IL CASO RANUCCI-LAVITOLA E’ UN ENIGMA: SOLO IL CONTENUTO DI PC, COMPUTER, TABLET POTRA’ DISSIPARE I DUBBI - L’INCHIESTA PROCEDE TRA CONTRADDIZIONI E SILENZI, PER CHIARIRE UN MOVENTE CHE ALL’APPARENZA E’ INESISTENTE – NON CE L’AVEVANO GLI ORGANIZZATORI MATERIALI DELL’AGGUATO (“NON SAPEVAMO NEMMENO CHI FOSSE RANUCCI” HANNO DETTO NEL CORSO DI UN INTERROGATORIO DI GARANZIA) - NON LAVITOLA, ACCUSATO DI ESSERE LA “MENTE” DEL BLITZ, CHE SI PROFESSA “AMICO FRATERNO” DI RANUCCI - QUALCOSA POTREBBE VENIR FUORI DA GOMES CELESIO TAVARES: MA COME, E CHI, POTRÀ SCOVARLO ORA CHE E’ IN CAMERUN?
Estratto dell’articolo di Ilaria Sacchettoni per il “Corriere della Sera”
[…] Valter Lavitola arriva tardi, non risponde, si protesta innocente. Il primo faccia a faccia con il pool di magistrati che indaga sull’attentato del 16 ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci si conclude con una professione di lealtà nei confronti del conduttore di Report «suo amico fraterno» e lascia intatti i mille dubbi su questa storia bizzarra e all’apparenza tortuosa. […] dunque vi sarà ricorso al tribunale del riesame per scoprire le insidie nascoste nelle intercettazioni.
Una fra tutte, valorizzata dai pm nel disporre le perquisizioni sullo stesso imprenditore, merita di essere riepilogata perché figura tra quelle che impensieriscono Cola: «Dai dati estrapolati dal telefono in uso a D’Avino (Pellegrino D’Avino arrestato con l’accusa di aver piazzato l’esplosivo, ndr ) nonché alla luce di quanto affermato dallo stesso D’Avino in sede di esecuzione dell’ordinanza cautelare quando, al momento del suo arresto, riferisce al suocero (Pietro De Filippis) di avvisare Gomes (l’indagato Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola, ndr ) affinché quest’ultimo avvisi “quell’altro”».
Secondo i pm «quell’altro» è Lavitola, ora indagato come mandante. L’ex direttore dell’Avanti , il «faccendiere» della Seconda Repubblica, si assolve davanti ai magistrati in un’ora e mezza di dichiarazioni spontanee, torrenziali e ridondanti. […]
Restano i dubbi che solo il contenuto dei supporti informatici (pc, computer, tablet) chiariranno. L’inchiesta procede tra contraddizioni e silenzi, per chiarire un movente che all’apparenza nessuno poteva vantare. Non gli organizzatori materiali dell’agguato («Non sapevamo nemmeno chi fosse Ranucci» hanno detto nel corso di un interrogatorio di garanzia succinto). Non l’uomo accusato di essere la «mente» del blitz che si professa innocente e affezionato alla vittima. Qualcosa potrebbe venir fuori da Gomes, ma come e chi potrà scovarlo in Camerun? Una rogatoria forse? Si capirà nei prossimi giorni.
Tra le certezze vi è che i magistrati vorranno riascoltare il conduttore di Report per capire se si possano colmare le lacune che ancora segnano l’inchiesta, compresa la natura del suo rapporto personale con Lavitola e che ruolo abbia avuto come fonte delle inchieste giornalistiche.
«Farò mente locale, ripassando scalette e servizi messi in onda da Report per capire se possa esserci qualcosa da mettere a disposizione degli investigatori», aveva detto Ranucci dopo l’arresto dei presunti esecutori dell’attentato. Poi, dopo aver saputo che l’amico era indagato come mandante, ha rivelato che è stato Lavitola a contattarlo mentre subiva la perquisizione per informarlo di quanto stava accadendo specificando «mi hanno detto che se tu fossi stato d’accordo saresti indagato anche tu».
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