garlasco poggi sempio stasi madonna

GAR­LA­SCO, LA "LAS VEGAS DELLA LOMEL­LINA" - "IL FOGLIO" RACCONTA L'ALTRA FACCIA DELLA CITTADINA DELLA PROVINCIA DI PAVIA DOVE, NEL 2007, VENNE UCCISA CHIARA POGGI: "GARLASCO, PRIMA DEL DELITTO, ERA FAMOSA PER LE SUE DISCOTECHE. NEL 1983, ALLA DISCOTECA 'LE ROTONDE', VENNE... MADONNA. NEGLI ANNI SI SONO ESIBITI PERSONAGGI COME UMBERTO SMAILA E JERRY CALÀ, E PRIMA CELENTANO, BOBBY SOLO E IVA ZANICCHI" - "ALLE ROTONDE, PARE, CHE LE GEMELLE CAPPA VI OPERASSERO DA CUBI­STE" - "RON, ROSA­LINO CEL­LA­MARE, È DI QUI. C’È UNA FOTO IN BIANCO E NERO DI LUI IN BICI IN PAESE CON LUCIO DALLA" - GARLASCO FA PARTE DELLA "STERMINATA PROVINCIA ITALIANA". TUTTI SI CONOSCONO E NESSUNO VUOLE SENTIR PIÙ PARLARE DEL CASO. L'EDICOLANTE: "TRA UN PO’ SAL­TERÀ FUORI CHE SONO STATA IO, DEL RESTO ERO UNA DELLE POCHE AD AVERE APERTO IL NEGO­ZIO QUEL 13 AGO­STO..."

 

 

Estratto dell'articolo di Michele Masneri e Andrea Minuz per "il Foglio"

 

chiara poggi 5

A bordo della Citroën vandalizzata e con aria condizionata rotta passiamo da Pantigliate, e un pensiero deferente va al grande Tommaso Labranca, sono 10 anni dalla sua morte quest’estate, e quanto ci manca il Flaiano dell’hinterland milanese, che compagno di viaggio fantastico sarebbe stato in questa scorribanda tra cartelloni e capannoni nell’ennesima variante della “sterminata provincia italiana”.

 

Proseguiamo e usciamo finalmente in luoghi arbasiniani, tra insegne di Mortara, Voghera, Vigevano, distributori deserti, un autogrill “Pizza & Champagne”. Il nostro Io letterario dovrebbe dire, ecco la terra di Gianni Brera, bolliti, rane, risotti, vini dell’Oltrepò, sembra invece di essere finiti in una canzone degli 883.

 

 

MADONNA SI ESIBISCE A GARLASCO

E’ comunque un grande epicentro: non solo Arbasino, Max Pezzali, Gianni Brera, ma anche Maria De Filippi, anche Mastronardi, quello del Maestro di Vigevano, cantore dello spleen lombardo, “il catrame”, lo chiamava il povero Mastronardi, che di catrame morì, buttandosi di sotto da un ponte del Ticino una mattina del ’79. Ma eccoci arrivati. Vorremmo farci un selfie un po’ cafonal sul ciglio della strada, sotto il cartello “Garlasco”, come tutti, però abbiamo un camion alle spalle, non ci si può fermare.

 

Si entra in città, direzione “centro”, che comunque è lì, il navigatore non serve. Parcheggiamo. Tra i vari oggetti che “abbiamo rinvenuto”, direbbe un pm, nell’auto Share Now ci sono: un ombrello, una lattina di Red Bull, anche una cartella clinica di un gatto. A Garlasco parcheggiamo sulla piazza principale, davanti alla polizia municipale. “Occhio allo scontrino”, fa Minuz. Conserviamo tutto.

