I TRAVESTIMENTI, L’AUTO IN SOSTA VIETATA RIMOSSA E LE CARTE FALSE PRESENTATE AL COMMISSARIATO PER RIOTTENERLA: I MISTERI E GLI ERRORI DEL MALDESTRO ATTENTATO COMPIUTO A MONTECARLO DALLA 39ENNE UCRAINA ANASTASIA BEREZOVSKA ALL’OLIGARCA VADIM ERMOLAEV, NELLA LISTA NERA DI KIEV PER I SUOI RAPPORTI CON I RUSSI – PERCHE’ HA CORSO IL RISCHIO DI PRESENTARSI DAI VIGILI CON LE TELECAMERE DI SICUREZZA CHE HANNO RIPRESO PIÙ VOLTE IL SUO FACCIONE? C’ERA QUALCOSA SULLA VETTURA? – IL RITROVAMENTO DEL CORPO DELLA BEREZVOSKA E L’ARRESTO DI UN AGENTE DEI SERVIZI SEGRETI. IN MANETTE ANCHE UNO SUO EX COLLEGA. IL PRIMO CONFESSA L’OMICIDIO DI ANASTASIA, LA PEDINA SACRIFICABILE. INIZIA IL BALLO DELLE VERSIONI, UNA COSTANTE COME L’USO DELLE DONNE PER ATTIVITÀ CLANDESTINE…
Guido Olimpio per il Corriere della Sera - Estratti
L’ attentato che ha scosso Montecarlo è avvenuto in un quadrilatero di poche vie. Tra la casa di Beausoleil dove ha soggiornato la presunta attentatrice e l’elegante palazzina di proprietà di Vadim Ermolaev, al 4 della Rue Reverende Pere Louis Frolla, c’è una distanza percorribile in pochi minuti.
Sia a piedi che in auto. Ben più ampio lo scenario internazionale.
Metà giugno. Anastasia Berezovska, 39 anni, ucraina, arriva dalla Germania a bordo di una vettura a noleggio, si sistema in un appartamento affittato online con documenti falsi e la chiave lasciata in una cassetta. Sarà la sua base.
16 giugno. La polizia rimuove la vettura lasciata in sosta vietata vicino ad una scalinata di Route de Serre. Il giorno dopo la donna si presenta al commissariato per riottenerla.
Di nuovo presenta carte false.
Le telecamere di sicurezza la riprendono: perché ha corso questo rischio? C’era qualcosa sulla vettura? In questo modo ha lasciato una prima traccia indelebile.
26 giugno. Una figura maschile viene ripresa dalle telecamere alle 22.30 nell’area di Rue Frolla. La scena si ripete il giorno seguente alle 7. Ha una borsa della spesa.
28 giugno. Sono ancora gli occhi elettronici a fissare il passaggio di una donna, ha in mano una borsa per la spesa.Fa lo stesso percorso dell’uomo.
29 giugno. Vadim Ermolaev, il figlio tredicenne e la compagna del milionario Anna Nasobina vanno a cena fuori, zona Plage du Larvotto. Alle 19.40 riecco la figura misteriosa, un uomo che indossa un cappello a caschetto ed ha la solita borsa della spesa. È seduto su una panchina nei pressi del parcheggio di Place de Moulins.
Aspetta i bersagli.
L’azione. Poco prima delle 21 Ermolaev rientra verso casa, raggiunge il parcheggio coperto e si avvia lungo la salita che conduce all’abitazione. Saranno duecento metri circa.
L’uomo della panchina si alza e li precede voltandosi ogni tanto per monitorare il terzetto. Non visto, deposita la borsa della spesa accanto all’ingresso dell’edificio di proprietà dell’ucraino.
Ore 20.58. Esplode l’ordigno, composto di esplosivo e biglie di ferro. Lo ha attivato l’attentatore tenendosi a distanza di sicurezza. Le vittime riportano ferite multiple, le più gravi le subisce la donna. I medici saranno costretti ad amputarle le gambe.
La fuga. L’uomo si allontana a piedi sfruttando una scalinata, segue una via di fuga studiata con attenzione e raggiunge un punto non casuale.
È lo stesso dove i vigili avevano rimosso il 16 giugno l’auto in divieto di sosta.
Le indagini. La magistratura cerca testimoni e verifica le registrazioni delle telecamere.
Non ci vuole molto a ricostruire i passaggi. Gli inquirenti rivelano i dettagli: a cominciare dal travestimento. Chi ha messo la bomba era una donna e ne diffondono la scheda con foto. È Anastasia. Nel Principato arrivano rinforzi dalla Francia, viene chiesto l’aiuto all’Interpol. La ricercata, spiegano, è scappata in Germania attraverso il territorio italiano.
(...) Ermolaev aveva rinunciato nel 2019 alla cittadinanza ucraina per acquisire quella cipriota. Uno schema consueto per certi personaggi. Kiev lo considerava ostile per i suoi rapporti con i russi, lo aveva inserito nella lista nera: è questa la prima ipotesi investigativa. Una vendetta contro i fuggitivi che abitano nel Principato e sono stati ribattezzati il Battaglione Monaco.
La seconda linea investigativa riguarda gli affari spericolati di Vadim e del figlio maggiore. È un ambiente «tossico», con regolamenti di conti a livello planetario. Le due piste si intrecciano quando Kiev annuncia il ritrovamento del corpo della Berezvoska e l’arresto di un agente dei servizi segreti. In manette anche uno suo ex collega. Il primo confessa l’omicidio di Anastasia, la pedina sacrificabile. Il funzionario sostiene di aver agito in modo autonomo.
Inizia il ballo delle versioni, una costante come l’uso delle donne per attività clandestine nella lunga crisi sul fronte orientale.





