"CAPISCO BUTTAFUOCO, CHE FA PARTECIPARE LA RUSSIA ALLA 'BIENNALE'" - VITTORIO SGARBI, PALLIDO E MAGRO, VIENE INTERVISTATO DA ALDO CAZZULLO ALLA FESTA DEI 150 ANNI DEL "CORRIERE DELLA SERA", A FERRARA: "AL REFERENDUM HO VOTATO 'SÌ'. TRA SILVIA SALIS E SCHLEIN? PREFERISCO LA SINDACA DI GENOVA" - IL CRITICO D'URTO, CHE E' STATO RICOVERATO PER UNA DEPRESSIONE, CITA EPICURO: "LA MORTE? NON MI FA PAURA PERCHÉ QUANDO C’È LA MORTE NON CI SIAMO NOI E QUANDO CI SIAMO NOI NON C’È LA MORTE..."
Estratto dell'articolo di Ludovica Brognoli per www.corriere.it
«Vittorio nella sua amata Ferrara»: così viene presentato sul palco del Teatro Comunale Vittorio Sgarbi, davanti a una sala gremita e commossa. L’occasione è la Festa dei 150 anni del «Corriere della Sera», per la tre giorni di eventi in programma nella città estense, che festeggia l’anniversario del quotidiano di via Solferino. [...]
Durante l’intervista, Sgarbi - che si è detto «felice ed emozionato» di essere presente all’appuntamento nella «sua» Ferrara - si è soffermato a parlare della sua grande passione: la storia dell’arte. Ma sul palco del teatro della città estense, si è anche discusso di politica. In uno dei passaggi più intimi del suo intervento Sgarbi racconta cosa significa per lui il quadro dell’Urlo di Munch, sollecitato da Cazzullo:
«Ognuno di noi ha un urlo con cui manifesta il suo rapporto difficile col mondo. Il quadro di Munch è emblema di una condizione umana che non è solo quella estrema dell’angoscia, ma quella quotidiana del dubbio, dei tradimenti». Il dipinto, che dice di aver sentito vicino negli ultimi tempi, «parla della solitudine, l’idea dell’uomo che deve fare i conti con la sua condizione umana».
«Se ho paura della morte? No, non mi fa paura, perché quando c’è la morte non ci siamo noi e quando ci siamo noi non c’è la morte» risponde a Cazzullo l’intervistato, citando il principio filosofico epicureo. E il «dopo la morte» come lo immagina, Sgarbi? «L’aldilà me lo immagino monocromo, con pochi colori, prevalentemente verde, come il ferro, in cui non c’è via d’uscita». E il Paradiso com’è? «È bianco, senza colori, perché siamo noi i colori del paradiso».
L’ex sottosegretario alla Cultura si è anche soffermato a parlare della Biennale di Venezia. Incalzando l’intervistato, Cazzullo chiede: ha ragione Buttafuoco a voler far sì che la Russia possa partecipare alla Biennale e sbaglia il governo che invece ha criticato questa scelta?
«Vedere contemporaneamente la Russia e l'Ucraina non può che essere utile», risponde Sgarbi. «Non c'è un danno rispetto all’arte, o rispetto alla democrazia, alla libertà per la capacità di ogni Paese di avere la sua autonomia. Perché l'arte sfugge a questo controllo e si affida alle capacità interpretative dei singoli artisti, i quali individualmente affrontano la storia, individualmente la rappresentano attraverso le loro immagini. Quindi la forza individuale supera quella di una regime che contiene le espressioni individuali dei singoli artisti».
Passando alla politica, Sgarbi ha anche affermato di aver votato, e perso, al referendum: «Ho votato sì» ha ammesso, aggiungendo anche che alle elezioni Politiche voterebbe per il centrodestra. Mentre se dovesse votare le primarie del campo largo, tra Conte, Schlein e Salis, preferirebbe «Salis». Alla domanda su chi, a suo parere, potrebbe essere un leader di centrodestra alternativo a Meloni, Sgarbi ha risposto: «Forse non si è ancora presentato. Ma le alternative si possono presentare».
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
silvia salis - foto vanity fair
silvia salis - foto vanity fair
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO




