francesco merlo giorgia meloni

CACCIA AL MERLO - GIORGIA MELONI QUERELA PER DIFFAMAZIONE FRANCESCO MERLO DI “REPUBBLICA” PER UN RITRATTONE CHE GRONDA FIELE: “LA SUA CANTILENA DA SUBURRA”, “ARIA DA ALICE PERONISTA”, “REGINETTA DI COATTONIA, LA PERIFERIA DELLE MERAVIGLIE DOVE CORRE AD OGNI SPASMO DI RABBIA SOCIALE”, “È LA NUOVA INQUIETUDINE ITALIANA”, “DA QUANDO SI È INCANAGLITA ESIBISCE GLI INSULTI COME MEDAGLIE, LE PIACE ESSERE BURINA"...

francesco merlo

1 - MELONI QUERELA LA REPUBBLICA

Da https://www.adnkronos.com

 

"A seguito della pubblicazione dell'articolo 'Meloni la peronista dell'altra destra più amata di Salvini' ho dato mandato ai miei legali di sporgere querela per diffamazione nei confronti del giornalista Francesco Merlo e del direttore del quotidiano Repubblica, Carlo Verdelli.

 

Di rado, nella mia vita, ho letto un articolo così violento, così lesivo della dignità di qualcuno, così palesemente volto a istigare odio verso quella persona e considero gravissimo che molte delle affermazioni a me attribuite per giustificare il disprezzo del giornalista siano totalmente inventate o volutamente manipolate. Il che, chiaramente, va ben oltre il diritto di critica e configura la piena diffamazione. Di questo Merlo e il direttore di Repubblica risponderanno in tribunale". Lo dichiara il presidente nazionale di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.

GIORGIA MELONI

 

2 - MELONI, LA PERONISTA DELL'ALTRA DESTRA PIÙ AMATA DI SALVINI

Francesco Merlo per “la Repubblica”

 

Fisicamente non somiglia alle cattiverie che dice. Dunque non è facile prendere sul serio Giorgia Meloni e anche noi, per troppo tempo, non l'abbiamo fatto. Quando, per esempio, grida che bisogna affondare le navi degli immigrati non fa pensare alla valchiria wagneriana fascista e razzista come la francese Marie Le Pen, alta, imponente e biondissima, ma alla parodia macho dell'Alice disneyana.

 

giuseppe conte con giorgia meloni atreju 2019 2

Gli storici dell' illustrazione sanno come andò: "Non sono bionda, è che mi disegnano così" fece dire alla sua Alice il primo illustratore del Paese delle meraviglie, sir John Tenniel. L'ho pensato anch' io quando ho sentito la Meloni comiziare nelle periferie tra i coatti romani e gli emarginati. Sparava violenze che il suo corpo pareva non sopportare, robe amazzoniche e militari in bocca "a una signorinetta piccola piccola, bionda, pallida, dagli occhi ceruli" proprio come l' Adriana che accoglie a Roma il fu Mattia Pascal.

giorgia meloni alla manifestazione contro il governo conte bis

 

Dev'essere per questo che piace così tanto ed è "la più amata dagli italiani", perché addolcisce l'infamia. E sembra togliere ferocia alla gagliofferia anche quella sua cantilena da suburra, il ritmo ondulato della lingua dell' ozio romano che dubita di quel che dice mentre lo dice. È un ruggito sì, ma della sora Angelina: «Chiudiamo i porti», «spariamo sulle navi», «costruiamo i muri» e intanto «ce famo du spaghi a Garbatella che è er quartiere mio».

 

E prima ti chiama «stellina » e poi, facendoti - come direbbe Arbore - l' occhietto, ti promette: «Cacceremo i rom a uno a uno, stanandoli casa per casa, tenda per tenda». Robaccia forte, insomma, che non si adatta più ai vezzeggiativi del romanesco e neppure alle simpatie trasversali: «Godo di buona stampa, anche a sinistra». C' è stato un tempo in cui Giorgia diceva: «A destra vorrei più attenzioni ai diritti degli omosessuali».

giorgia meloni

 

E Paola Concia reagiva così: «Altro che Carfagna, il mio tipo di ministra è la Meloni». Adesso invece in piazza San Giovanni parla di «orchi omosessuali che rubano le identità». E da quando in Ungheria a Budapest si è fatta il selfie con Orbán e gli ha pure consegnato la tessera di Fratelli d'Italia teorizza la democrazia illiberale, la dictablanda, la dittatura indebolita da un po' di libertà, da gocce di democrazia.

