valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

“TI PREGO, DAMMI IL VIA LIBERA PER FARE TUTTO IL CASINO CHE MI VIENE IN MENTE” – A UN MESE DALL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI, IL “MANDANTE” VALTER LAVITOLA SCALPITAVA E SI PREOCCUPAVA PER LA MANCATA ASSEGNAZIONE DI UNA SECONDA AUTO DI SCORTA - "FARE TUTTO IL CASINO CHE MI VIENE IN MENTE" CONTEMPLAVA ANCHE IL FINTO ATTENTATO? - VALTERINO INSISTEVA CON IL GIORNALISTA: “DEVI AVERE UNA STRUTTURA DI PROTEZIONE FISICA” - L'OBIETTIVO ERA CREARE L’AURA DA PERSEGUITATO A RANUCCI, AUMENTANDONE LA VISIBILITÀ IN VISTA DI UNA IPOTETICA ENTRATA IN POLITICA - “IL FOGLIO”: “NOI, CHE SIAMO GARANTISTI MA ANCHE PER LA GIUSTIZIA GIUSTA E CERTA, CI CHIEDIAMO DA UN MESE COME MAI CON SOSPETTI COSÌ GRAVI (E IL RISCHIO DI INQUINARE LE PROVE NO?) LAVITOLA NON SIA STATO MESSO IN CUSTODIA PRIMA…”

LAVITOLA A RANUCCI DOPO ATTENTATO 'DEVI AVERE PIÙ SCORTA E PROTEZIONE'

valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma

(ANSA) - A un mese dall'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola - ritenuto il mandante - avrebbe manifestato forte interesse per il rafforzamento delle misure di protezione del conduttore di Report.

 

È quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare.

  

Lavitola avrebbe espresso preoccupazione per la mancata assegnazione di una seconda auto di scorta, arrivando a scrivergli: "Ti prego, se non ti danno la seconda macchina, dammi il via libera per fare tutto il casino che mi viene in mente". E ancora: "dammi retta, in qualsiasi momento tu sei esposto, devi avere una struttura di protezione fisica.

 

Clesio Tavares Gomes - Sigfrido Ranucci - Valter Lavitola

Significa che quando tu arrivi in un luogo: a casa, alla Rai, un ristorante…devi avere una staffetta di fatta da almeno quattro uomini, più i due della macchina di scorta che dopo aver fatto il sopralluogo (devono arrivare almeno 10 minuti prima) ti fanno un cerchio di protezione. Il vero pericolo che hai tu sono: "gli odiatori".

 

LA SUDATICCIA STORIA DI LAVITOLA SI AGGRAVA DI UN ARRESTO CON AGGRAVANTE MAFIOSA. SI ATTENDONO LE VERITÀ DI “CANDIDE” RANUCCI

Estratto dal “Foglio”

 

SIGFRIDO RANUCCI E VALTER LAVITOLA - VIGNETTA BY NATANGELO

La sudaticcia storia di Lavitola si aggrava di un arresto con aggravante mafiosa. Si attendono le verità di “Candide” Ranucci E’così sudaticcia e ferragostana, ma anche così tipicamente italiana, l’Italietta presunta dei migliori, che viene quasi voglia di farsela raccontare da un altro, e sedersi lungo il fiume ad aspettare.

 

[…] Noi, che siamo garantisti ma anche per la giustizia giusta e certa, ci chiediamo da un mese come mai con sospetti così gravi (e il rischio di inquinare le prove no?) Lavitola non sia stato messo in custodia prima: molte volte molte persone sono state arrestate all’alba per molto meno. Ma dice il gip che c’era da incrociare tutte le celle telefoniche, un lavoraccio.

 

Però noi che siamo garantisti, siamo anche assai curiosi di leggere cosa diranno gli improvvisati garantisti per Lavitola, che di solito non erano mai così garantisti con i triturati delle inchieste di “Report”.

 

Forse saranno indignati, ma bisogna pensarci su un po’ prima di esternare, per il fatto che il gip, che non è la Cassazione ha scelto di credere più alle prove raccolte che alle professioni d’innocenza, e di candore, di Ranucci.

 

L'ARRESTO DI VALTER LAVITOLA

RANUCCI, ARRESTATO LAVITOLA “L’ATTENTATO PER FAVORIRE LA SUA DISCESA IN CAMPO”

Estratto dell’articolo di Giuseppe Scarpa per “la Repubblica”

 

[…] Un piano apparentemente assurdo: fare del male all'amico per «fargli del bene».

 

La bomba, sostiene il gip, avrebbe dovuto trasformare il conduttore di Report in un bersaglio della criminalità organizzata, metterlo al riparo dai tentativi di estrometterlo dalla trasmissione e moltiplicarne la popolarità in vista di quella discesa in politica alla quale Lavitola lavorava almeno dal 2024. E, attraverso l'ascesa dell'amico — all'oscuro del piano criminale — ritagliarsi anche lui «un posto di rilievo nel panorama politico italiano».

 

giulia presutti sigfrido ranucci viva la stampa libera

A trasformare l'idea in un attentato sarebbe stato Clesio Tavares, l'amico che Lavitola chiamava «figlio mio».

 

Si erano conosciuti dieci anni prima nel carcere di Secondigliano e per quasi quattro mesi avevano condiviso la stessa sezione, seppure in celle diverse.

 

Clesio sarebbe diventato la cerniera con gli uomini indicati come esecutori materiali: Antonio Passariello, Pellegrino D'Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Una Fiat 500X nera presa a noleggio, un ordigno di «gelatina da cava» e, alle 22.17 del 16 ottobre 2025, la notte di Pomezia si illumina per l'esplosione davanti alla villetta del conduttore di Report.

