kocani macedonia del nord la rabbia dei cittadini dopo la strage in discoteca

MACEDONIA INDIGESTA! “DOBBIAMO INSORGERE COME IN SERBIA O QUI NON CAMBIERÀ MAI NULLA”, ESPLODE LA RABBIA A KOCANI, IN MACEDONIA DEL NORD, DOPO L’INCENDIO DELLA DISCOTECA “PULSE” CHE HA CAUSATO 59 MORTI. I FUNZIONARI LOCALI HANNO AFFERMATO CHE LA LICENZA DEL LOCALE ERA STATA OTTENUTA ILLEGALMENTE E CHE IL LOCALE NON DISPONEVA DI ESTINTORI E USCITE DI EMERGENZA - L'ASSALTO AL MUNICIPIO DELLA CITTÀ E LE IMMAGINI DELLA DEVASTAZIONE DI UN PUB: VIDEO

https://www.repubblica.it/esteri/2025/03/17/video/macedonia_59_morti_in_incendio_discoteca_esplode_la_rabbia_devastato_un_pub-424068782/?ref=RHLF-BG-P1-S2-T1

 

 

 

Alessia Candito per repubblica.it - Estratti

 

 

kocani macedonia del nord la rabbia dei cittadini dopo la strage in discoteca

Prima le uova. Poi pietre, pezzi di pannelli strappati con la forza della disperazione e del lutto, lanciati contro la facciata del Municipio che solo un fitto cordone di polizia ha protetto dall’assalto della folla. Poco più di 24 ore dopo la strage del Pulse, a Kocani è esplosa la rabbia.

 

Non solo contro il sindaco “che per 31 ore è rimasto in silenzio” prima di dimettersi “senza neanche dare le condoglianze alle famiglie o far visita ai feriti”, o contro la polizia “che non li ha mai controllati”. Le migliaia di persone che questa mattina si sono date appuntamento nella piazza del centro culturale di Kocani nel mirino hanno l’intero sistema. “In Serbia hanno capito come fare. Noi macedoni dobbiamo insorgere come loro o qui non cambierà mai nulla”, dice Maja.

 

 

Ordinate, attorno a mezzogiorno hanno iniziato a mettersi in coda per lasciare un pensiero e una candela su un altarino improvvisato. Qualcuno con un fiore, altri con un cartello improvvisato, altri solo con in mano la stampa casalinga di una foto di un amico o un parente che non c’è più. Molti hanno in faccia lo stupore e su corpo e viso i segni di chi ha visto l’inferno e è sopravvissuto.“Devono pagare”, urla distrutto il padre di Dimitri, uno dei ragazzi che dal Pulse non è mai più uscito se non in una body bag.

kocani macedonia del nord la rabbia dei cittadini dopo la strage in discoteca

 

Nella piazza silenziosa a dispetto delle migliaia di persone presenti è la spoletta che salta di una bomba da tempo innescata. “Giustizia, giustizia”, gli risponde la folla. È un corpo vivo, dolente, che improvvisamente si muove. In testa i familiari, dietro parenti, amici. “Qui non c’è persona che non conosca almeno quattro o cinque ragazzi uccisi o feriti”, dice Danijela, “il paese è piccolo, siamo 11mila, almeno cinquanta delle vittime sono di qua”. Il serpentone di persone si snoda sul lungofiume, va di fretta, raggiunge il Municipio e li rimane a tuonare contro le finestre: “Giustizia e verità, giustizia e verità”. (...)

 

kocani macedonia del nord la rabbia dei cittadini dopo la strage in discoteca

La rabbia cresce, il corteo torna in dietro, lo spezzone principale si dirige rapido verso la caffetteria di proprietà del titolare del Pulse, la devasta. Il serpentone si spacca, un gruppo si pianta davanti alla stazione di polizia, scandendo “verità, verità”, un altro va verso il tribunale. Altri ancora tornano verso la piazza, dove ancora c’è chi si mette in coda per lasciare un pensiero, un segno. Sulla strada, rimangono cassonetti buttati giù, cestini divelti, migliaia di persone indisponibili a aspettare i tempi dei funerali e del lutto per dichiarare guerra al sistema. “Ha ucciso i nostri ragazzi, adesso tutti devono pagare”.

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