il nostro stile scout - si legge ancora nel documento -, questo cammino è iniziato dall'ascolto delle persone che vivono quotidianamente la vita associativa, riconoscendo nei loro vissuti un punto di partenza imprescindibile. Le testimonianze raccolte hanno evidenziato una grande varietà di esperienze nei territori:
accanto a percorsi di inclusione, in cui le Comunità capi hanno saputo valorizzare la diversità e creare ambienti sereni e trasparenti, sono emerse anche storie di sofferenza, silenzi e allontanamenti dovuti a pregiudizi, mancanza di strumenti o linguaggi non rispettosi". Quindi la svolta: l'orientamento sessuale non sarà più tra i criteri di scelta delle guide.


