musicisti russi contro la guerra

C'È CHI DICE "NIET" - I MUSICISTI RUSSI SI SCHIERANO CONTRO LA GUERRA: ALCUNI SCAPPANO DAL PAESE PER PROTESTARE CONTRO L'INVASIONE E ORGANIZZARE CONCERTI DI BENEFICENZA - AL CONCERTO DEL GRUPPO PUNK KIS-KIS PARTE IL CORO "GUERRA VAFFANCULO", (E QUESTA VOLTA NESSUNO VIENE ARRESTATO) - LA LEGGENDA DEL ROCK YURI SHEVCHUK: "LA PATRIA NON È IL CULO DEL PRESIDENTE, DA SLINGUAZZARE E BACIARE TUTTO IL TEMPO" (E VIENE INCRIMINATO PER "DISCREDITO DELLE FORZE ARMATE") - VIDEO

cori contro la guerra al concerto dei kis kis

Anna Zafesova per “la Stampa”

 

«Khuy voyne, guerra vaff...»: la platea scandisce in un coro unanime, non si ferma, alza le braccia al ritmo dello slogan. È l'87simo giorno della guerra in Ucraina, e al concerto della punk band femminile Kis-Kis, nel club A2 di Pietroburgo, esplode la protesta più massiccia delle ultime settimane, talmente spontanea e dirompente da rimanere impunita. Impossibile arrestare decine di persone, tutta la sala, e questa sensazione di non essere soli amplifica il coraggio di fare quello che sembrava ormai quasi impensabile.

 

kis kis 1

I concerti rock stanno diventando l'ultimo territorio pubblico ancora libero in una Russia ormai dittatoriale, con la musica ribelle per definizione che riacquista la sua dimensione antisistema che l'aveva fatta nascere negli scantinati di Pietroburgo ed Ekaterinburg negli anni '70. Quando Yuri Shevchuk dice che «la patria non è il culo del presidente, da slinguazzare e baciare tutto il tempo», il suo pubblico di Ufa esplode in un boato di approvazione.

 

yuri shevchuk 3

Parole che il Cremlino non poteva tollerare, e il frontman storico dei Ddt è stato incriminato per «discredito delle forze armate», e potrebbe non cavarsela con soltanto la multa: il caso è stato spostato da Ufa a Pietroburgo, per indagare su altre dichiarazioni simili del musicista. Shevchuk si è rifiutato di testimoniare contro se stesso, e ora tutta la Russia attende con ansia il processo: l'arringa dei periti linguistici per dimostrare che la frase «la patria non è il culo del presidente» è falsa sarà assolutamente imperdibile.

yuri shevchuk 2

 

La storia ha fatto un cerchio per tornare indietro di 40 anni, e gli eroi del rock clandestino dell'epoca sovietica, considerati da molti ormai dei nonni aggrappati alle tradizioni "impegnate", tornano a combattere il regime. Shevchuk era finito nei guai già nel lontano 1980, per aver scritto "Non sparare", una struggente denuncia della guerra in Afghanistan, che ora suona di nuovo.

 

Nel 2010, aveva chiesto a Vladimir Putin per quanto avrebbe continuato ad arrestare gli oppositori in piazza (il leader russo reagì con un ipocrita e sprezzante «Mi scusi, come si chiama lei?», cui la leggenda del rock russo rispose con un memorabile «Sono Yura, un musicista»), e non tutte le città della provincia russa osavano ospitare i concerti dei Ddt per paura che suonassero la mitica «Putin gira per la terra, la nostra patria è nella m...».

boris grebenshikov 2

 

Ma anche voci meno "politiche" si sono schierate: Boris Grebenshikov, storico guru del rock pietroburghese, ha raccolto 12 milioni di euro per l'Ucraina. Al suo concerto di beneficenza a Londra si è presentata anche Zemfira, la star indiscussa del Duemila: il suo clip "Carne" - «A Mariupol è mezzanotte, volano i missili ad alta precisione, cosa facciamo qui, ce lo chiederemo per tutta la vita» - ha fatto un milione di visualizzazioni su YouTube in tre giorni.

nogu svelo

 

Il movimento contro la guerra ha unito musicisti di diverse generazioni e generi, che hanno sostituito come leader della protesta i politici incarcerati, esiliati o censurati: il rapper Face è stato il primo russo a chiedere pubblicamente scusa agli ucraini, e i concerti di Oxxxymiron a Berlino, Istanbul e Londra hanno disegnato la mappa della nuova emigrazione russa. Un'intera generazione è fuggita in poche settimane, per rendersi conto che il sogno di "Russia, indietro!", il videoclip dei Nogu Svelo dove i militari e i carri alla parata in piazza Rossa, al ritmo di un coro da stadio, camminano a ritroso fino a sparire, è un'utopia, e «bisogna prepararsi a non tornare a casa, forse per vent' anni», scrive Igor Grigoryev, l'ex direttore della rivista Om.

oxxxymiron

 

 Oltre a raccogliere soldi per gli ucraini, i concerti di Oxxxymiron "Russians against the war" sono stati anche un tentativo di contarsi, e di lanciare un movimento di "russi buoni", quelli che hanno detto no, e che sperano un giorno di cambiare il loro Paese, e ricucire la ferita con l'Ucraina: «Suona impossibile», ha detto dal palco Oxxxymiron, «ma siamo a Berlino, e nel 1941 nessuno avrebbe immaginato un ebreo russo suonare qui musica afroamericana».

 

Difficile che il regime putiniano possa tollerare questo focolaio di protesta: molti cantanti, del resto, sono già fuggiti dalla Russia e si esibiscono in Europa, mentre chi rimane in patria si scontra con pressioni sempre più pesanti. La band B2 si è vista cancellare un concerto dietro l'altro dopo essersi rifiutata di esibirsi in una sala decorata con la grande Z simbolo del militarismo russo.

 

diana arbenina 2

Il dilemma della fuga, o del silenzio, è stato riassunto da Diana Arbenina nella straziante "Non tacere": «Sto perdendo me stessa e la mia casa, non so cosa succederà dopo, tutti stanno volando via, siamo un Paese maledetto». Shevchuk sceglie di restare con il suo pubblico, nonostante il rischio del carcere: «Ai nostri concerti vengono migliaia di solitudini, erano tristi nelle loro cucine, qui si incontrano, cantano insieme a noi la pace». -

kis kis 3kis kis 2zemfiraboris grebenshikov 1diana arbenina 1yuri shevchuk 1

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