 

le rotonde di garlasco 1

Un po’ per i rimborsi del Foglio, un po’ per paura, la psicosi da Sempio, incastrato dai ticket. Per esempio, la cartella clinica del gatto sarà pure una potenziale prova contro di noi? Nella cittadina dove da vent’anni sono chi più chi meno tutti indagati? Anche le molte bici parcheggiate sui muri, fuori dai negozi, davanti ai bar, sembrano tutte quella di Alberto Stasi. Però in bici non ci va nessuno. E neanche a piedi. Se ne vanno tutti in giro su grandi macchinoni.

 

Anche nel nostro Airbnb l’host offre il pacchetto “due notti a Garlasco + Noleggio Auto Tesla Model 3 e ricarica omaggio”. Una Garlasco che non ti aspetti. Postmoderna, pulita, deserta, high-tech, losangelina. Arriviamo nella controra, poca gente in giro, nessun posto dove mangiare, pensiamo: il solito paese morto, magari piegato per sempre dal delitto. Ghost town. Puntiamo su McDonald’s, in un centro commerciale: camion targati Lituania ci fanno passare sulle strisce.

stefania e paola cappa 4

 

Odore d’erba tagliata, molti muretti, cancelli, tantissimi cancelli e inferriate in tutti gli stili – déco, brutalisti, minimal, fatiscenti e arrugginiti o all’avanguardia, con allarmi, videocamere, droni pronti a decollare. Muri non sporcati di scritte. Nessuna bandiera della Palestina sui balconi come a Roma o a Milano, ma tante dell’Inter, campione d’Italia. Decoro, molto decoro. E un ronzio continuo: tutti, dietro ogni tipo di cancello, tagliano l’erba.

 

Tra i negozi si fa notare una delle più belle ferramenta mai viste, forse la Prada delle ferramenta della Lomellina, vaste vetrine di decespugliatori, tute, elmetti, abbigliamenti da bricoman, e un robottino tagliaerba che gira su se stesso in un vorticare inquietante. Non manca un festival letterario a km zero: passeggiando sotto i portici di piazza Repubblica si scopre che proprio oggi ci sarà la premiazione “Provincia in giallo”, concorso letterario, sponsorizzato dal Rotary.

 

lucio dalla - ROSA­LINO CEL­LA­MARE ron a garlasco

 

[...] Ma davanti al McDonald’s si erge qualcosa di inaspettato. Un’enorme cupola a pagoda di calcestruzzo e un grande Buddha: la discoteca-pizzeriaacquasplash “Le Rotonde” fa parte della storia rock di Garlasco, perché prima dei delitti, la cittadina pavese era famosa appunto per le sue discoteche, per la vita notturna, per i cantanti.

 

Alle Rotonde si sono esibiti negli anni personaggi come Umberto Smaila e Jerry Calà, e prima Celentano, Bobby Solo, Iva Zanicchi. Si fa prima a dire chi non è mai venuto, ed è Mina. Perché, ci raccontano, il fratello era morto in un incidente d’auto proprio dopo un concerto qui, il 28 maggio 1965, all’età di 22 anni.

 

le rotonde di garlasco 2

Cantante anche lui, meno fortunato, con lo pseudonimo di Geronimo. Ma qui, in questa discoteca ancor oggi molto in voga, cantò qualcuno ancora più importante, se possibile, di Mina. Dicono che si esibì… Madonna.

 

Pensiamo subito alla mitomania di provincia, invece è tutto vero. Su YouTube c’è, sgranata, l’esibizione di una gio­vane Louise Vero­nica Cic­cone nel 1983 con “Holi­day”, sullo sfondo il logo al neon “Le Rotonde Gar­la­sco”. Altro che Bruz­zone! La Madonna a Gar­la­sco è venuta dav­vero.

