andrea lucidi

"MI SENTO VITTIMA DI UN ABUSO DI POTERE. È STATO UN ARRESTO ARBITRARIO SENZA ALCUNA BASE GIURIDICA" - L'INTERVISTA, AD "AGENSOCIAL", DEL GIORNALISTA RUSSO-ITALIANO ANDREA LUCIDI, RIENTRATO A ROMA DOPO ESSERE STATO ARRESTATO IN TURCHIA (AVENDO LUI POSIZIONI FILO-CREMLINO, ORA SA COME SI SENTONO GLI OPPOSITORI DI PUTIN) - LUCIDI: "DEGLI AGENTI IN BORGHESE CI HANNO TIRATO A FORZA FUORI DALL'AUTO. SONO STATO STRATTONATO E CARICATO SU UN FURGONCINO" - "CI HANNO PORTATO IN CASERMA, DOVE HANNO IGNORATO LA MIA RICHIESTA DI RICEVERE ASSISTENZA CONSOLARE. NON MI HANNO DETTO IL MOTIVO DELL'ARRESTO..."

ARRESTO DI ANDREA LUCIDI - VIDEO AGENSOCIAL

 

Enrico Maria Casini per http://www.agensocial.it

 

andrea lucidi 5

Andrea Lucidi è rientrato in Italia dopo il fermo e la successiva espulsione dalla Turchia. Il giornalista, che si trovava a Istanbul come membro di una delegazione internazionale impegnata ad approfondire il tema dei detenuti politici e delle condizioni carcerarie, è stato bloccato da agenti in borghese, trattenuto per quasi ventiquattro ore e infine rimpatriato senza che gli venisse notificato alcun atto formale né consegnato un documento ufficiale che attestasse le ragioni del provvedimento.

andrea lucidi 4

 

In questa intervista esclusiva rilasciata ad Agensocial, Lucidi ricostruisce passo dopo passo quanto accaduto: dal fermo improvviso dopo un’intervista presso un’associazione legale, alle ore trascorse ammanettato tra stazioni di polizia e centro di espulsione, fino alle pressioni per firmare documenti in turco e alla richiesta di pagamento in contanti per il rimpatrio.

 

Lucidi, perché si trovava in Turchia?

"Sono andato in Turchia come parte di una delegazione internazionale per approfondire il tema dei detenuti politici e delle condizioni dei detenuti politici all'interno delle carceri turche. Contemporaneamente stavo girando delle interviste e del materiale per una puntata della mia serie documentaristica Ombre Internazionali che va in onda sul canale 122 del digitale terrestre."

 

Come è avvenuto il fermo?

andrea lucidi 3

"Sono stato fermato dopo aver fatto un'intervista nei locali dell'Associazione degli Avvocati del Popolo. Una volta usciti, mentre ci stavamo dirigendo in macchina verso un'altra associazione legale per una conferenza stampa, abbiamo trovato la strada bloccata da macchine civili senza colori della polizia e da persone in borghese.

 

Ci hanno tirato a forza fuori dall'auto. Io sono stato il primo, perché avevo in mano la telecamera, ad essere preso, strattonato e caricato su un furgoncino senza insegne, senza che mi venisse detto cosa stesse succedendo."

 

andrea lucidi 1

Le è stato spiegato il motivo dell'arresto?

"No. Il personale parlava solo turco, non parlava inglese e a malapena riusciva a usare i traduttori online. Non mi è stato notificato nessun atto formale. Credo che la polizia politica turca non abbia gradito le persone che stavo intervistando e la mia attività giornalistica, ma non mi è stato comunicato alcun motivo ufficiale."

 

Chi faceva parte della delegazione?

"Eravamo quattro uomini e due donne: una cittadina russa, due cittadini spagnoli, un cittadino francese, un cittadino belga e io, che ho la doppia cittadinanza italiana e russa. Al momento dell'arresto ho fornito entrambi i passaporti, anche se ero entrato in Turchia con quello italiano."

