edgar morin

E’ MORTO A 104 ANNI IL SOCIOLOGO E FILOSOFO EDGAR MORIN - GRANDE INTELLETTUALE DEL NOVECENTO, EREDE DIRETTO DELLO SCETTICISMO DI MONTAIGNE E DELL’ENCICLOPEDISMO ILLUMINISTA. È STATO PARTIGIANO NELLA RESISTENZA FRANCESE, STORICO E GEOGRAFO, APPASSIONATO DI CINEMA, DI MICROFISICA, ECOLOGIA, POESIA E POLITICA. HA PUBBLICATO PIÙ DI 70 LIBRI E RICEVUTO LAUREE HONORIS CAUSA DA 38 UNIVERSITÀ DEL MONDO - È IL PADRE DEL PENSIERO COMPLESSO: “A FORZA DI RINGIOVANIRE, INVECCHIAMO, E IL PROCESSO DI RINGIOVANIMENTO SI SGRETOLA, VA IN TILT, INFATTI, VIVIAMO CON LA MORTE, MORIAMO CON LA VITA”

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MORTO IL SOCIOLOGO E FILOSOFO EDGAR MORIN, AVEVA 104 ANNI

La scomparsa ieri dell'intellettuale francese

(ANSA-AFP) - PARIGI, 30 MAG - Il sociologo e filosofo Edgar Morin, figura di spicco della vita intellettuale francese, è morto ieri all'età di 104 anni. Lo ha appreso oggi l'Afp dalla moglie.    Gigante del pensiero con forti inclinazioni politiche di sinistra, è stato autore di un'opera variegata, nota ben oltre i confini francesi, che si contrapponeva alla sociologia tradizionale, presentandosi come una riflessione sull'umanità basata su dati scientifici.

 

"Fino ai suoi ultimi giorni, Edgar Morin è rimasto attento al mondo, agli altri e alle grandi sfide umane che hanno nutrito il suo pensiero", ha dichiarato la moglie Sabah Abouessalam Morin in una nota all'Afp. "Oggi il vuoto che lascia è immenso. Ma il suo coraggio, la sua fedeltà alle persone e alle idee, il suo rigore morale e la sua speranza continuano a guidarci", ha aggiunto.    

 

edgar morin svegliamoci

Nonostante l'età avanzata, Edgar Morin è rimasto una figura di spicco e influente nel dibattito intellettuale. Le sue riflessioni sulla natura mutevole dei nostri stili di vita, con l'accelerazione della globalizzazione, rivelano molto sul nostro tempo. Insignito di lauree honoris causa da 38 università straniere, è stato autore di circa 40 libri, molti dei quali tradotti. L'originalità di questo ebreo laico, che si considerava un "predatore di conoscenza", risiedeva nel suo rifiuto della frammentazione del sapere, a favore di una visione culturale e scientifica multidisciplinare. Storico, filosofo e scienziato, ha cercato di abbattere i confini tra le discipline.    

 

Nel quinto volume della sua opera magna in sei volumi, 'Il Metodo', scrisse: "Più sappiamo dell'umanità, meno la comprendiamo. Le divisioni tra le discipline la frammentano, la svuotano di vita, di sostanza, di complessità, e alcune scienze che si definiscono umane arrivano persino a prosciugare la nozione stessa di umanità".    Edgar Nahoum nacque figlio unico l'8 luglio 1921 a Parigi, in una famiglia ebrea originaria di Salonicco, in Grecia, emigrata a Parigi. Nel 1941 si iscrisse al Partito Comunista e si unì alla Resistenza con lo pseudonimo di Morin. La sua opera ebbe un forte impatto con la pubblicazione, nel 1959, di 'Autocritica', in cui racconta la sua espulsione dal Partito Comunista Francese (Pcf), di cui era stato una figura di spicco, e la sua cecità nei confronti dello stalinismo. In quel periodo fu anche uno dei fondatori del comitato di intellettuali contro la guerra d'Algeria. 