 

ANDREA SEMPIO CON IL PADRE DAVANTI ALLA VILLETTA DI GARLASCO NEL GIORNO DELL OMICIDIO DI CHIARA POGGI

Chissà dove avrà dor­mito, se avrà assag­giato le rane, se è stata la sua prima data ita­liana. Madonna a Gar­la­sco sarebbe anche un gran titolo per un romanzo gad­diano su que­sto brutto pastic­ciac­cio. C’è tutto un seguito nostal­gico, su Face­book, che rie­voca que­sta dolce vita gar­la­schese: “ti ricordi, alle Rotonde”, c’è chi lì ha dato il primo bacio, chi ha fatto le prime serate, ma poi oltre Le Rotonde si ricor­dano anche locali come il Pepe Club, o la Palanca, o l’exclu­sive, o Il Pel­li­cano (da non con­fon­dersi con quello all’argen­ta­rio, altro micro­clima).

 

Ma insomma Gar­la­sco prima di essere Gar­la­sco era un posto con la sua vita­lità: lo chiamavano “La Las Vegas della Lomel­lina”. Ron, Rosa­lino Cel­la­mare, è di qui, c’è una foto in bianco e nero di lui in bici in paese con Lucio Dalla. E se fai la ricerca “Gar­la­sco” sull’archi­vio delle foto di Getty Ima­ges ti escono solo con­certi alle Rotonde, e niente omi­cidi.

 

ricostruzione 3d del delitto di garlasco

Don’t cry for me Lomel­lina: “Era la zona lom­barda con più locali not­turni per numero di abi­tanti”, ci rac­conta Adriano Agatti, leg­gen­da­rio gior­na­li­sta gar­la­schese, oggi collaboratore del Cor­riere, e il primo in asso­luto a dare la noti­zia del delitto nel 2007.

 

Entriamo di sop­piatto alle Rotonde, dove tagliano l’erba, puli­scono l’acqua della piscina, pit­tu­rano muri. Pen­siamo che qual­cuno ci dica qual­cosa e ci fermi, ma non ci si fila nessuno, è come se non ci vedes­sero. In gene­rale tutti sem­brano non vedere, a Gar­la­sco.

le rotonde di garlasco 3

 

Alle Rotonde stava anche una delle gemelle Cappa quando viene rag­giunta dalla noti­zia della morte della cugina, il 13 ago­sto 2007. Pare che le gemelle poi vi ope­ras­sero da cubi­ste. “Alle Rotonde andavo anche io da ragazzo”, ci dice Agatti. Ha una sua teo­ria sul delitto ma ha deciso di non occu­parsi più del caso, non ne vuole più sen­tir par­lare, come tutti qui. Stufi di inviati, strilli, com­plotti, revi­sioni di pro­cessi. Un paese di tutti assassini, un paese di nes­sun assas­sino. [...]

 

Però ognuno ce l’ha, la sua teo­ria. “Per me sono state più per­sone...” dice la cas­siera del Mcdo­nald’s men­tre ci serve dell’ottima crema di caffè, “Ma chi? “Eh que­sto non posso dirlo”. Sor­ride. Nella vec­chia edi­cola del cen­tro, nego­zio sto­rico, pieno di attrezzi da mare, mate­ras­sini, sec­chielli, anche se il mare non c’è, qual­cuno chiede “Giallo” e lo piega den­tro “La Lomel­lina”, set­ti­ma­nale con sede a Gar­la­sco. Come una volta “Play­boy” den­tro “Il Sole24ore”.

 

Su “Giallo”, ecco dieci pagine su Gar­la­sco, con nuove rive­la­zioni, nuovi periti, nuove teorie, nuove facce. In coper­tina, tipo “Cioè”, o vec­chio disco degli 883, “gli amici di Sem­pio”, con lui ver­sio­ne­ca­pel­lone,unpo’boy­band,unpo’sandy Mar­ton, sem­bra “Il delitto di Radio Dee­jay”. Un cast che si rin­nova con­ti­nua­mente. “Ormai non teniamo più il conto delle teo­rie”, dice l’edi­co­lante.

