MO’ SO’ GAZA AMARI - DOPO IL RITROVAMENTO DEI CADAVERI DEI TRE RAGAZZI ISRAELIANI RAPITI 18 GIORNI FA, NETANYAHU SCATENA L’INFERNO: “SONO BESTIE, LA PAGHERANNO” - PRONTI “MIGLIAIA DI SOLDATI”, POSSIBILE L’INVASIONE DELLA STRISCIA

1 - UCCISI SUBITO DOPO IL SEQUESTRO

Maurizio Molinari per “La Stampa”

 

israele   i tre ragazzi ebrei rapitiisraele i tre ragazzi ebrei rapiti

Gettati fra i sassi su un sentiero sterrato di Wadi Tellem, due leggermente più in vista e il terzo quasi nascosto dietro una roccia. Sono stati trovati così i corpi senza vita di Eyal Yifrach, 19 anni, Naftali Frenkel e Gilad Shaar, entrambi 16 anni, rapiti la notte del 12 giugno scorso mentre facevano l’autostop sull’autostrada 60 a meno di 20 km di distanza.


A scorgere le salme, verso le 17 di ieri, sono stati i volontari di una scuola di Kfar Etzion impegnati a ispezionare, metro per metro, cespuglio per cespuglio, l’area disabitata fra le città palestinesi di Halhul e Karmei Tzur, poco a nord di Hebron.

 

israele   caccia ai rapitori dei tre ragazzi ebreiisraele caccia ai rapitori dei tre ragazzi ebrei

Peter Lerner, portavoce dell’esercito israeliano, non spiega in quali condizioni sono stati trovati i corpi «perché l’indagine scientifica è ancora in corso», ma le prime indiscrezioni trapelate dagli inquirenti suggeriscono che i tre studenti di scuole religiose sono stati uccisi forse già all’indomani del sequestro e i rapitori hanno poi tentato di portare con loro i corpi - al fine di scambiarli con dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane - per poi decidere di abbandonarli frettolosamente per sfuggire ad una caccia all’uomo divenuta sempre più asfissiante.
 

Le immagini dei blindati di Tzahal, l’esercito israeliano, attorno a luogo del ritrovamento, hanno accompagnato la popolazione a realizzare nel pomeriggio di ieri la consumazione di un dramma collettivo. Per quasi un’ora i principali network non hanno pronunciato la parola «morte» né riportato le notizie sul ritrovamento delle salme trasmesse dalla tv araba Al-Jazeera in una dimostrazione di rispetto unanime per il dolore delle tre famiglie che, in quegli stessi momenti, stavano ricevendo dal premier Benjamin Netanyahu e dai comandi militari la notizia della morte violenta dei figli che avevano sperato di rivedere.

israele   caccia ai rapitori dei tre ragazzi ebrei 7israele caccia ai rapitori dei tre ragazzi ebrei 7

 

A parlare per le famiglie sono stati i vicini di casa negli insediamenti ebraici dove tutti si conoscono. Come nel caso di Eli Yemini, residente a Talmon e amica degli Shaar, che davanti alle telecamere ha detto: «Hanno bisogno di tempo per digerire quanto avvenuto, speravamo di ricevere buone notizie, ma sfortunatamente ciò non è avvenuto».
 

Il basso profilo e la semplicità delle famiglie dei ragazzi rapiti hanno conquistato Israele durante i 18 giorni del sequestro ed sono continuati anche nelle ore successive alla scoperta della tragedia avvenuta. Simile il comportamento anche dei rabbini con cui i ragazzi studiavano.

 

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Adin Even-Israel Steinzaltz, titolare della scuola Mekor Haim e fra i maggiori studiosi di Talmud viventi, ha rifiutato di apparire in pubblico consegnando il proprio dolore ad un comunicato di poche righe dove descrive l’uccisione dei ragazzi con il termine «Kidush Hashem» - la santificazione del nome di Dio - ovvero lo stesso che viene adoperato per ricordare le vittime della Shoah per mano dei nazifascisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
 

E il rabbino Mordehai Malka di Elad, dove la famiglia Yirach vive, si è limitato a dire che «l’unica cosa che ci incoraggia è l’unità che il popolo di Israele ha dimostrato nel corso di questa tragedia», ricordando come «la sola richiesta che ogni famiglia ha fatto, sin dall’inizio di questa vicenda, è che il popolo di Israele non si divida su quanto è successo».
 

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Si spiega così quanto avvenuto domenica sera a Tel Aviv quando migliaia di israeliani di ogni fede politica e credo religioso si sono ritrovati a pregare e cantare assieme per i sequestrati, proprio come ieri sera è avvenuto attorno alle case delle famiglie delle vittime e a Kikkar Zion, nel centro di Gerusalemme, dove gli studenti di molte scuole religiose si sono abbracciati in un pianto composto rendendo omaggio alle vittime.

 

In attesa dei funerali previsti per oggi. Proprio questo forte sentimento di unità nazionale attorno alle famiglie degli insediamenti in Cisgiordania ha spinto il premier Netanyahu a scegliere di non parlare alla nazione, rimandando a dopo i funerali il discorso sull’uccisione dei tre adolescenti.

