“LA VERITÀ” È DIFFICILE DA DIGERIRE – IL QUOTIDIANO DI MAURIZIO BELPIETRO RISPONDE ALLE CRITICHE PER IL SUO TITOLO IN PRIMA PAGINA “FINE VITA”, CON IL QUALE HA DATO L’ADDIO A EMMA BONINO, (E PER IL QUALE UNA CRONISTA DI REPUBBLICA" HA PRESENTATO UN ESPOSTO ALL'ORDINE) TIRANDO IN BALLO QUESTO DISGRAZIATO SITO: “GIORNATA STRANA PER QUELL’EPITAFFIO, PASSATO INOSSERVATO FINO A METÀ POMERIGGIO QUANDO DAGOSPIA LO HA RIPRODOTTO TOGLIENDOLO DAL MAZZO DEI PEANA PER DECRETO, CON LO SPIRITO MONELLO CHE LO CONTRADDISTINGUE. A CONFERMA CHE NEPPURE I GIORNALISTI ORMAI LEGGONO I GIORNALI, SOLO A QUEL PUNTO È PARTITO IL GRAN PREMIO DELLO SDEGNO…” - NESSUNO SI SENTÌ DISTURBATO PER “ASCESA IN CAMPO PER IL CAV” E QUANDO "IL MANIFESTO" ALLA MORTE DI RATZINGER GIOCÒ CON LE PAROLE PER ACCAREZZARE LA PANCIA DEI SUOI LETTORI: "SANTO DUBITO”
Estratto dell’articolo di Giorgio Gandola per “La Verità”
prima pagina della verita' sulla morte di emma bonino
«L’orrore, l’orrore». Il giornalista collettivo delle coscienze a modino è scatenato e ha scomodato perfino Joseph Conrad per rotolarsi nel dolore alla lettura del titolo «Fine vita» con il quale La Verità ha dato l’addio a Emma Bonino.
Il cuore di tenebra del nostro quotidiano è stato evocato con un post su X da Massimo Giannini, evidentemente disturbato dalla sintesi urticante che nell’evocare una delle battaglie infinite della sacerdotessa radicale, voleva rappresentarle tutte, al tempo stesso liberatorie e mortifere.
Un’opinione fra le tante, lei ci avrebbe riso sopra. Un’opinione non conforme, che ha suscitato l’indignazione di quella parte della categoria che si riconosce nel Banal Grande (copyright Sergio Saviane) e trova gratificazione nel riscaldarsi al calduccio del pensiero unico.
Giornata strana per quell’epitaffio, passato inosservato fino a metà pomeriggio quando Dagospia lo ha riprodotto togliendolo dal mazzo dei peana per decreto, con lo spirito monello che lo contraddistingue.
A conferma che neppure i giornalisti ormai leggono i giornali, solo a quel punto è partito il gran premio dello sdegno. […]
Allora si sono ribellati tutti. Campioni del distinguo democratico, eroi della sfaccettatura alternativa, centravanti del «sentiamo l’altra campana» (a parole) hanno dato il via a uno sgangherato ensemble di insulti social, fra un delicato «giornale da vergognarsi» e un simpatico «usatelo come carta igienica».
Fior da fiore, ecco qualche recensione firmata da cronisti con aspirazioni letterarie. Mario Lavia (ex comunista, scrive su Linkiesta): «Il titolo della Verità su Emma Bonino fa schifo».
Antonella Rampino (ex quirinalista, un passato a La Stampa e Repubblica) a corto di varianti: «Lo schifo». Da notare l’intervento della virostar Matteo Bassetti con malriposte aspirazioni da reporter: «Titolo ripugnante. In linea con una destra imbarazzante e un giornale vomitevole». Il professore è così bilioso da saltarsi addosso da solo.
Non poteva mancare un fantozziano David Parenzo: «Tutelare la libertà di stampa significa anche riconoscere le carognate e dirlo. Questo titolo è una cagata pazzesca».
Poi aggiunge un pensierino condivisibile: «Conoscendo Emma Bonino sono sicuro che, ovunque sia, si starà facendo una risata mandandolo a quel paese…».
Non deve avere preso spunto da lui Alessandra Longo (Repubblica) che ha inviato un esposto al consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Lazio per denunciare l’epitaffio andato di traverso.
[…] Tralasciando la lezione di William Shakespeare sulla «bellezza negli occhi di chi guarda», il senso della lettera è singolare: se le massime istituzioni del Paese plaudono a una figura pubblica per mezzo secolo avvezza ai palazzi del potere, nessuno deve permettersi di uscire dal coro.
emma bonino evento per gli stati uniti deuropa
Se lo fa è indecente, volgare e si deve vergognare. Una curiosa lezione di democrazia cinese o sovietica che l’autentico militante radicale, portatore da sempre di un pensiero orgogliosamente diverso, rifiuterebbe con un’alzata di spalle.
Senza contare che la stessa gastrite diffusa, lo stesso furore agonistico nel denunciare mancanza «di etica e di rispetto» non s’erano visti – ma proprio neppure per sbaglio – per titoli come «Asceso in campo» e «La repubblica del banana» con i quali Il Manifesto e il Fatto Quotidiano diedero addio a Silvio Berlusconi.
Nessuno si sentì disturbato (anzi risate da sbellicarsi) quando il Manifesto paragonò Papa Ratzinger a un cane («Il pastore tedesco») e quando, alla sua morte, giocò con le parole per accarezzare la pancia dei suoi lettori: «Santo dubito». Allora titoli perfetti, coscienze satolle, democrazia salva.
In questi casi c’è sempre l’ultimo che arriva, ansimante e sudaticcio, per entrare nella foto e lucrare un invito in televisione.
Infatti ecco Andrea Vianello (ex Rai in quota Partito democratico), che su X recensisce col ditino alzato non solo l’epitaffio, ma anche l’articolo: «Orribili e imperdonabili il titolo della Verità e il pezzo livoroso di Giorgio Gandola», aggiungendo poco sobrie divagazioni ornitologiche. […]