 

SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA BOZZOLA DI GARLASCO

“Tra un po’ sal­terà fuori che sono stata io, del resto ero una delle poche ad avere aperto il nego­zio quel 13 ago­sto”, scherza. Su “Giallo”, Cairo edi­tore, dopo il ser­vi­zio su Garlasco, pagina di pub­bli­cità di “Ansi­ben Relax”, ansio­li­tico, e te credo. Lo dice anche la came­riera del risto­ran­tino tipico dove ceniamo la sera, nel gran fre­sco della Gar­la­sco by night, di fronte alla casa di Sem­pio: “Troppe teo­rie, troppi per­so­naggi, abbiamo perso il filo”. Gar­la­sco come una soap com­pli­cata che anche il cast non capi­sce più. Al refe­ren­dum sulla magi­stra­tura, il sì ha otte­nuto uno share da prima serata san­re­mese: 62 per cento.

 

Cam­mi­niamo verso il san­tua­rio della Madonna della Boz­zola per la pista sata­nica. Sì, per­ché negli anni c’è stata pure la pista sata­nica (!). Ma già Arba­sino rac­con­tava delle “sata­ni­ste di Mor­tara”, affian­cate alla “Casa­linga di Voghera / in attesa della cor­riera / con le sata­ni­ste di Mor­tara / e i fidan­za­tini di Novara / quando scende il tiggì della sera / sul caval­ca­via di Cava Manara” (scritta nel 2001: pre­veg­genza? Troppo tardi per inqui­sire pure lui).

 

casa garlasco 7

Insomma il san­tua­rio fu una delle tante piste bat­tute negli anni, col par­roco don Gre­go­rio che pare fosse esperto in esor­ci­smi, curando anche l’ano­res­sia, e Chiara Poggi avesse fatto ricer­che online su que­sto. Poi il prete fu coin­volto a sua volta in un’estor­sione da parte di due romeni che ave­vano dei fil­mati forse sexy, e ven­nero con­dan­nati e non se ne parlò più.

 

Per andare al san­tua­rio si passa dalla sta­zione fer­ro­via­ria, si tra­versa un pas­sag­gio a livello, con i campi a per­dita d’occhio accanto e belle ville liberty. Final­mente ragazzi in bici­cletta. E’ dav­vero la nostra Twin Peaks, anche un po’ Stran­ger Things. Una Gar­la­sco sopran­na­tu­rale. Anche per­ché prima del fat­tac­cio, prima pure di Madonna, ci fu un’altra appa­ri­zione.

 

paola e stefania cappa

Era il 1961 e il diciot­tenne Luigi M., intento a cac­ciare fagiani, scorge uno strano essere, alto, musco­loso, dal lungo pelo nero che urla e cion­dola come un gorilla, poi spa­ri­sce. Partì la cac­cia al “mostro di Gar­la­sco”. Anche qui testi­moni che vedono e ritrat­tano, strane impronte simili a piedi umani ma più grandi. Nasce la leg­genda del “Big­foot di Gar­la­sco”.

 

[...] Ma tor­nando dal san­tua­rio, a pome­rig­gio inol­trato, la cit­ta­dina sem­bra rinata e rianimata. Un’altra Gar­la­sco. I bar sono pieni, anziani, certo, alcuni che leg­gono il bugiar­dino dei far­maci con la stessa atten­zione di chi con­sulta il New Yor­ker. Ma anche fami­gliole, e un sacco di bam­bini, prime gene­ra­zioni, seconde. Car­roz­zine. Kebab turco, “Tur­kish Gar­la­sco”. No spleen.

 

chiara poggi 2

Oggi, sarebbe il vero sabato del vil­lag­gio di Gar­la­sco, tra l’altro. Da rima­nere il wee­kend, che pre­vede tri­pu­dio di eventi: parte infatti la due giorni di Riso­ma­nia, festi­val “dif­fuso”, del resto siamo in zona di risaie sto­ri­che, alla sua quarta edi­zione, “dove il cereale è pro­ta­go­ni­sta”. Su Tik­tok la comu­ni­ca­zione è mar­tel­lante.

