intervista dago

VANITY DAGO - "PER ANNI CI HANNO MARTELLATO I COGLIONI CHE “VECCHIO È BELLO”, CHE IL CIUFFO ARGENTATO ERA UN SIMBOLO DI ATTIZZANTE SENSUALITÀ, CHE I CONFINI TRA GIOVINEZZA, MATURITÀ E VECCHIAIA ERANO DIVENTATI MOBILI. ANZI, NON ESISTEVANO PIÙ SE IL TUO STILE DI VITA ERA “APPROPRIATO”, ABOLENDO I PIACERI DELLA VITA – FUMO, DROGHE E MILLEFOGLIE – SOSTITUITI DA UN ORRENDO ATTO CONTRO NATURA: LA GINNASTICA - RICORDATEVI QUEL GRANDIOSO MOTTO AFRICANO CHE DETTA: “È VERO: I GIOVANI CORRONO PIÙ VELOCI, MA GLI ANZIANI CONOSCONO LA VIA”

Roberto D’Agostino per www.vanityfair.it

 

anziana guarisce dal coronavirus a 98 anni-1Dago ph Porcarelli

Per anni ci hanno martellato i coglioni che «vecchio è bello», che il ciuffo argentato era un simbolo di attizzante sensualità, che i confini tra giovinezza, maturità e vecchiaia erano diventati mobili. Anzi, non esistevano più se il tuo «stile di vita» era «appropriato», abolendo i piaceri della vita – fumo, droghe e millefoglie – sostituiti da un orrendo atto contro natura: la ginnastica. Ecco facce smaltate come una vasca da bagno, con abitini da fighetti informati, atteggiamenti da gagà capricciosi, che escono da un letto ed entrano in un altro.

SAUL BELLOW

 

E grazie a un’overdose di Viagra, Saul Bellow, Nobel per la letteratura, diventò papà a 84 anni battendo il record di Anthony Quinn, al quale nel ’96, all’età di 81 anni, nacque un maschio. L’altra settimana il 70enne Richard Gere ha attaccato un fiocco azzurro davanti alla porta.

 

Una volta giravano battutacce: «Vecchio io? Se posso ancora fare l’amore due volte di seguito. Una volta d’inverno, una volta d’estate». Oppure quest’altra: «Per un 70enne è facile amare il prossimo. Meno facile amare la prossima».

richard gere e alejandra silva 7

 

Uscire con un ammuffito e finire sotto le lenzuola con una mummia non era più una cosa turpe. Da Villa Arzilla si era passati alla «sindrome di Cher» (da qui all’Eternit), una 70enne in grado di trasformare una fascia Gibaud in un tanga.

 

Questa alterazione d’età era ormai una linea di vita vissuta e gassata come una gazzosa. Nonnetta ritmo!, come sghignazzava Alberto Sordi. E le Pantere Grigie e le Carampane rosse ci hanno subito creduto. Fino a ieri, il più grave problema della vecchiaia era il timore che non durasse troppo a lungo. Del resto, già lo diceva Ivan Turgenev: «Sapete qual è il più grande di tutti i vizi? Avere 60 anni». Avevamo l’immunità anagrafica, olè!

cher copia

 

Adesso, fermi lì. Perché, causa ’sto coronavirus, dopo la Strage degli Innocenti, sta per partire la Strage degli Anziani. Da 60 in su sono da rinchiudere perché contagiano pure le zanzare. I virologi hanno deciso così. Avanti l’infame «immunità di gregge» di Boris Johnson («Only the strong survive»), per finire con le agghiaccianti cronache sulla strage degli anziani nelle Rsa.

 

boris johnson

Per qualche ragione legata ai miei 72 anni, non credo nei giovani e non credo nei vecchi, banali categorie da marketing. Fateci caso, alla fine contano solo censo e peso sociali: i poveri sono «vecchi», i ricchi «anziani». In preda a qualche buon Negroni, tenevo a memoria il famoso paradigma di Alberto Arbasino: «In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di bella promessa a quella di solito stronzo. Soltanto a pochi fortunati l’età concede poi di accedere alla dignità di venerato maestro».

 

coronavirus 1

A ciascuno il suo, questa è la giustizia, anche nei sentimenti e nei giudizi morali. Ai vecchi tocca il privilegio di aver vissuto, il cinismo dell’esperienza, il rispetto della tradizione, una visione delle cose robusta, meno facile di quella dei giovani concorrenti, quel tanto di ironia che fa a pugni spesso con il fanatismo d’impulso legato alla continua scoperta del mondo. Insomma, che volete? Avete già quello cui i vostri figli e nipoti aspirano.

coronavirus anziani 3

 

movida a corso como a milano in fase due

E non uso l’argomento più stupido, che ci si sente giovani o vecchi dentro, l’età anagrafica non conta, sì, ma solo per gli imbecilli. E nemmeno quello forse ancora più stupido, per cui ci sono tanti vecchi belli e interessanti e tanti giovanotti dallo sguardo bieco e dalla pelle orrendamente butterata di foruncoli. Così, inalberando l’ultimo tatuaggio, preferisco mettere sotto lo sguardo dei nostri esperti e virologi quel grandioso motto africano che detta: «è vero: i giovani corrono più veloci, ma gli anziani conoscono la via».

 

dago ph Franzo

Dago ph Porcarelli coronavirus anziani 2ANZIANI E CORONAVIRUSLA VIDEOCHIAMATA DI UN ANZIANO MALATO DI CORONAVIRUS AI PARENTIDago ph Porcarelli anziano a bogota'

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