DOPO IL RISIKO BANCARIO INIZIA QUELLO DEGLI AEROPORTI - SEA, LA SOCIETA’ CHE GESTISCE GLI SCALI DI MILANO LINATE E MALPENSA, VUOLE PAPPARSI SAGAT, L’AZIENDA CHE SI OCCUPA DELL’AEROPORTO CASELLE DI TORINO - LA SEA, CHE HA COME PRIMO AZIONISTA IL COMUNE DI MILANO, GUARDA PURE AL SUD, VALUTANDO UN’UNIONE FUTURA CON GESAC, SOCIETA’ CHE SI OCCUPA DEGLI SCALI DI NAPOLI E SALERNO - LA PARTITA SULLA PRIVATIZZAZIONE DI SAC, L’AZIENDA CHE GESTISCE GLI AEROPORTI DI CATANIA E COMISO...
Estratto dall’articolo di Leonard Berberi per il "Corriere della Sera"
Gli aeroporti italiani vivono settimane di particolare fibrillazione. Non tanto per le attività quotidiane — i voli, i rapporti con le compagnie aeree, le vendite nei duty free —, ma perché si sta entrando nel vivo di un riassetto tra le società di gestione, dal Nord al Sud Italia, tra impianti grandi e piccoli, che da un lato porterà a una «semplificazione», dall’altro cambierà gli equilibri, in particolare tra pubblico e privato su un settore che fattura oltre 3 miliardi di euro e registra un utile netto di circa 450 milioni.
È in questo contesto che si inserisce l’ultima novità, l’unione tra Sea (che gestisce gli scali di Milano Linate e Malpensa e ha una partecipazione in Sacbo, l’entità che governa Bergamo) e Sagat (Torino). La prima vede il Comune di Milano azionista di maggioranza e F2i (con 2i Aeroporti che a sua volta vede nell’azionariato pure Asterion e presto Cdp Equity) come (pesante) socio. La seconda è al 100% del fondo infrastrutturale.
Dall’unione il Comune conserverà sì più posti in cda (5, come ora), ma secondo le bozze discusse i membri di F2i passerebbero da 2 a 4. Il fondo ha proposto l’operazione. Il sindaco del capoluogo lombardo, Giuseppe Sala, lo approva.
A Palazzo Marino qualche malumore c’è sulla «diluizione» del peso del pubblico con la nuova configurazione del board e gli esperti del settore si chiedono perché, con la sua cassa (78 milioni, al 31 dicembre scorso, un rating altissimo e un costo del debito molto basso) Sea non si compri Sagat invece di effettuare uno scambio di azioni. [...]
Come raccontato di recente dal Corriere Sea ha pagato ai suoi soci poco meno di 1,76 miliardi di euro di dividendi ordinari e straordinari dal 1999 (sull’esercizio di competenza 1998) al 2026 (sul 2025). Soltanto nell’ultimo esercizio si è trattato di 197,8 milioni di dividendi ordinari, altri 22,2 milioni straordinari. [...]
Non si esclude una eventuale unione futura (molto estesa geograficamente) tra Sea e la società che gestisce Napoli e Salerno, Gesac (2i Aeroporti detiene più dell’83%), mentre il fondo dovrà portare a termine la costruzione del polo unico sardo (Cagliari, Olbia, Alghero) che secondo gli esperti ha un senso industriale ma che si scontra da diverso tempo con i veti politici locali.
In tutto questo si muovono le altre partite, non meno importanti. A partire dalla privatizzazione di Sac, la società che gestisce gli impianti di Catania e Comiso. Tra i dieci soggetti ammessi alla fase finale ci sono Mundys (che controlla Aeroporti di Roma), Save (Venezia, Treviso, Verona, Brescia, Bruxelles Charleroi) e 2i Aeroporti.
Il vero nodo, a sentire chi segue l’iter, è il divario che ancora esiste tra il prezzo auspicato dai proprietari ai piedi dell’Etna e quello ritenuto accettabile per gli aspiranti investitori. Tenuto conto anche del piano di sviluppo. Mundys sulla vicenda catanese è vista in vantaggio. Se dovesse spuntarla a quel punto l’altra privatizzazione siciliana, quella di Gesap (Palermo), potrebbe aggiudicarsela F2i. [...]







