cioccolato

ENTRO IL 2050 POTREMMO DIRE ADDIO ALLA CIOCCOLATA: SICCITA' E CALDO STANNO METTENDO A RISCHIO LA PRODUZIONE DI CACAO - LA PIANTA CRESCE SOLO IN RISTRETTE FASCE DI TERRA, SOPRATTUTTO IN AFRICA E SUDAMERICA, DOVE LE TEMPERATURE AUMENTERANNO A DANNO DELL'UMIDITA', NECESSARIA PER LO SVILUPPO DELLA FAVA - FORSE SARA' POSSIBILE TRASFERIRE LA PRODUZIONE OPPURE...

Paolo Manzo per "il Giornale"

 

tavoletta cioccolato 3

Il cambiamento climatico non è uno scherzo e se la scienza non ci metterà una pezza entro il 2050 dovremmo forse dire addio ad uno degli alimenti più dolci e buoni al mondo: il cioccolato. La causa è sotto gli occhi di tutti in questi giorni in Brasile, ma anche nel resto del Sudamerica, dove la siccità ha raggiunto livelli record, con un crollo nella produzione del caffè e della soia ma anche del cacao, l'ingrediente vitale e delizioso proprio del cioccolato.

 

cacao

Il dato è che se non si agisce subito, a detta degli scienziati, il cioccolato potrebbe scomparire entro il 2050 dalle nostre tavole, almeno per come siamo abituati a gustarlo con una percentuale significativa di cacao, poiché proprio il cambiamento climatico e questo tempo «matto» uccide le piante del dolce e pregiato frutto.

 

Il problema è che la pianta del «Theobroma cacao» cresce solo in ristrette fasce di terra. Nello specifico, la fava di cacao può essere infatti coltivata entro i 20° di latitudine dall'equatore, meglio se entro i 10° dall'equatore in aree che hanno temperature costanti, elevata umidità, piogge abbondanti, terreno ricco di azoto e con una piccola protezione contro il vento.

 

torre di cioccolato

La gran parte della produzione mondiale arriva per il 70% dall'Africa (Costa d'Avorio e Ghana in primis), il resto dal Sudamerica, anche se la pianta storicamente nasce con i Maya in Messico per poi spostarsi intorno all'equatore. Non a caso una delle fave di cacao più pregiate arriva proprio dall'Ecuador, dove a luglio è stato aperto a Guayaquil un museo del cacao e dove si produce il cioccolato di più alta qualità al mondo.

 

Secondo una ricerca condotta dall'Intergovernmental Panel on Climate Change si prevede che le temperature in Costa d'Avorio e in Ghana aumenteranno di 3,8° F entro il 2050 e mentre la fava di cacao può resistere alle alte temperature, il calore aggiunto toglie l'elevata umidità necessaria per la crescita. All'aumentare della temperatura, insomma, l'umidità dell'albero evapora lasciando la pianta troppo secca per sopravvivere.

 

CACAO

L'aumento delle temperature spingerà le piante ad altitudini più elevate ed a temperature più sostenibili per la crescita ma ciò ridurrà l'area adatta alla coltivazione del cacao e questa area più piccola di produzione di cacao faticherebbe a soddisfare la domanda del consumo di cioccolato nel mondo, facendo salire i prezzi dei prodotti a base di cioccolato.

 

Secondo un rapporto di Business Insider, potrebbe essere possibile trasferirne la produzione su montagne più scoscese, ma molte di quelle aree oggi sono protette come rifugi della fauna selvatica contro l'agricoltura intensiva.

 

CACAO

In attesa di un rallentamento del cambiamento climatico, l'unica soluzione possibile è che gli scienziati riescano a salvarlo attraverso meccanismi di modificazioni genetiche. Chi ci sta lavorando da qualche anno è il direttore della genomica vegetale del dipartimento di bioscienze dell'Università di Berkeley, il dottor Myeong-Je Cho, che ospita centinaia di piantine di cacao. Sta tentando di modificarle geneticamente per consentire loro di sopravvivere a climi diversi.

 

cacao in polvere

Il suo team sta usando la rivoluzionaria tecnologia CRISPR-Cas9 che funziona trovando pezzi di Dna, tagliandolo e sostituendolo con Dna modificato. L'obiettivo è isolare i geni che rendono la pianta del cacao così fragile e sostituirli con geni più forti, in grado di resistere al cambiamento climatico.

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…