L'OMBRA DELLA MAFIA SUI SOLDI DATI A FINI E AI TULLIANI - NELLE CARTE I LEGAMI TRA IL BOSS STRAGISTA NITTO SANTAPAOLA E GAETANO CORALLO, GENITORE DEL RE DELLE SLOT FRANCESCO – ORA IL PADRE DENUNCIA PER FURTO DEL PATRIMONIO IL FIGLIO, ARRESTATO PER AVERE DATO PIÙ DI 7 MILIONI DI EURO AI FAMILIARI DELL'EX PRESIDENTE DELLA CAMERA

Giacomo Amadori per La Verità

 

FINI TULLIANIFINI TULLIANI

Su una vecchia copertina di Panorama i famigliari dell' ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, venivano rinominati «Tullianos», facendo il verso al famoso telefilm americano sulla mafia italoamericana, Sopranos. L' autore di quell' articolo non pensava certo che quell' idea potesse diventare 7 anni dopo qualche cosa in più di un semplice calembour.

 

Nino 
Santapaola
Nino Santapaola

Il punto di partenza per dipanare la nostra storia è l' inchiesta per associazione a delinquere, peculato, riciclaggio e vari reati tributari contestati a Francesco Corallo, il re delle slot machine con i suoi casinò alle Antille Olandesi e in particolare sull' isola di Sint Maarten. L' uomo è stato arrestato il 13 dicembre scorso su richiesta della Procura di Roma, che contesta a lui e altre quattro persone un' evasione fiscale pari ad almeno 215 milioni di euro, realizzata tra il 2004 e il 2014 quando Corallo ottenne, con la sua Atlantis World, opaca società offshore, la concessione per entrare nel mercato dei videopoker, con la benedizione dei vertici di Alleanza nazionale, all' epoca presieduta da Fini .

GIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAIGIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAI

 

elisabetta tulliani e gianfranco finielisabetta tulliani e gianfranco fini

In una recente informativa del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza, depositata in Tribunale in occasione del riesame dei Tulliani, è riportata una vicenda giudiziaria che getta un' ombra ancor più sinistra sui soldi che secondo la Procura di Roma sarebbero affluiti dalle Antille Olandesi verso i conti di Elisabetta, Giancarlo e Sergio Tulliani.

 

GIANCARLO  TULLIANI E FRANCESCA A DUBAIGIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAInitto santapaolanitto santapaola

Le autorità caraibiche hanno informato i nostri inquirenti che il padre di Francesco Corallo, Gaetano, condannato in Italia per associazione a delinquere e ritenuto dall' Antimafia uomo di fiducia del boss Nitto Santapaola, ha intentato lo scorso 24 novembre due cause, una penale e una civile, per appropriazione indebita e truffa, contro il figlio, accusato di essersi appropriato - attraverso «la falsificazione di firme e documenti» - dei beni che gli erano stati affidati quando Gaetano aveva lasciato l' isola ed era impegnato con la giustizia italiana.

gianfranco fini ed elisabetta tulliani all ikeagianfranco fini ed elisabetta tulliani all ikea

 

Corallo senior reclama la restituzione di diverse proprietà e di 10-20.000.000 di dollari come risarcimento per i mancati incassi. L' uomo avrebbe consegnato documenti che dimostrerebbero la sua titolarità sino al 1989 dell' hotel Sea Palace di Fort Amsterdam; di un terreno affacciato su Great bay beach; del 50% della Funtime Casinò; dello Starz Casinò (ex Atlantis); di una villa denominata Guachafita, nella frazione di Lowlands e di molto altro ancora, tutti beni affidati al figlio e altri prestanome. Per i magistrati italiani quei beni, alla base della fortuna del figlio, hanno origini opache.

 

GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI

Nell' ordinanza di custodia cautelare di Francesco Corallo, il giudice Simonetta D' Alessandro ha scritto: «Gaetano Corallo ha avuto uno stretto legame con Nitto Santapaola () condannato all' ergastolo per la strage di Capaci; per l' omicidio del giornalista Giuseppe Fava; per il delitto Dalla Chiesa; per il delitto Borsellino () Santapaola ha sempre mantenuto uno stretto legame con il gioco e i casinò, come strumenti di reimpiego () Gaetano Corallo indicati come soggetti vicini a Nitto Santapaola, trasferitisi alle Antille Olandesi per investire in numerose attività economiche (casinò, alberghi, realtà immobiliari), anche nell' interesse del clan. E anche nelle Antille, secondo le risultanze di polizia, essi curavano il mantenimento di stretti rapporti, risultando il Santapaola loro ospite».

 

GIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLOGIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLO

Tanto che mentre era latitante venne fotografato sulle spiagge di Sint Maarten.

Un' amicizia ammessa dallo stesso mammasantissima quando venne sorpreso a Catania su un' auto intestata a Corallo. Secondo gli investigatori del tempo i due condividevano, oltre all' amicizia, gli affari nelle bische clandestine catanesi.

