bilal

QUANTI ANNI HA DAVVERO BILAL? - IL BABY RAPINATORE, ARRESTATO A MILANO DOPO AVER MESSO A COLPO L'ENNESIMA RAPINA, DICE DI AVERE 12 ANNI MA NE DIMOSTRA ALMENO 16 - L'ETA' NON E' UN DETTAGLIO: 14 ANNI E' L'ETA' MINIMA PER ESSERE ACCUSATO DI UN REATO, ARRESTATO E RINCHIUSO IN CARCERE - LA PROCURA DEI MINORI HA DISPOSTO ACCERTAMENTI MEDICI - IN ATTESA DEI RISULTATI, IL RAGAZZINO È RINCHIUSO NEL CARCERE MINORILE DI TORINO...

Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio per il “Corriere della Sera”

 

BILAL

Bilal dice d'aver attraversato l'Europa. D'essere partito, scappando dalla sua casa di Fez, in Marocco, quando aveva 9 anni. D'aver viaggiato partendo dal porto di Tangeri aggrappato al pianale di un camion. E di essere qui, alle dieci di sera, nella penombra della stazione Centrale di Milano, circondato da un mondo di lingue e facce indecifrabile, per «essere libero».

 

Indossa una tuta beige Puma («mi è costata 130 euro, l'ho presa ieri»), una maglietta nera dei New York Yankees, un paio di Vans ai piedi. Dimostra almeno 16 anni, anche se dice di averne solo 12. E gli esami ossei, eseguiti al Laboratorio di antropologia forense dell'istituto di Medicina legale dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo, gliene attribuiscono al massimo 12 e mezzo. Meno di 14, l'età minima per essere accusato di un reato, arrestato, rinchiuso in un carcere.

 

degrado stazione centrale milano 7

Così gli ultimi giorni di Bilal sono stati un'infinita fuga da polizia e carabinieri dopo furti e rapine e di «evasioni» dalle comunità per minori dove è stato affidato ogni volta. Bilal è diventato in poche settimane un caso quasi irrisolvibile, responsabile (sempre fermato in flagranza e con il bottino) di almeno una decina di rapine e furti solo a Milano e sempre rilasciato.

 

degrado stazione centrale milano 4

Seduto sul margine di un'aiuola racconta una vita avventurosa, fatta di rapine, di un continuo peregrinare per Spagna, Francia, Olanda, Germania e Italia.

 

Al termine di questo incontro, in cui parla della sua vita da diavolo e senza catene, Bilal finirà per la prima volta dietro le sbarre di un carcere minorile. Arrestato alle 2.30 di giovedì notte dalla polizia dopo aver rapinato collanine d'oro a due ragazzi proprio davanti alla Centrale. Secondo la Procura dei minori, adesso, non è del tutto certo che l'esame osseo abbia ragione e servono altri approfondimenti medici, perché invece gli anni potrebbero essere 14.

 

degrado stazione centrale milano 6

Per questo, in attesa di una probabile liberazione, Bilal resterà rinchiuso nel Cpa del minorile di Torino. Il ritorno da Genova L'incontro avviene quattro ore prima. Nello stesso luogo della rapina. Bilal è appena tornato da Genova, dopo la fuga dalla comunità per minori in cui i carabinieri lo avevano portato dopo l'ennesima rapina del giorno prima. Lasciando il capoluogo ligure ha salutato così gli operatori: «Io qui non ci resto, ho delle cose da fare a Milano».

 

degrado stazione centrale milano 1

Mangia una specie di gulash che gli viene offerto dai volontari che sfamano le anime disperate della notte in piazza Duca d'Aosta. Dalle mutande sfila un rotolo di banconote. Sono 600 euro, il suo ultimo bottino razziato a un viaggiatore che poche ore prima s' era appisolato sul Frecciarossa dalla Liguria: «Guarda, non mi credi? Di questi, 400 euro li mando ai miei genitori. Il resto lo uso per le mie spese». Dispensa sigarette, patatine, biscotti agli altri marocchini, più grandi di lui, che quasi lo coccolano. Bilal ruba, non può finire in carcere e mantiene un po' tutti. «Qui lo rispettano: è sveglio».

degrado stazione centrale milano 2

 