 

Show coo­king, ban­chetti, degu­sta­zioni, anche con la par­te­ci­pa­zione di “Rubina Rovini, con­cor­rente alla quinta edi­zione di Master­chef Ita­lia”, e prima edi­zione del con­corso “Miss Mon­dina”. L’idea è quella di far dimen­ti­care la Gar­la­sco “gialla”, sosti­tuen­dola con quella dello zaf­fe­rano. C’è anche un pride dei trat­tori, Party cool tratür. E poi sem­pre oggi, alle Rotonde, “Espuma Party” con e balli di gruppo (“aperto anche in caso di piog­gia”).

 

Giriamo in mac­china, nella cit­ta­dina del pm dif­fuso e par­te­ci­pato, dove “il caso” ha cambiato anche l’urba­ni­stica, ci sono zone inter­dette, e car­telli in cui sono raf­fi­gu­rati come degli ani­ma­letti dotati di grandi occhi, “zona a sor­ve­glianza di vici­nato”, sorte dopo il fat­tac­cio.

 

LA SCENA DEL CRIMINE - CASA POGGI - GARLASCO

[...] Arri­viamo in via Pascoli, dove sorge la vil­letta fatale. Sono i Parioli di Gar­la­sco  la strada più bella, ele­gante, signo­rile. Non si potrebbe entrare per via dell’ordi­nanza del sin­daco appic­ci­cata sopra le tran­senne, ma ci affac­ciamo lo stesso. La vil­letta dei Poggi è in fondo alla strada, prato all’inglese, veranda, sdraio, tutto calato in un grande silen­zio irreale. Però che impres­sione, che aria sini­stra, lugu­bre.

 

Come si sente anche dopo vent’anni la disgra­zia… sarà la sug­ge­stione? Over­dose da “Quarto Grado”? Troppi pla­stici di “Porta a Porta”? Comun­que scap­piamo via prima che ci vedano. Si va in via Car­ducci, tra le trame let­te­ra­rie di que­sto delitto. Lì c’è la casa di fami­glia di Alberto Stasi, vil­lozzo acquat­tato in un punto cieco, torre conica, ma senza l’ele­ganza, la pri­vacy di via Pascoli. Tutto un po’ più ammas­sato. Un car­tello: vie­tato il sor­volo con droni.

 

IMPRONTA 33 ATTRIBUITA AD ANDREA SEMPIO - DELITTO DI GARLASCO

La villa è da anni in ven­dita a 610.000 euro – fran­ca­mente vista così non li vale. Ma la pista immo­bi­liare, una delle nostre pre­fe­rite di sem­pre, va appro­fon­dita. Andiamo a parlare con le agen­zie. “A Gar­la­sco il mer­cato è in cre­scita, i prezzi sono saliti, anche quelli degli affitti, con bilo­cali che stanno sui cin­que­cento euro al mese”, ci spiega Chiara Prenga di Gabetti. Ma il pezzo forte di Gar­la­sco è sem­pre “la vil­letta”, 100 mq, pezzo di giar­dino intorno, veranda, can­tina, box. Pen­sa­vamo che ci fosse il rifiuto, per il fat­tac­cio. Invece, que­sto sim­bolo dell’eterna pro­vin­cia ita­liana è richie­stis­simo.

 

curiosi e parenti davanti la villetta di garlasco il giorno dell omicidio di chiara poggi 1

“Ne ven­diamo molte, il boom soprat­tutto è stato durante il Covid, quando dall’hin­ter­land mila­nese in tanti hanno mol­lato la città e si sono tra­sfe­riti qui”. Certo, “il mila­nese che prende casa a Gar­la­sco non è quello di Moscova, sem­mai di Cer­nu­sco sul Navi­glio”. Prezzi? “Tre­cen­to­cin­quan­ta­mila euro, se è nuova, o ben tenuta. Ma ce ne sono molte fati­scenti, abban­do­nate, vec­chi vil­lini liberty ere­di­tati da gente che non ne vuol sapere di rimet­terli a posto e restano lì”. Però si con­ti­nua a costruire. Molti can­tieri. Vil­lette di ultima gene­ra­zione. Vil­letta con­ti­nua.