 

Successivamente, a partire dal 1977, il capocosca sarebbe riuscito a far assegnare a colpi di mazzette la gestione del casinò di Campione d' Italia e di Sanremo a una cordata di imprenditori a lui legati e di cui faceva parte Corallo. Tutti personaggi che gravitavano intorno alle roulette come prestasoldi a tassi usurari. Nel 1983 l' intero sodalizio venne coinvolto in un' inchiesta riguardante la scalata ai tavoli verdi del Nord Italia, ma il boss stragista nel processo che ne seguì, venne «graziato» per un errore di notifica. Nel frattempo la banda dei siciliani aveva iniziato a trasferire le proprie attività nel settore del gioco ai Caraibi, anche grazie a una piccola compagnia di voli charter, su cui viaggiò pure Santapaola.

GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI  GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI FINI TULLIANIFINI TULLIANI

 

Ai tropici inizialmente Gaetano e un altro amico facevano i «porteurs» di giocatori italiani e nordamericani; quindi Corallo si mise in proprio e nel 1981 aprì il suo primo casinò, il Rouge et Noir. Gli investigatori scoprirono che quando tornava in Italia continuava a incontrare gli «amici» siciliani, compreso Santapaola, per esempio durante una vacanza ad Abano Terme. Quando, nel 1985, il fratello del boss (Giuseppe) venne arrestato, aveva in tasca un indirizzo di Sint Maarten con a fianco il nome di Corallo. Non è finita.

 

Durante il processo dei casinò un testimone disse che il socio di Corallo, Giuseppe De Rosa, gli aveva «accennato al ruolo del Santapaola quale nume tutelare del gruppo».

FRANCESCO CORALLO jpegFRANCESCO CORALLO jpeg

A circa tre decenni da quei fatti, Corallo ha annunciato l' intenzione di denunciare il figlio. In un' intervista dell' ottobre scorso al Daily Herald ha dichiarato di essere atterrato sull' isola il 30 giugno per provare a trovare un accordo col figlio, ma che questi avrebbe rifiutato la proposta. Corallo senior ha ricordato al quotidiano: «Nel novembre del 1983 ho dovuto lasciare l' isola, perché c' era un mandato di arresto emesso per me in Italia. Mi rifugiai a Miami.

 

LA FOTOCOPIA DEL PASSAPORTO DI ELISABETTA TULLIANI SPEDITA DA CORALLO A WALFENZAO jpegLA FOTOCOPIA DEL PASSAPORTO DI ELISABETTA TULLIANI SPEDITA DA CORALLO A WALFENZAO jpeg

Con il mio avvocato del tempo diedi la procura a mio figlio Francesco, allora ventitreenne, e al mio socio Giuseppe La Rosa per gestire i miei affari sull' isola». Nel 1985 il ragazzo venne nominato direttore di 7 società di proprietà del padre, già sotto processo per le vicende di Campione e Sanremo. «Nel 1988 sono stato arrestato su richiesta del governo italiano. Nel 1989 gli Stati Uniti rifiutarono l' estradizione a causa della mancanza di prove». Nel 1999 arrivò la sentenza definitiva: 7 anni per associazione a delinquere. Poco dopo due amnistie ghigliottinarono più di metà della pena.

 

Nitto Santapaola senza baffiNitto Santapaola senza baffi

Corallo senior nell' intervista ha sottolineato che il figlio in quegli anni è sempre rimasto in contatto con lui e lo ha costantemente informato sul buono stato delle imprese. Anche se oggi scopriamo che nel 1989, grazie a delle firme false, avrebbe intestato i beni del padre a se stesso.

 

FRANCESCO CORALLO E CANNALIRE a FRANCESCO CORALLO E CANNALIRE a

Il legale di Gaetano si chiama Roland Edgar Duncan ed è l' ex ministro della Giustizia dell' isola. Nato nel 1948, questo omone di colore è citato nella carte della nostra Antimafia come collaboratore dei siciliani dei Caraibi sin dagli anni '70. Il 30 marzo scorso, Duncan ha denunciato una situazione di stallo nel procedimento tra padre e figlio e ha annunciato querela contro il procuratore Gino Bernardina, che non starebbe procedendo con la necessaria solerzia e anzi anteporrebbe al caso la richiesta di estradizione da parte del governo italiano per Francesco Corallo.

FINI ELI E GIANCARLO TULLIANI FINI ELI E GIANCARLO TULLIANI

 

La mossa di Duncan probabilmente tradisce l' ansia di mettere al riparo i beni intestati al figlio prima della possibile confisca. Attualmente, secondo il giornale Today di Sint Maarten, sono stati sequestrati un casinò, 170 appartamenti, uno yacht, 18 lussuosi orologi e diversi conti bancari. Lo stesso quotidiano ci informa che Corallo junior è ancora recluso: «Conosco tutto ciò che è scritto sui muri nella mia cella a memoria. Quello che faccio tutto il giorno?