 

GIORGIA MELONI AL SALONE DEL MOBILE

In gara con Salvini ha incanaglito i suoi vecchi modelli, Almirante e D' Annunzio, Longanesi e Jünger, Prezzolini e Pound. «Di Salvini sono alleata e concorrente» dice la Meloni che ora lo ha superato nei sondaggi. E con i sessanta sessantesimi del suo diploma alberghiero, ramo linguistico, la sua aria da Alice peronista, la sua capacità di cavarsela in inglese e in francese, e il certificato che le rilasciò Fiorello - «non ti aspetti che una ministra sia così simpatica » - sfida Salvini citando un altro eroe della destra, Italo Balbo: «Mi tengo da nulla se mi considero; ma da molto, se mi vi paragono».

 

giorgia meloni palio siena

Dunque vola al secondo posto nel gradimento dei sondaggi, che sono, è vero, i fatui oroscopi della democrazia, ma segnalano l'anomalia dell' ascesa personale di Giorgia che trascina il suo partito sino al 8,5 per cento, seminando Forza Italia che scende al 5. Ma, come dicevo, è lei la seconda leader d'Italia. Sta infatti subito dopo Conte, che è però il carro del vincitore, e sta davanti a Salvini, che del selvaggio esibisce anche il fisico rustico e ruvido con lo stile della destra soldatesca e affamata, anche di donne che appaiono e scompaiono come nei romanzacci degli epigoni di D' Annunzio: Pitigrilli e Guido da Verona.

 

GIORGIA MELONI

Al confronto Giorgia Meloni è invece la Reginetta sì, ma di Coattonia che è appunto la sua Wonderland, la periferia delle meraviglie dove la nostra "peronista scalza" corre ad ogni spasmo di rabbia sociale, come fece a Torre Maura per difendere e organizzare le rivolte contro i Rom: «Altro che razzisti. Razzisti siete voi che li avete esasperati ».

 

In quella Las Vegas senza alberghi né casinò che è la Roma- sud da San Giovanni sino a Ostia, la città che 'sente' il mare e frana verso Napoli e la sua camorra di ferocia e guapparia, Giorgia Meloni è stata la nemica dei centri d' accoglienza: Magliana, Trullo, Quadraro, Appio, Quartomiglio, Tuscolano, Torrino, Spinaceto, Tormarancia, Anagnina, La Rustica, Tor Bella Monaca, Don Bosco, Cinecittà, Borghesiana.

 

Sono tanti gli staterelli criminali senza un centro urbano che hanno sostituito le vecchie periferie delle incisioni di Renzo Vespignani e dei suoi gasometri abbandonati, delle baracche dei ragazzi di vita di Pasolini. Qui la destra sociale ha le sue fortezze, e il suo linguaggio d'odio è molto più efficace del milanese di Salvini e degli impiegati del vaffa, ammaestrati pavlovianamente in Rete.

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI

 

Giorgia Meloni dice che «anche la sinistra radical-chic non capisce più le borgate, dove infatti splende l'antica fiamma tricolore», quella stessa della comunità dei "gabbiani" fondata nel 1980 dal suo pigmalione, il camerata Rampelli, che oggi è l'intellettuale organico di Fratelli d'Italia: «Siamo il primo e il solo partito italiano con una leader donna». Ed è tristemente vero.

 

La Meloni vi aggiunse Guido Crosetto, il gigante che nelle foto la teneva in braccio, e Katia Ricciarelli, cinepanettoni e semivip. E i colonnelli che l'avevano sottovalutata ("calmati, bambina") adesso le obbediscono. Sto parlando di Francesco Storace e del mitico La Russa che, ministro della Difesa negli anni del governo Berlusconi, sembrava l'incarnazione della caricatura del gerarca, con le sue divise militari, le sue collezioni di soldatini e i voli dannunziani sopra Kabul. E però Meloni insiste molto: «Come farvi capire che non siamo fascisti?». Anche Le Pen insiste: «Cosa devo fare per non essere razzista? Sposare un nero, magari malato di Aids?».