 

La sera tor­niamo nell’airbnb, e ci sono un sacco di ragazzi in giro, bar aperti, musica. Gar­la­sco pen­savo peg­gio. Ci met­tiamo a com­pul­sare il Tik­tok che sputa qua­lun­que cosa: spez­zoni di “Quarto Grado”, Bruz­zone, Stasi, sco­no­sciuti che com­men­tano Stasi, mamma di Stasi, mamma di Poggi, mamma di Sem­pio. Che ansia. Avremo chiuso bene la porta? Non dor­miamo.

 

casa garlasco 4

“Una volta ero in vacanza con le mie figlie gemelle e sen­tendo che era­vamo di Gar­la­sco un tizio mi fa: ah, ecco le gemelle Cappa”, ci rac­conta davanti al caffè sotto i por­tici il mat­tino dopo ancora il decano dei gior­na­li­sti di “nera” Agatti. Come Anna­bella era solo a Pavia, e Aiaz­zone a Biella, Gar­la­sco era e sarà per sem­pre il delitto.[...]

 

Per “i gio­vani”, Gar­la­sco è solo un meme. “Ah, siete a Gar­la­sco? Non dimen­ti­cate di andare alla Casa della Brio­che”, ci dicono su Insta­gram. Alla casa di che? La Casa della Brio­che è un pic­colo feno­meno social, che mischia food con crime, tra “bada come la fuma” e “io so ma non ho le prove”. Però in maniera gen­tile, come si addice a que­sti luoghi.

ANDREA SEMPIO

 

Kevin Gjer­gji ha 20 anni e fa il pastic­ciere, e declama in favore di tele­fono le qua­lità delle sue brio­che, al motto di “la brio­che è la cosa più famosa di Gar­la­sco, no?”. Un gioco sottile, senza mai nomi­nare il delitto, per quello ci pen­sano i fol­lo­wer. I com­menti sono infatti tutti a senso unico: facci un esem­pio delle migliori brio­che! Mi rac­co­mando lo scon­trino! Sono E-STASI-ATO dalle paste. Vengo a piedi, la bici la lascio a casa”.

 

Rag­giun­giamo dun­que la Casa della Brio­che, a piano terra di un palazzo sgar­ru­pato qualunque. Den­tro è in piena atti­vità. Kevin è die­tro, in labo­ra­to­rio. Ha vent’anni ed è figlio di alba­nesi arri­vati qui con gli sbar­chi degli anni Novanta. E’ sor­ri­dente e felice. A Gar­la­sco sta benis­simo, a Milano non vor­rebbe mai abi­tare, “qui ci cono­sciamo tutti”. Non si annoia? “E per­ché? La sera si esce, si sta in giro”.

 

I CARABINIERI DEL RIS NELLA VILLETTA DEI POGGI A GARLASCO

L’idea dei video gli è venuta prima che ria­pris­sero le inda­gini, ci rac­conta, e il suc­cesso è stato imme­diato, ormai ne fa 45 alla set­ti­mana e ha rag­giunto i 56 milioni di visua­liz­za­zioni men­sili su Tik­tok. La gente viene a farsi i sel­fie, anche i turi­sti che magari si fanno la foto sotto il car­tello stra­dale “Gar­la­sco” come una volta si faceva col sasso della Costa Sme­ralda, e poi si spin­gono fin qui. Ven­gono tutti, la dome­nica c’è la fila. La brio­che più cara è quella al cioc­co­lato di Dubai, 4 euro” [...] Gar­la­sco, vent’anni dopo, è pronta a tornare, se non Las Vegas, almeno un posto qua­lun­que, tra la Lomel­lina e il West.

Angela Taccia - legale di Andrea Sempio - sopralluogo nella villetta del delitto di Garlasco CHIARA POGGI GARLASCO

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