 

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2 - NETANYAHU DÀ IL VIA ALLA RAPPRESAGLIA “BESTIE, LA PAGHERANNO”

Da “La Stampa” 

 

«Hamas è responsabile e Hamas pagherà». Il premier israeliano Benjamin Netanyahu punta l’indice contro l’organizzazione fondamentalista palestinese considerandola responsabile di «questo assassinio commesso da esseri bestiali» mentre il capo di Stato Maggiore, Benny Gantz, arriva a Halhul, luogo dell’omicidio dei tre ragazzi, per far sapere che «migliaia di soldati e di agenti sono mobilitati contro Hamas e per catturare gli assassini di Eyal, Gilad e Naftali».
 

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Fonti militari israeliane affidano ai mezzi di comunicazione locali - tv e radio - un messaggio esplicito a Hamas: «Abbiamo mezzi e informazioni per colpire i vostri leader, il consiglio che diamo è di non lanciare alcun razzo contro Israele perché potrebbe essere l’errore più grande da commettere».

 

In concreto ciò significa che le forze di sicurezza di Gerusalemme sono impegnate in un’offensiva su due fronti contro Hamas: in Cisgiordania per decapitare con gli arresti la struttura dell’organizzazione e attorno alla Striscia di Gaza per schierare reparti armati a sufficienza per iniziare un’operazione di terra se le circostanze lo richiederanno.
 

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«Abbiamo molte informazioni sulle quali lavorare» aggiunge Nitzan Alon, capo delle operazioni nella West Bank, per far capire che la caccia ai due principali sospetti - Marwan Kawasmeh e Amar Abu-Isa - si sta allargando ad altri miliziani islamici. Dall’interno del governo è forte la pressione per una resa dei conti con Hamas. Il viceministro della Difesa Dany Danon chiede di «annientare Hamas» e il ministro dell’Edilizia Uri Ariel propone di «colpire senza pietà i terroristi con i quali siamo in guerra», mentre Zeev Elkin, presidente della commissione Esteri, suggerisce di «demolire le case dei capi di Hamas in Cisgiordania espellendoli verso Gaza».
 

ISRAELE LIBANO Netanyahu menaces ISRAELE LIBANO Netanyahu menaces

A sostenere questa tesi è soprattutto Naftali Bennet, il ministro dell’Economia e leader dell’ala destra della coalizione di governo, con cui Netanyahu ha avuto un incontro privato prima di riunire il gabinetto ristretto per decidere le «misure d’emergenza». Per alcune ore Netanyahu ha preso in considerazione l’ipotesi di un discorso alla nazione, che avrebbe accelerato l’escalation militare, ma poi ha preferito diffondere solo un testo scritto, seppur durissimo. Il motivo è che il premier valuta anche un’altra opzione, sostenuta da alcuni suoi stretti collaboratori, ovvero sfruttare l’emozione internazionale per l’assassinio dei tre ragazzi ebrei al fine di accrescere la pressione sul presidente palestinese Abu Mazen per spingerlo a rescindere il patto di unità nazionale con Hamas siglato poche settimane fa.
 

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«Eyal, Gilad e Naftali sono stati rapiti e assassinati in maniera brutale, Hamas è responsabile» tuona Netanyahu per poi aggiungere che «questo è il momento di seppellirli secondo i riti ebraici» guadagnando tempo. L’intento è mettere nell’angolo Abu Mazen per aver scelto il patto con Hamas e la difficoltà del presidente palestinese è testimoniata dall’assenza di reazioni a caldo al ritrovamento delle salme in un’area di Hebron sotto il controllo del suo governo.

A Gaza in attesa di fare scorta di benzina A Gaza in attesa di fare scorta di benzina


A parlare invece è Hamas, il cui portavoce Sami Abu Zuhri accusa Israele di «costruire montagne di bugie al fine di montare un’offensiva contro di noi sebbene nessun gruppo palestinese, e tantomeno noi, abbia rivendicato questa azione». «La versione dei fatti di Israele è l’unica di cui si discute e non può essere ritenuta vera», osserva Sami Abu Zuhri, aggiungendo un monito a Netanyahu: «Se ci attaccheranno, non staremo certo fermi, si spalancheranno le porte dell’inferno per tutti i sionisti». Il riferimento è a migliaia di razzi e missili che Hamas avrebbe a disposizione a Gaza per poter lanciare attacchi in profondità contro lo Stato Ebraico.

 

Bimbi di Gaza Bimbi di Gaza Bimbo palestinese gioca tra i muri di Gaza Bimbo palestinese gioca tra i muri di Gaza Il bimbo di Gaza si tappa le orecchie al suono dei proiettili Il bimbo di Gaza si tappa le orecchie al suono dei proiettili Bimbi nella striscia di Gaza Bimbi nella striscia di Gaza Palestinesi in tenda dopo il nubifragio a gaza Palestinesi in tenda dopo il nubifragio a gaza

 

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