MATTARELLA E GIORGIA MELONI

 

Giorgia Meloni non ha sposato un nero. Ma ha un compagno che dice di avere votato sempre Pd. È il padre di sua figlia Ginevra («come omaggio a Lancillotto»), la bimba che la mamma tira fuori come per caso in tutte le interviste televisive, e prima «è per la poppata» e ora «è per farla stare buona». "La sua maternità dolce batte la paternità virile di Salvini".

 

Ma il papà di Ginevra - lo chiamano "il signor Meloni" - non crede nel matrimonio. Ma Giorgia andò lo stesso al Family day dove annunziò pure che era incinta. Si chiama Andrea Giambruno, è un autore Mediaset, è laureato in Filosofia alla Cattolica, e parla pochissimo. C'è soltanto un'intervista a Luca Telese: «Seguo Giorgia in tutti i comizi. Mi piace mettermi in ultima fila, senza che lei mi veda».

GIORGIA MELONI

 

E poi: «Io sono favorevole a liberalizzare le droghe, anche quelle pesanti». Ancora: «Svuoterei gli orfanotrofi e darei tutti i bimbi alle coppie arcobaleno ». Si nasconde perché è compagno o è il compagno che lei nasconde? Sembra inventata da un De Amicis di destra la biografia della reginetta di Coattonia. Il padre Francesco, che lei definisce "comunista", è morto di leucemia due anni fa, ma la figlia non è andata al funerale: «Non mi ha dato nessuna emozione. Come se fosse morto un estraneo».

GIORGIA MELONI

 

Francesco Meloni aveva abbandonato la moglie e le due figlie quando Giorgia aveva 12 anni. Fuggì con un' altra donna su una barca chiamata "Cavallo pazzo" e si stabilì alle Canarie con la nuova compagna. Mamma Anna, aiutata dalla nonna, ha mantenuto la famiglia correggendo bozze e scrivendo romanzetti rosa.

 

Giorgia crebbe disprezzando il padre e si iscrisse, «anche contro di lui», alla sezione del Msi della Garbatella dopo la morte di Paolo Borsellino, che i reduci missini vantano come radice della loro idea di "legge e ordine". Giorgia cantava in un gruppo identitario il repertorio dei fasci degli anni settanta - "Forchette, forchette, forchette nazionali /, per guadagnar miliardi senza pene fiscali"- e oggi compone e canta, sulla musica sigla di Holly e Benji, brani satirici «contro il governo delle poltrone».

 

IL MANIFESTO ELETTORALE DI GIORGIA MELONI

A quei tempi «dovunque ci fosse un corteo in testa c'era lei», bruciava in piazza i libri della sinistra, e nel mondo di Gasparri e di Alemanno faceva carriera. E intanto lavorava come barista al Piper, cameriera e baby sitter, anche della figlia di Fiorello. E frequentava la nerissima sezione di Colle Oppio vivendo un romanzo di formazione tutto missino, segretaria di Azione Giovani, giornalista al Secolo d'Italia, fidanzati solo di partito, Almirante come campione di democrazia, «siamo ancora oggi i custodi di un patrimonio valoriale che è stata la nostra giovinezza», vibrazioni d' amore ed orgoglio per gli ex picchiatori raccontati sempre come vittime, gli anni Settanta come mito.

giorgia meloni famiglia tradizionale

 

Sin da bambina ha vissuto di politica, ed è stata allevata come "politica di professione" tra Rauti e Fini. Li ha traditi entrambi perché «sono una che non si mette mai a cuccia». Verso Fini non ha gratitudine: «Tra le ipotesi in campo, quella che si sia rovinato per amore è la più dignitosa». Dio, patria e famiglia, i crocifissi e le scuole cattoliche, la guerra ai gay, ai gender, l'uscita dall' Europa Giorgia è un'estremista naturalmente di destra che considera Berlusconi (la chiamava «la piccolina») la sbandata più liberale della sua vita.

