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"LA MIA VITA A 100 PACCHI ALL'ORA E IL CRONOMETRO PER IL BAGNO" - IL RACCONTO DI UN DIPENDENTE AMAZON A PIACENZA: RITMI LOGORANTI, STRESS PSICOFISICO, ZERO PREMI E RENDIMENTO IN TEMPO REALE - “UNA VOLTA SONO STATO MALE ED È ARRIVATO IL RICHIAMO. COME SI ACCORGONO CHE CI METTI QUALCHE MINUTO IN PIÙ VENGONO A CERCARTI”

Franco Giubilei per la Stampa

 

AMAZON PIACENZA

Lavorare in Amazon, una corsa quotidiana contro il tempo fatta di target produttivi da raggiungere, di minuti contati per andare in bagno o in mensa, di uno stress psicofisico che si accumula ogni giorno fin spesso a sfociare in problemi di salute veri e propri.

 

La descrizione della giornata di lavoro nel grande stabilimento di Castel San Giovanni somiglia alla vecchia catena di montaggio, solo molto più sofisticata, perché il mancato rispetto di tempi e tabelle viene immediatamente rilevato da un sistema elettronico che invia un manager a riportare l' addetto ai ritmi del colosso americano della distribuzione.

 

A raccontarlo è un dipendente di 33 anni assunto tre anni fa con contratto a tempo indeterminato grazie al Jobs Act, che impacchetta gli articoli perché possano essere spediti alla clientela. Lavora su due turni, dalle 6 alle 14 e dalle 14,30 alle 22,30: «Sono turni pesanti per la mole di lavoro.

 

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Ogni dipendente segue un target, una media produttiva stabilita sulla base dell' esperienza del personale con maggiore anzianità di servizio, nel mio caso è un numero di articoli che devo imballare. Ho iniziato con target 90, dopo i record che sono stati ottenuti sono arrivato a 100 all' ora».

 

All' interno della mega struttura, gli addetti Amazon sono divisi in venti mansioni diverse per ognuna «il target è aumentato ogni anno». Faticoso, con «venti chilometri al giorno percorsi col "passo Amazon" fra gli scaffali» lungo gli interminabili corridoi dei capannoni, ma soprattutto stressante, come riportano molti colleghi che di notte sognano di fare dei pacchi, e fisicamente logorante.

 

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«Ho avuto le mani atrofizzate, artrite a mani e piedi e mal di schiena, una volta tornato a casa facevo fatica a stringere gli oggetti fra le mani». Ma è sul posto di lavoro che la pressione è più forte: «Ognuno di noi è collegato tramite login al computer, per cui i manager sanno quanto produci e in quanto tempo.

 

Quando vai in bagno ti stacchi dal computer e cominciano a contare i minuti di assenza. Una volta sono stato male e ci sono rimasto un quarto d' ora, perché ho avuto attacchi di vomito, ed è arrivato il richiamo. Come si accorgono che ci metti qualche minuto in più vengono a cercarti».

 

Anche la pausa pranzo è una corsa contro il tempo: mezz' ora di sospensione dove vanno a finire i minuti per andare e tornare dalla mensa, oltre alla coda per arrivare al cibo. Alla fine, «restano sei minuti per mangiare. Ho fatto tanti lavori stressanti, ma questo psicologicamente è il peggiore, perché entro 10 minuti da un ritardo nell' attività lavorativa che non rispetti il target arriva qualcuno a riprenderti».

 

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Lo stipendio oscilla fra 1100 e 1250 euro, ma considerato lo spirito molto americano che permea tutta l' attività ci si aspetterebbe premi legati alla produzione, invece no: «Non abbiamo premi di produttività, e questo a fronte di un aumento del fatturato del 500% in cinque anni, di record su record, invece tutto questo ai dipendenti non ha dato un euro in più. Non ci danno neanche più il panettone a Natale, solo una lettera di ringraziamento».

 

Qualcuno se ne va, la maggior parte resta, complice la crisi degli ultimi anni, le assunzioni però vedono aumentare il numero dei giovani e degli stranieri, «persone che danno meno problemi, non si iscrivono al sindacato e lavorano come dei matti».

 

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Il malcontento cresce ed è sfociato nel primo sciopero venerdì scorso, proprio per il Black Friday, una di quelle scadenze che, come il Natale, segnano la frenesia massima all' interno dei capannoni di Castel San Giovanni, dove i periodi dei regali coincidono col ricorso più massiccio alla manodopera a tempo determinato, rinforzo indispensabile per i lavoratori con contratto definitivo.

 

«La partecipazione allo sciopero è stata buona, non me l' aspettavo». L' azienda non ha fatto una piega e nel braccio di ferro coi sindacati ha preso tempo, annullando l' incontro di lunedì scorso per rimandarlo al 18 gennaio, ben oltre le festività natalizie, quando un eventuale sciopero avrebbe un impatto minore rispetto a un' agitazione che blocchi lo stabilimento in queste settimane. I sindacati premono perché il confronto si tenga entro una decina di giorni, in tempo utile per una nuova, molto possibile agitazione.

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