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BIOGRAFIA DI EDGAR MORIN

Da https://www.cinquantamila.it

 

Edgar Morin, nato Edgar Nahoum a Parigi (Francia) l’8 luglio 1921 (100 anni). Sociologo. Filosofo. Grande intellettuale del Novecento, erede diretto dello scetticismo di Montaigne e dell’enciclopedismo illuminista. È stato partigiano nella resistenza francese, storico e geografo, appassionato di cinema, di microfisica, ecologia, poesia e politica. Ha pubblicato più di 70 libri – l’ultimo Leçons d’un siècle de vie, i primi di giugno – ricevuto lauree honoris causa da 38 università del mondo. È il padre del pensiero complesso: «A forza di ringiovanire, invecchiamo, e il processo di ringiovanimento si sgretola, va in tilt, infatti, viviamo con la morte, moriamo con la vita» [Morin, Introduzione al pensiero complesso] Titoli di testa «Il Grande Vecchio è sempre giovane» (Alberto Mattioli). Vita Luna Baressi, «la ragazza che sarebbe diventata mia madre, aveva avuto dei problemi cardiaci a causa dell’influenza spagnola. Quando si sposò le dissero che non poteva avere figli perché il parto le sarebbe stato fatale.

 

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Rimase incinta una prima volta e abortì. La seconda volta l’abortista clandestina le diede dei prodotti che non funzionarono. Il feto resistette. Così sono nato io» [ad Anais Ginori, Rep] • Dice di essere nato morto: «La notte dell’8 luglio 1921, al numero 10 di rue Mayran, il dottor Schwab estrae dal ventre della donna un piccolo nato morto, apparentemente strangolato dal cordone arrotolato attorno al collo. Prende il neonato per i piedi e non smette di schiaffeggiarlo, senza mai fermarsi, per un tempo così lungo da far perdere ogni speranza, fino a che uno strillo annuncia il ritorno a una vita che sembrava essere sparita.

 

Fino a oggi mi è rimasto questo trauma legato alla nascita, e fino alla fine dei miei giorni continuerò ad avere improvvise sensazioni di strangolamento che possono essere alleviate solo da un respiro liberatorio proveniente dalla profondità dei miei polmoni. Può darsi che, resistendo al trauma prenatale, io abbia acquisito una “resilienza”, come si dice oggi, e in ogni caso una forte capacità di resistenza alla morte» [Edgar Morin I ricordi mi vengono incontro Raffaello Cortina]

 

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• Suo padre, Vidal, era un commerciante ebreo di Salonicco che si dichiarava laico e di origine neo marrana • Da piccolo vive in simbiosi con la mamma, la accompagna nelle sale da tè o a fare shopping • Da ragazzo, Morin ama la lettura, il cinema, l’aviazione e il ciclismo

 

• A dieci anni muore la madre, il padre si sposerà con la di lei sorella Corinne: «Ma secondo me, erano amanti ben prima che mia madre morisse» [a Jean Birnbaum, Le Monde]

 

• A 13 anni, con la manifestazione antiparlamentare del 6 febbraio 1934, scopre la politica

 

• «I traumi sono la perdita della madre, a dieci anni, e l’Occupazione, a diciannove. È nella Resistenza che Edgar Nahoum diventa Morin, il suo nome di battaglia. Ed è lì che cominciano i suoi guai di comunista eretico contro un partito ancora stalinista, ben prima che, con i fatti d’Ungheria, le fughe diventino esodo» [Mattioli, Sta] • Nel 1946 pubblica il suo primo libro L’An zéro de l’Allemagne • Fino al 1947, condivide un appartamento a rue Saint-Benoît con Marguerite Duras, Robert Antelme, Dionys Mascolo. La sera escono per andare ad ascoltare Boris Vian a Tabou o Juliette Gréco a Vieux-Colombier • «Marguerite cucinava dei pranzi franco-vietnamiti e cene per i Queneau, i Merleau-Ponty, i René Clément, Georges Bataille» [L’Obs]  

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