 

GIORGIA MELONI ANDREA GIAMBRUNO

E da quando si è incanaglita esibisce gli insulti come medaglie, le piace essere "burina" che le pare un sinonimo di "popolare", ogni tanto tira fuori le tavole di "Ministronza", la serie che le dedicò il vignettista anarchico Alessio Spataro quando da ministro girava in "mini", una biografia a fumetti che comincia con Giorgia che a 5 anni rimproverava i coetanei maschi perché giocavano con le bambole: "A frocio, almeno alla tua pupa faglie fa' er saluto fascista". Ma anche questi disegni invece di offenderla hanno finito con l'esaltare la reginetta di Coattonia, hanno contribuito a costruire il personaggio del momento, come già furono Salvini, Grillo, e tutti gli altri. È lei la nuova inquietudine italiana.

GIORGIA MELONI E IL NUOVO SIMBOLO DI FRATELLI D ITALIAGIORGIA MELONI ANDREA GIAMBRUNO

Ultimi Dagoreport

matteo piantedosi claudia conte

TUTTE LE DOMANDE SUL CASO CONTE-PIANTEDOSI – PERCHÉ CLAUDIA CONTE, CHE SOSTIENE DI ESSERE UNA “PERSONA MOLTO RISERVATA”, HA DECISO DI ROMPERE GLI INDUGI E DICHIARARE AL MONDO LA SUA RELAZIONE CON IL MINISTRO DELL’INTERNO PROPRIO ADESSO? LA GIORNALISTA E “PRODUCER” DEI SUOI AFFARI SI È RESA CONTO DI AVER MESSO IN DIFFICOLTÀ IL PREFETTO IRPINO, E PURE SE STESSA (I SUOI INCARICHI PASSATI E FUTURI SARANNO PASSATI AL SETACCIO) – CON TUTTI I GIORNALISTI CHE CONOSCE, PERCHÉ CLAUDIA CONTE SI È FATTA INTERVISTARE DAL “FRATELLINO D’ITALIA” MARCO GAETANI, CONCORDANDO PRIMA LA DOMANDA SU PIANTEDOSI? IL BOCCOLUTO CONDUTTORE DI RADIO ATREJU SI È ACCORTO CHE LA NOTIZIA SAREBBE STATA UNA BOMBA SU PALAZZO CHIGI? – INFINE, LA DOMANDA DELLE DOMANDE: QUAL È L’OBIETTIVO DEL “COMING OUT”? C’È UN INTERESSE SINGOLO O MULTIPLO? E DI CHI? È DI CONTE E PIANTEDOSI INSIEME? DELLA SOLA EX "RAGAZZA CINEMA OK"? OPPURE LA NOTIZIA INTERESSA ANCHE QUALCUN ALTRO, CON CONSEGUENZE POTENZIALMENTE FATALI PER IL GOVERNO?

parolin papa leone xiv prevost pena parra barbara jatta franceaca francesca immacolata chaouqui

DAGOREPORT - GRRRRR! LA ZAMPATA DI PAPA LEONE: IN SOFFITTA L’ERA BERGOGLIO, PIENI POTERI A PAROLIN - PREVOST HA RESTITUITO IL FAVORE DELLA SUA ELEZIONE AL TRONO DI PIETRO CONCEDENDO, FINALMENTE IL GOVERNO DELLA CHIESA A PIETRO PAROLIN - PER 13 ANNI IL SEGRETARIO DI STATO E' STATO INFATTI IGNORATO E UMILIATO, PREFERENDO IL PAPA ARGENTINO FARSI RIMBAMBIRE DAL DISCUSSO EDGAR PEÑA PARRA, UNA SORTA DI RASPUTIN NELLE STANZE DI SANTA MARTA - COME NUOVO SOSTITUTO AGLI AFFARI GENERALI DELLA SEGRETERIA DI STATO ARRIVA PAOLO RUDELLI, MENTRE PEÑA PARRA VIENE ACCANTONATO COME NUNZIO IN ITALIA MA PARE CHE DURERÀ POCO: IL SUO NOME È DESTINATO A RIENTRARE NELLE CARTE DEL PROCESSO BECCIU - CON PAROLIN LA CURIA TORNA AD ESSERE UN'ISTITUZIONE CATTOLICA. E FORSE PER QUESTO C’È GRANDE AGITAZIONE TRA “LE CARDINALESSE” DELL'ERA BERGOGLIO, PRIVE DELLO SCUDO  DELLO SCUDO DI PEÑA PARRA: SUOR RAFFAELLA PETRINI, PRESIDENTE DEL GOVERNATORATO VATICANO; BARBARA JATTA, DIRETTRICE DEI MUSEI VATICANI; L’AVVOCATO CANONICO LAURA SGRÒ, PALADINA DI CAUSE MOLTO MEDIATIZZATE E FRANCESCA IMMACOLATA (SI FA PER DIRE) CHAOUQUI...