 

Cosa è successo dopo il fermo?

andrea lucidi 2

"Siamo stati portati in una stazione di polizia nei pressi dell'Università di Istanbul. Ci hanno perquisito di nuovo e a noi uomini hanno messo le fascette da elettricista con la parte ruvida verso l'interno, a contatto con la pelle. Ci hanno detto che c'era una restrizione nei nostri passaporti ma non ci è stato spiegato cosa significasse."

 

Ha chiesto assistenza consolare?

"Sì. Ho chiesto subito di potermi avvalere dell'assistenza consolare da parte delle autorità italiane o russe. La polizia ha ignorato completamente la mia richiesta. Per quasi ventiquattro ore sono rimasto senza assistenza consolare perché mi hanno preso il cellulare e non mi hanno permesso di contattare nessuno. "

 

È stato interrogato?

"No. Non sono stato interrogato dai servizi di sicurezza né da altri. Dopo l'arresto sono stato deferito alla polizia dell'immigrazione e internato in un centro di espulsione insieme ad altri migranti irregolari."

 

Le è stato contestato qualcosa di preciso?

"Su un verbale di perquisizione e sequestro che ci hanno fatto firmare c'era scritto che eravamo sospettati di reato oppure sottoposti ad azione investigativa, ma non era indicato quale reato. Non mi hanno contestato l'attività giornalistica durante il fermo. Sono stato io a presentarmi come giornalista mostrando il tesserino dell'Ordine, che mi è stato restituito senza commenti."

 

Ha subito pressioni durante la detenzione?

"Durante la detenzione hanno tentato più volte di farci firmare atti in turco senza traduzione. Hanno cercato di farci firmare una dichiarazione in cui rinunciavamo ai nostri diritti legali e ad altri diritti. Ci è stato detto che se non avessimo firmato avrebbero potuto trattenerci fino a un anno."

 

Come si è conclusa la vicenda?

"Prima dell'espulsione, agenti della gendarmeria mi hanno detto che avrei dovuto pagare in contanti 600 euro per le spese di rimpatrio. Non avevo contanti. Dopo quattro ore di attesa sono tornati con un biglietto Turkish Airlines per Roma, mi hanno caricato sull'aereo senza fornirmi alcun documento che attestasse il mio arresto, la mia detenzione o i motivi dell'espulsione."

 

Al rientro in Italia cosa è accaduto?

"Sono stato accolto da due agenti della polizia di frontiera che sono stati molto gentili. Mi hanno ascoltato e ho raccontato quanto era successo. Mi è stato detto che la polizia turca non aveva comunicato nulla circa la mia espulsione e che si trattava di una procedura irregolare e insolita."

 

Senza l'attenzione mediatica sarebbe stato liberato?

"Probabilmente sarei ancora in Turchia. Credo che la reazione delle autorità italiane e anche delle autorità russe, che hanno fatto una comunicazione ufficiale, abbia spinto la polizia turca a rilasciarci."

 

In Italia alcuni media l’hanno definita “giornalista filo russo vicino al Cremlino”. Quanto c’è di vero in questa etichetta e ritiene che abbia inciso su quanto accaduto in Turchia?

"L’accusa di essere filorusso è una lettura strumentale che non aiuta a comprendere ciò che è accaduto in Turchia. Sul conflitto russo-ucraino ho una posizione chiara, che non ho mai nascosto né negato. È una posizione legittima, così come lo sono quelle dei colleghi che hanno opinioni diverse. Quanto al presunto legame con il Cremlino, si tratta di una falsità.

 

Non ho alcun rapporto con il Cremlino e le testate con cui collaboro non sono organi del governo russo. Sono un giornalista italiano con partita IVA, iscritto all’Ordine dei Giornalisti, e tutte le mie collaborazioni sono regolarmente fatturate e tracciabili tramite bonifico. International Reporters non è un media statale e non riceve finanziamenti dal Cremlino. Si sostiene attraverso donazioni volontarie dei lettori, come indicato pubblicamente sui suoi canali."

 

Come definisce quanto accaduto?

"Mi sento vittima di un abuso di potere. È stato un arresto arbitrario senza alcuna base giuridica o legale, dato che non ci è stato rilasciato nessun documento che attestasse il fermo o l'arresto. Penso che sia stato un messaggio politico chiaro. Ci sono temi che la Turchia non vuole che si tocchino."

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