donald trump -tennis

"TRUMP, NON TRADIRCI" - FIDUCIA IN CALO TRA I MINATORI D'AMERICA CHE ALLE PRESIDENZIALI HANNO VOTATO IN MASSA PER IL CANDIDATO REPUBBLICANO - I COLLETTI BLU LAMENTANO "MOLTE PROMESSE MA ANCORA POCHI FATTI"

Francesco Semprini per la Stampa

 

DONALD TRUMPDONALD TRUMP

Il 9 novembre 2016 Stacey Moeller si è svegliata alle 3.45 come ogni mattina, animata da un inconsueto e inatteso sentimento di speranza. Il motivo? Donald Trump. In quelle stesse ore Don Stahly stava lavorando al turno di notte come sempre, quando il capo ha concesso alla sua squadra trenta minuti per festeggiare. Il motivo? Donald Trump. Stacey e Don sono due volti della stessa storia, una storia che attraversa tutti gli Stati Uniti, dagli Appalachi al Midwest fino ad arrivare alle terre culla delle tribù della Grande Nazione. È la storia dei minatori d' America, i «blue collar» del carbone, quel pezzo di maggioranza silenziosa che ha votato per Trump e per la sua controrivoluzione verde, pilastro di «America First». Ed ora questa gente vuole che il presidente mantenga le sue promesse.

 

trump nello studio ovaletrump nello studio ovale

Moeller è un minatore di carriera, vive a Gillette ed è veterana della Powder River Basin, sempre in Wyoming, terra incastonata nel cuore degli Usa dove un tempo convergevano le tribù Arapaho, Cheyenne, Comanche, Sioux, Shoshone e Piedi neri, per sfruttare le grandi risorse che la «madre terra» offriva. Stato dalle due anime, quella naturalistica dei parchi Teton e Yellowstone popolati da alci, bisonti e Grizzly, e delle miniere di carbone, risorsa che ancora oggi fornisce un terzo della produzione elettrica di tutto il Paese. Stacey è considerata il volto nuovo dell' industria del carbone: la miniera in cui lavora è in superficie e all' aperto, assomiglia a un grande scatolone di sabbia. E gli orari che osserva le consentono di svolgere anche i ruoli di moglie, mamma e nonna, oltre ad avere tempo per gli amici. Con oltre 30 anni di servizio in diverse miniere si considera alfiere del «Miners Pride», l' orgoglio di classe.

 

Orgoglio ferito col giovedì nero, il giorno della fine di marzo del 2016 quando furono licenziati 465 minatori in meno di 48 ore in seguito alle nuove misure restrittive che l' amministrazione Obama stava attuando sul carbone. Una stangata per l' industria e per le economie locali di gran lunga dipendenti da quelle attività. Quasi tre settimane prima, in un Town hall della Cnn, Hillary Clinton diceva: «Faremo chiudere molte miniere e imprese del carbone». Per Stacey, una democratica di lungo corso, la scelta da fare alle urne era già chiara. Stahly invece ha 35 anni e ha vissuto quasi interamente la sua vita a Paonia nella North Fork Valley, regione del Colorado assai ricca di carbone. Lavora nella miniera di West Elk, guadagna 100 mila dollari l' anno, ma lui rappresenta il volto antico della professione, quello del lavoro «sporco e pericoloso», svolto a chilometri di profondità nelle viscere della terra, tagliato fuori dal mondo.

TRUMP MINATORI1TRUMP MINATORI1

 

Il suo tempo libero lo trascorre al Legion, un bar dove al bancone c' è Pam Daugherty, originaria del Kentucky, figlia, moglie e sorella di minatori. Lei e il Legion rappresentano la grande «Miners Family», perché «un lavoro pericoloso e faticoso richiede il calore che solo una famiglia può dare». Una famiglia tradita dall' emorragia di posti di lavoro, da 950 a 220 negli ultimi sette anni, con una crisi dell' economia locale e un disinteresse delle condizioni di lavoro, «visto che per l' amministrazione passata questi nostri lavoratori erano solo meritevoli di essere liquidati». Anche in questo caso la scelta per Stahly, fondamentalmente un agnostico della politica, era fuori discussione.

 

MINATORI PRO TRUMP MINATORI PRO TRUMP

«Perché con Trump dalla nostra parte, - dice - possiamo sperare in nuove opportunità ma anche migliori condizioni di lavoro e di sicurezza». «Sino adesso però l' amministrazione Trump ha fatto poco per noi». È il leitmotiv che rimbalza dal Wyoming al Colorado, dagli Appalachi alla West Coast. Certo si tratta di un processo complicato, che impone diverse moratorie ai provvedimenti presi da Obama. Il presidente un primo passo lo ha compiuto varando incentivi per lo sviluppo di nuove miniere di carbone su terreni di proprietà federale, sfruttando maggiormente le opportunità commerciali delle terre pubbliche. Obama aveva bandito la costruzione di nuove miniere su terreni federali e chiesto alle società minerarie di pagare maggiori diritti al governo, come parte degli sforzi contro il cambiamento climatico.

MINATORIMINATORI

 

Le terre pubbliche hanno un' estensione pari a sei volte la California, la maggior parte si trova nel West degli Usa, e con l' 85% del carbone estratto da terre federali proprio nel Powder River Basin, tra Montana e Wyoming. È un buon inizio per il «popolo del carbone», che rimane disorientato dinanzi a iniziative dell' amministrazione che sembrano avvantaggiare il principale concorrente, ovvero il gas naturale. In attesa di chiarimenti prevale la speranza. Quella guascona di Stahly, «busserò Casa Bianca, se necessario». E quella guerresca di Stacey: «Siamo più fiduciosi rispetto agli ultimi otto anni. Io sono vicina alla pensione, ma se saremo traditi sono pronta a difendere le nostre miniere e il futuro dei nostri figli».

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?