Niente. Cento e dieci giorni e non so nemmeno la data di un' udienza. Non lo fanno nemmeno in Africa» ha protestato da dietro le sbarre.

 

FRANCESCO CORALLO E CANNALIRE S FRANCESCO CORALLO E CANNALIRE S

In questo momento gli inquirenti italiani e quelli caraibici si stanno scambiando informazioni nell' ambito della cooperazione internazionale per meglio definire gli anomali passaggi societari tra i due consanguinei.

cassaforte Tulliani cassaforte Tulliani

Una brutta botta per Francesco e per il fratello Carmelo Maurizio Corallo, che hanno sempre sostenuto di «non intrattenere rapporti con il padre Gaetano».

 

La nuova versione del loro genitore non ha stupito il pm Barbara Sargenti e neppure il gip D' Alessandro, che nell' ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Corallo aveva sottolineato il fil rouge che collega il patrimonio del genitore a quello del figlio: «Vi sono elementi che consentono di affermare che Corallo Francesco abbia intrattenuto rapporti con il padre Gaetano anche nella gestione delle attività relative ai casinò all' estero».

 

FRANCESCO CORALLO E CANNALIRE a FRANCESCO CORALLO E CANNALIRE a

Il giudice cita un atto di cessione di quote del 2007 in cui Gaetano interveniva «anche in nome, conto ed interesse del figlio Corallo Francesco» e la partecipazione di quest' ultimo tra il 1995 e il 1999 in un' azienda di arredamento di cui risultava direttore il padre. «Ciò a dimostrare che Francesco Corallo abbia beneficiato delle attività economiche avviate dal padre soprattutto nelle Antille Olandesi e vi abbia contribuito», puntualizza il gip.

 

Gaetano Corallo e Nitto Santapaola da enricodigiacomo.orgGaetano Corallo e Nitto Santapaola da enricodigiacomo.org

Eppure negli anni passati Corallo junior era riuscito a ottenere una sorta di riabilitazione da parte del Tribunale civile di Roma, che il 9 settembre 2011 aveva imposto al ministero dell' Interno «l' eliminazione, nell' ambito delle relazioni Dia dell' anno 2009, delle frasi in cui i Corallo sono accostati al clan di Santapaola». Ma adesso il gip di Roma boccia quella decisione garantista dei colleghi: «Corallo Gaetano è stato condannato per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in occasione della gara per l' aggiudicazione dell' affidamento in concessione della gestione del casinò di Campione d' Italia e dalle motivazioni della sentenza si comprende che non vi è stata condanna per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso solo perché i fatti accertati vennero commessi in un periodo antecedente all' esistenza della norma incriminatrice di cui all' articolo 416 bis». Più precisamente gli episodi incriminati avvennero tra il 1977 e il 1979.

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO

 

Dunque l' imprenditore catanese venne condannato due volte in Appello in qualità di picciotto e assolto dalla Cassazione per la mancanza di prove certe riguardo al fatto che lui e i suoi sodali avessero utilizzato metodi intimidatori e violenti, tipici delle cosche, dopo il 1982, quando venne introdotto nel nostro ordinamento il reato di associazione mafiosa. Nel 2017 sembra essere stato rimesso tutto in gioco. Rendendo più inquietante lo sbarco in Italia della società caraibica delle slot machine.

 

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«Nel 2004 mio figlio mi disse allora che la cosa migliore da fare per l' azienda era quello di mantenere una certa distanza in modo da consentire all' azienda di crescere. Essere collegata al mio nome avrebbe ostacolato la crescita della società. A quel tempo, mio figlio stava richiedendo una licenza per aprire una società di slot machine in Italia. La richiesta è stata accolta e da allora ha avuto successo», ha dichiarato al Daily Herald Corallo senior. Dunque quando ottenne la concessione dal governo Berlusconi, la società anonima Atlantis World avrebbe avuto in pancia le risorse raccolte dall' amico di Nitto Santapaola. Da lì in poi, secondo l' accusa anche grazie ai buoni uffici di Fini & c., affluirono nelle casse dei Corallo fiumi di soldi «puliti», macchiati dai successivi reati tributari (e forse dalla corruzione).

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Nel 2012 la Corte dei conti ha chiesto indietro alle società dell' imprenditore siculo-caraibico 845 milioni, successivamente ridotti a 335. Ma la pena è stata sospesa in vista di un ricorso straordinario della difesa. A fronte di tanta fortuna, Corallo avrebbe versato ai famigliari e ai collaboratori dell' ex presidente della Camera più di 7 milioni di euro.

 

Quasi una mancia che però è bastata a far sorridere i Tullianos. In particolare Giancarlo, il celeberrimo cognato, che si sta godendo il gruzzolo non al sole dei Caraibi, ma a quello di Dubai, dove si è rifugiato in versione latitante. Il finale ideale per una perfetta gangster story.

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