matteo piantedosi claudia conte

FLASH – FERMI TUTTI: MATTEO PIANTEDOSI E CLAUDIA CONTE SI CONOSCEVANO GIÀ PRIMA CHE IL PREFETTO IRPINO DIVENTASSE MINISTRO! IL 16 DICEMBRE 2021, PIANTEDOSI PARTECIPÒ ALLA PRESENTAZIONE DEL ROMANZO DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, “LA LEGGE DEL CUORE”. UN EVENTO PATROCINATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA, ALLORA GUIDATO DA “SU-DARIO” FRANCESCHINI – GLI “ADDETTI AI LIVORI” “DATANO” L’INIZIO DELLA RELAZIONE TRA I DUE AL 2023, QUANDO CLAUDIA CONTE MODERÒ UN CONVEGNO SULL'EREDITÀ DI ALDO MORO AL SENATO, A CUI PARTECIPAVA IL MINISTRO DELL'INTERNO. AVEVANO INIZIATO A FREQUENTARSI PRIMA?

claudia conte

DAGOREPORT - COME MAI I CAMERATI VIA DELLA SCROFA HANNO MESSO SU UNA SCENEGGIATA PER SPUTTANARE LA LIASON TRA IL MINISTRO DEGLI INTERNI MATTEO PIANTEDOSI E LA CURVACEA CLAUDIA CONTE? - SAPETE CHI E' STATO AD INTERVISTARLA? NIENTEMENO CHE IL SOCIAL MEDIA STRATEGIST DI FRATELLI D’ITALIA ALLA CAMERA, MARCO GAETANI, UN BOCCOLUTO DONZELLIANO TENDENZA ARIANNA - BENE: SE TUTTO È STATO CUCINATO IN VIA DELLA SCROFA, PERCHÉ STENDERE IL TAPPETO ROSSO ALLA DICHIARAZIONE D'AMORE DELLA "PREZZEMOLONA" DEI PALAZZI ROMANI, METTENDO IN MUTANDE IL NUMERO UNO DEL VIMINALE? - PERCHE' LA SUA POLTRONA È DA ANNI RICHIESTA VIGOROSAMENTE INDIETRO DA MATTEO SALVINI, DI CUI PIANTEDOSI ERA ALL'EPOCA IL SUO FIDO CAPO DI GABINETTO, POI PASSATO SOTTO L'ALA DELLA MELONA ACCHIAPPATTUTTO? - VISTO CHE È IN VENA DI RIVELAZIONI, PERCHÉ CLAUDIA CONTE NON CI DICE DA QUANTO TEMPO VA AVANTI LA SUA AFFETTUOSA AMICIZIA CON IL MINISTRO DELL'INTERNO? ''TRE ANNI DI PIANTEDOSI'', COME QUALCHE "ADDETTO AI LIVORI" SUSSURRA? PERCHÉ - MA GUARDA TU IL CASO! - È PROPRIO DA TRE ANNI CHE LA STELLA DI CLAUDIA HA INIZIATO A SBRILLUCCICARE NEI CIELI TRICOLORI - VIDEO

donald trump roberto cingolani

FLASH! – L’INCAZZATURA DI MELONI CON ROBERTO CINGOLANI? FOLLOW THE MONEY! L’IRRITAZIONE DELLA PREMIER CON L’AD DI LEONARDO NON SI DEVE A QUESTIONI POLITICHE O AL SOLO DESIDERIO DI FARE PIAZZA PULITA DOPO LA BATOSTA REFERENDARIA. LA “COLPA” DI CINGOLANI È DI AVER PROGETTATO IL SOFISTICATISSIMO SCUDO ANTI-MISSILE “MICHELANGELO DOME”. DAGLI STATI UNITI SI ASPETTAVANO CHE L’ITALIA, COME LA GERMANIA, RICORRESSE AL COLLAUDATO SISTEMA ISRAELO-AMERICANO “IRON DOME”, A CUI IL PROGETTO ITALIANO FAREBBE UNA BELLA CONCORRENZA…