cristina fogazzi estetista cinica

“HO VISTO PIÙ FEMMINE IO IN MUTANDE CHE ROCCO SIFFREDI NELLA SUA VITA” - CRISTINA FOGAZZI, FAMOSA SUI SOCIAL COME “L’ESTETISTA CINICA” E FONDATRICE DEI CENTRI DI BELLEZZA “VERALAB”, SI RACCONTA: “A MILANO ESISTE UN CLASSISMO STRISCIANTE CHE LASCIA SENZA PAROLE” – GLI INSULTI SUI SOCIAL: “MI SCRIVONO ‘A ‘STA CESSA UN PO’ DI DIETA NON FAREBBE MALE’ - “ALLE PRIMARIE PD HO VOTATO BONACCINI” (LE SOPRACCIGLIA GLIELE AVRÀ TATUATE LEI?)

Estratto dell’articolo di Rossella Burattino per “il Corriere della Sera”

 

cristina fogazzi 9

Dal vivo è molto più bella che in foto o in video.

«Perché la fotocamera “spiatta” e fa perdere l’effetto profondità. Il trucco, quando si scatta un’immagine, è mantenere la tridimensionalità e la prospettiva».

 

E non è neanche così cinica come la «disegnano»…

«Sono autoironica e riesco ad avere una grande empatia, soprattutto con le donne. Ho visto più femmine io in mutande che Rocco Siffredi nella sua vita».

 

Parola di Cristina Fogazzi, in arte l’Estetista cinica. Nata a Sarezzo (Brescia) nel 1974, è fondatrice di VeraLab, una delle realtà cosmetiche di maggior successo in Italia, appassionata d’arte, divulgatrice e interprete di un nuovo messaggio sul potere della bellezza inclusiva e sull’importanza della salute al femminile. Vive con Massimo Portulano, storico fidanzato sposato nel 2018, e Otto, il suo grand basset griffon vendéen.

 

Dalla ragazza che faceva su e giù sull’A4 con una Twingo grigia a imprenditrice da 63 milioni di euro di fatturato, oltre 60 dipendenti e un milione di follower soltanto su Instagram. […]

 

cristina fogazzi 8

Il successo l’ha cambiata?

«Un giorno un amico mi ha detto: “Non sei tu a essere diversa, ma le persone intorno a te”. Appena sono usciti i primi fatturati importanti mi ha chiamato gente che prima non mi rivolgeva la parola. A Brescia mi guardavano con sufficienza, quasi fossi una pazza mitomane. Ora sono un genio. Credevo che queste cose accadessero soltanto nei film».

 

Forbes Italia l’ha inserita fra le cento donne più influenti per la sua capacità di innovare e lo scorso Natale l’albero in piazza Duomo a Milano era firmato VeraLab…

«Quando l’ho visto accendersi è stato uno dei momenti più belli della mia vita».

 

C’era la fila per provare il percorso e con le sue palle rosa è stato il più fotografato e postato sui social. Però, ha ricevuto anche critiche da cittadini e politici.

«La notizia è uscita con il rendering di un albero rosa finto. Hanno subito commentato: “È un’estetista, chissà che combinerà! Sicuramente sarà cheap”. Milano è una città internazionale, dà tanto, ma esiste un classismo strisciante che lascia senza parole. Se mi avessero dato della megalomane me lo sarei portato a casa, però, hanno insinuato che il Comune era caduto in basso scegliendo me e questo mi ha fatto molto dispiacere.

cristina fogazzi 5

 

Avrebbero dovuto pensare: “Che figo, l’albero di Natale in piazza Duomo fatto da una donna, da una donna imprenditrice, da una donna imprenditrice che si è fatta da sola dopo dieci anni di sacrifici! Pensi che bel messaggio sarebbe stato…». […]

 

Anche le vignette ironiche hanno contribuito: «Che metodi usate contro la cellulite? Chiamiamo Chuck Norris».

«Sì, oppure: “Sono grassa e depressa… Ti faccio un gin tonic”, “che posso fare per le borse sotto agli occhi? Abbinare le scarpe giuste” e “un rimedio immediato per la cellulite? La Fata Madrina, ma io sono l’Estetista cinica”. Infine, “Puoi sbagliare il fidanzato, ma non l’estetista”.

 

Sulle donne c’è molta pressione sociale, ne ho viste tante a brandelli e la prima sono stata io. L’ironia nasce proprio da questo. Ricevo centinai di bei messaggi ma anche critiche innumerabili, non voglio chiamarli hater perché è la vita, la quotidianità. Mi scrivono da “Beh, un po’ di dieta non ti farebbe male” a “sta cessa!”».

 

cristina fogazzi 4

Lei risponde?

«Raramente in maniera scomposta. Ci sarebbe una disparità tra i commenti dei follower e i miei, come se una persona parlasse a bassa voce e io con un megafono a San Siro. Quindi, cerco di essere sempre educata, non sono falsa ma ho rispetto, soprattutto per me stessa. Sono stata la prima a mettermi in gioco, mi sono fatta vedere in slip e pur vergognandomi da morire ho deciso che quella ero io (con tutti miei difetti) e dovevo accettarmi per mandare un segnale forte alle donne».

 

Com’è, invece, il suo rapporto con i giovani?

«Molto diretto, mi seguono e parlo loro con franchezza. Ho avuto un’adolescenza difficile, a 16 anni ho iniziato un percorso di psicoterapia, soffrivo di attacchi di panico devastanti, non uscivo mai. Studiavo soltanto (al liceo classico). Avere qualcuno che mi abbia ascoltata mi ha salvata».

 

E la cosa che la fa più innervosire?

«Quando si pensa che dietro quello che faccio, dalla vignetta all’albero, ci sia un secondo fine. La mia spontaneità non è calcolata, se faccio beneficenza non è per prestigio. Mi preoccupo quando si pensa che ci sia una dietrologia che oscura tutte le mie azioni, le decisioni o il mio modo di vivere. Io espongo molto nella vita… e pure troppo!».

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Per esempio?

«In occasione delle Primarie del Pd ho dichiarato per chi avrei votato».

 

E chi ha scelto tra Stefano Bonaccini ed Elly Schlein?

«Bonaccini. Ho pensato che rappresentasse il partito a 360 gradi, che potesse raccogliere un bacino elettorale più ampio. Comunque, mi piace il lavoro che sta svolgendo Schlein, le sue battaglie sono giuste e credo sia la politica che ci voleva in questo momento storico». […]

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