GIORGIA TENTA IL TRUCCO SULLA LEGGE ELETTORALE – PER CONVINCERE TAJANI E SALVINI AD ACCETTARE IL COMPROMESSO SULLE PREFERENZE, MELONI HA TIRATO FUORI L’ULTIMA CARTA: INSERIRE I CAPILISTA BLOCCATI, PER DARE POTERE AI LEADER DI PARTITO DI PIAZZARE I LORO FEDELISSIMI – IL MECCANISMO DEL MELONELLUM PREVEDE ANCHE LISTONI DELL'EVENTUALE PREMIO DI MAGGIORANZA A LORO VOLTA BLOCCATI. LA PARTE RESTANTE, TUTTA PROPORZIONALE, GARANTIRÀ POCHI ELETTI. SCELTI COMUNQUE ALL'INTERNO DI UN BREVE ELENCO SCELTI DAI VERTICI – TRADOTTO: GLI ELETTORI AVREBBERO SOLO L’IMPRESSONE DI SCEGLIERE CHI PORTARE IN PARLAMENTO…
1. ECCO LE PREFERENZE FAKE: IL TRUCCO DELLA DESTRA SULLA LEGGE ELETTORALE
Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”
le faccette di giorgia meloni vertice nato ad ankara 1
Preferenze sì, ma a metà. La legge elettorale si arricchisce di una novità, sotto forma di emendamento firmato da due partiti della maggioranza, Noi moderati e Fratelli d’Italia, a conferma della freddezza sul tema di Forza Italia e Lega.
[…] Ma il testo che si sta configurando è sempre più ad personam, cucito sui desiderata di Giorgia Meloni, «per mantenere al potere questa destra che evidentemente ha molta paura delle urne», ha attaccato il deputato di Alleanza verdi-sinistra, Filiberto Zaratti. […]
Tra le modifiche presentate, infatti, una interviene sulle modalità di elezione nelle circoscrizioni all’estero: la maggioranza vuole tagliarle.
[…] Sulle preferenze il centrodestra ha cercato un compromesso al ribasso: resta il capolista bloccato, che scatta per primo nel collegio.
L’elettore, a differenza della prima formulazione del Melonellum, potrebbe tuttavia selezionare tre preferenze (di genere alternato), apponendo delle crocette sui candidati. Un’apertura a metà.
La soluzione, soprattutto per i partiti più piccoli, significa trasformare i candidati non capilista in “portatori di voti” a favore del partito (e del capolista).
In molti collegi le liste eleggono un solo parlamentare. «L’emendamento sembra fatto per non disturbare le oligarchie dei partiti. È una presa in giro», ha osservato Osvaldo Napoli di Azione. Le preferenze sono più di facciata. […]
2. L'ULTIMA ESCA DI MELONI AGLI ALLEATI
Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per "la Stampa"
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
La decisione è stata presa a livello di leader. Giorgia Meloni ha sentito Antonio Tajani e Matteo Salvini e ha condiviso con loro una riflessione. La seguente: nel Parlamento nessuno vuole realmente le preferenze, sono tutti terrorizzati. «Ma io ci perderei la faccia», anche di fronte al nuovo idolo dell'estrema destra Roberto Vannacci, che su questo tema la sta sfidando.
[...] Un trucco, lo definiscono così anche dentro Fratelli d'Italia nelle conversazioni private. Perché, come ha spiegato Meloni a Salvini e a Tajani, e come rivelano fonti a lei vicine, la formula scelta «rafforza il potere dei leader» che hanno ancora più leve per blindare l'elezione dei propri fedelissimi.
GIORGIA MELONI STRETTA TRA SALVINI E TAJANI SU POLITICO
[...] Il meccanismo appare contorto, ma in realtà è semplice: nel nuovo sistema proporzionale del Melonellum ci saranno i capilista bloccati, e i listoni dell'eventuale premio di maggioranza (se scatterà per la coalizione vincente) saranno a loro volta bloccati. Dunque, la parte restante, tutta proporzionale, sotto i capilista, garantirà pochi eletti. Scelti, comunque, all'interno di un breve elenco deciso comunque dai leader, che avranno interesse a coinvolgere, almeno in parte, i "portatori di voti" più forti nei territori. [...]
Anche perché un conto sono i segretari di partito, che continueranno ad aver in mano il destino delle liste, un altro sono gli eletti, molti dei quali hanno poche chance di rielezione.
RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE
Nel Carroccio c'è aria di libertà di coscienza, mentre dentro Forza Italia anche i parlamentari più fedeli a Marina Berlusconi – la presidente di Fininvest è molto critica sull'emendamento meloniano – pensano che il compromesso tutto sommato minimizzi i danni. È il metodo, che gli azzurri contestano a Meloni. Un deputato, sotto richiesta di anonimato, sintetizza lo stato d'animo di molti così: «Ci ha bullizzato».
La presidente del Consiglio ha preparato con una lunga rincorsa questa partita, di sponda con il responsabile organizzativo del partito Giovanni Donzelli, facendo in modo di trovarsi nella posizione politicamente migliore. Senza una crisi di governo sul tavolo, come la pistola dell'offerta che non si può rifiutare, lo considera un "win-win".
marina berlusconi con la maglietta dei journalai
Perché se l'emendamento passa potrà comunque sventolarlo come la prova che è riuscita dopo anni a riportare le preferenze, anche se non sono proprio tali. Se non passa, perché affossato dal voto segreto, potrà dire di averci provato fino alla fine, fino alla frattura con i suoi alleati di governo, limitata però al perimetro di quel tentativo di modifica. La legge andrà avanti, e resteranno le liste bloccate: «A quel punto – sostiene convinta – sarà chiaro a tutti che la responsabilità non sarà la mia ma la loro».
La questione tiene sullo sfondo il timore che l'exploit dell'ex generale Vannacci renda vani tutti i calcoli degli ultimi mesi. Questa è la ragione per cui il centrodestra appare disorientato e sfilacciato nel giorno del debutto in aula della riforma.
Nessuno ha la certezza matematica di come finirà questa sera, quando l'emendamento della discordia sarà messo a votazione a Montecitorio. Ieri c'era anche chi, nella maggioranza, sosteneva che l'eventuale inciampo avrebbe convinto Meloni a ritirare del tutto la legge elettorale. Una tesi che però non trova conferma a Palazzo Chigi dove si continua a veicolare il messaggio, più volte ribadito dalla premier a Tajani e Salvini: «Se abbiamo qualche speranza di vincere le elezioni è con questa legge elettorale». [...]
arianna meloni giovanni donzelli (2)
MATTEO SALVINI E MASSIMILIANO ROMEO