Fuma una sigaretta dietro l'altra, la birra tra le mani, nella tasca dello zaino un pezzo di blister di Rivotril, uno psicofarmaco (ne ingurgita due, «adesso vado a comprarne altre dieci qua dietro»). Sotto i capelli lunghi sbiancati da vecchie meches fai da te, lo sguardo è serio, da «grande», tradito solo da quel filo di peluria acerba sopra il labbro. «La mia famiglia non voleva, ma io sognavo solo l'Europa», dice. È partito con un obiettivo: «Voglio aiutare i miei genitori. Mio padre ha un piccolo caffè, ha più di 50 anni, e quando non riuscirà più a lavorare, come farà la mia famiglia ad andare avanti?». S' è lasciato alle spalle fratelli e sorelle, ma il più grande «non aiuta, non porta soldi a casa. Figurati che neanche saluta più mio padre».

 

degrado stazione centrale milano 5

Le fughe continue Bilal parla una sorta di esperanto: mischia termini di lingue diverse, eredità dei suoi ultimi tre anni da vagabondo. Dal suo arrivo in terra europea è iniziato il suo infinito «Interrail»: la Spagna - Malaga, Barcellona, Alicante, San Sebastian -, la Francia - Parigi, Marsiglia, Tolosa -, la Germania - Colonia e Francoforte -, e poi l'Olanda, il Belgio, la Danimarca. In Italia «sono stato a Roma Termini, Napoli, Torino Porta Susa, Genova, Venezia Santa Lucia, bellissima».

 

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La sua cartina è una sequenza di stazioni ferroviarie. Si muove sempre in treno, una frontiera dopo l'altra, tra un furto e una rapina, una «sosta» in comunità e una in carcere («ci sono stato una volta, in uno olandese, ma è diverso dagli altri, si può anche giocare alla Playstation»). Bilal dice di vivere con alcuni «amici» in un appartamento a Rho, alle porte di Milano. Ma in città assicura di avere altri due appoggi.

degrado stazione centrale milano 8

 

Ogni volta che è stato fermato, ai carabinieri e agli operatori dei servizi sociali del Comune ha detto di «non avere bisogno d'aiuto». Di avere «contatti» a Milano e di non preoccuparsi per lui. In realtà non è mai rimasto in comunità per più di un giorno.

La scuola e il lavoro Il suo racconto - in un costante frullatore di spagnolo, tedesco, francese e un po' d'italiano che ricorda il Salvatore de «Il nome della rosa» - è dettagliato.

degrado stazione centrale milano 9

 

E ricalca la biografia criminale che polizia e carabinieri aggiornano di continuo. L'orologio che hai strappato al turista americano in via Manzoni? «Quello era un bell'orologio, ci avrei fatto tanti soldi. Sai come mi hanno preso? Mi hanno inseguito due ragazzi in moto, mi sono venuti addosso». È quasi strafottente quando racconta di come polizia e carabinieri non possano fargli niente. «Mi devono lasciare andare, nessuno mi può arrestare». In realtà accade a cadenza quasi giornaliera: viene fermato e trasferito in qualche comunità, da cui regolarmente fugge. Perché scappi?

 

polizia

«Perché non voglio stare chiuso. Mi piace essere libero, girare. Non ho bisogno di niente». Quando un volontario di un'associazione si ferma e gli parla, lui accenna al futuro: «Trovatemi un lavoro, mille euro al mese. Mi bastano e non rubo più». Bilal, sei troppo giovane per lavorare: «Ho un amico a Napoli, ha la mia età e lavora». E la scuola? «Ci sono andato un anno, in Marocco, poi ho fatto un casino e ho smesso». Saresti disposto a farti aiutare? «Sì, però non voglio stare chiuso in comunità. Voglio anche essere libero di stare qui, di uscire. Questa è la mia vita».

 

volante polizia

Mentre sulla stazione cala la notte lui barcolla e si stende sul gradone di un'aiuola. Ma che ci fai ancora qua? «Aspetto che liberino Adil». Adil ha 14 anni, è un suo connazionale, è «il» suo amico, quasi un'ossessione: «Lo hanno arrestato più di un mese fa. Aiutatemi a trovarlo, è come mio fratello», spiega mentre fa il gesto di stringerselo al petto. «Io sono qui a Milano per lui, posso pagargli l'avvocato». Bilal, non hai paura? Lo sguardo diventa fisso: «Paura, io?». Il vociare intorno a lui si fa silenzioso. «Tutti dobbiamo morire, non si può vivere con la paura di morire».

polizia

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