 

[…] Per Lavitola resta l'ennesimo viaggio verso il carcere. Destinazione Rebibbia. Torna dietro le sbarre l'uomo che dieci anni fa, in un'altra prigione, aveva conosciuto Clesio, oggi fuggito in Camerun e destinatario dello stesso provvedimento di arresto: al Tg1 ha detto che «non tornerà in Italia». Proprio a lui avrebbe affidato il compito più machiavellico: mettere una bomba sotto casa di un amico per renderlo più potente.

 

SIGFRIDO RANUCCI CANTA A KARAOKE REPORTER

AL GIORNALISTA DICEVA: "TRA DUE ANNI SARAI IL PRESIDENTE"

Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per “la Repubblica”

 

«Lei mi scriva su un foglio di carta un movente per il quale avrei fatto l'attentato a Ranucci. Un movente qualsiasi. E io lo confesso».

 

È il giorno dopo la perquisizione e Valter Lavitola racconta, con il suo stile, cosa è accaduto a un suo conoscente. Sta ricordando il confronto avuto poche ore prima con il colonnello dei carabinieri Dario Ferrara.

 

valter lavitola e sigfrido ranucci - vignetta by osho

Lavitola è convinto di avere dalla sua parte un argomento insuperabile: Sigfrido Ranucci è un suo amico, mangiano insieme «minimo due o tre volte al mese», perché mai avrebbe dovuto mettergli una bomba sotto casa?

 

Sfida l'investigatore a trovargli una ragione. Il colonnello gliela trova: «Per fargli del bene». La reazione di Lavitola, intercettata, è uno dei passaggi centrali dell'inchiesta: «Cazzo, mi ha fottuto». E poi: «Se quello mi pigliava in parola» e gli avesse messo davanti un foglio, «avrei firmato».

il sondaggio by lavitola su ranucci leader del campo largo 2

 

È da quella frase che gli investigatori cominciano a mettere a fuoco il movente dell'attentato del 16 ottobre 2025. Fino a quel momento avevano ricostruito la catena: gli esecutori materiali, Gomes Clesio Tavares come uomo di collegamento, Lavitola al vertice.

 

Mancava la risposta alla domanda più difficile: perché ordinare un attentato contro un amico?

 

La risposta arriva dal suo telefono. Lavitola coltivava almeno dal 2024 un progetto: portare Ranucci in politica, possibilmente fino a Palazzo Chigi, ritagliandosi un proprio ruolo. «E fra 2 anni fai il presidente», gli scrive il 29 luglio 2024, mentre il conduttore di Report gli racconta le difficoltà in Rai.

 

Sullo sfondo ci sono le polemiche che avevano investito la trasmissione e che, si legge negli atti, erano «tese a mettere in discussione la conduzione di Report da parte di Ranucci».

 

Nei mesi successivi Lavitola insiste. Ogni attacco diventa un vantaggio. Quando Ranucci nel giugno 2025 gli confida «sono stanco Walter», Lavitola risponde: «Ogni attacco che ti fanno serve a farti crescere ulteriormente». Per il gip è un passaggio chiave: presentare Ranucci come vittima degli attacchi al giornalismo poteva aumentarne consenso e popolarità.

 

paolo corsini sigfrido ranucci barbara floridia foto lapresse

Il rapporto tra i due è stretto. Ranucci frequenta il ristorante di Lavitola e conosce anche Gomes, il suo factotum che per l'accusa diventerà il raccordo con gli esecutori. Una fotografia li ritrae insieme già nel 2022.

 

Il 17 ottobre 2024, alla domanda se Lavitola possa essergli utile, Ranucci risponde con una battuta: «Mi dovresti prestare Gomes». Passaggi che dimostrano la conoscenza tra i due, ma non altro.

 

Il gip lo mette nero su bianco: «Allo stato non è emerso alcun elemento» per ritenere che Ranucci fosse d'accordo con Lavitola. Il giornalista è la persona offesa e «vittima della manipolazione».

 

VALTER LAVITOLA AL TG1

Tornando alla ricostruzione dei fatti, il progetto politico è per il faccendiere assai concreto. Lavitola commissiona un sondaggio sul «potenziale elettorale, immagine e credibilità politica» di Ranucci. Il giornalista dà suggerimenti sulle domande, spiegando però di essere sempre contrario alla candidatura.

 

Lavitola invece ci crede: «Questo non sarebbe una pre-candidatura, sarebbe presidente garantito al centodieci per cento. Io da solo prenderei il trenta per cento, senza partito, senza nulla». È qui che, secondo l'ordinanza, si colloca la bomba. Il movente sarebbe duplice: rendere più difficile estromettere Ranucci da Report, dopo averlo trasformato in un bersaglio, e «aumentare esponenzialmente» la sua popolarità per la discesa in campo.

 

BOMBA FUORI DALLA CASA DI SIGFRIDO RANUCCI

Ma c'è un secondo capitolo: il depistaggio. Dopo l'attentato, Lavitola indica piste alternative. A Ranucci parla di «intelligenze straniere», servizi segreti e camorra e lo spinge a chiedere un rafforzamento della scorta. Scrive il gip: Lavitola avrebbe avanzato ipotesi sui responsabili «compiendo chiaramente un vero e proprio depistaggio».

 

E il tentativo, secondo il giudice, continua quando scopre di essere indagato. Dopo la perquisizione parla per circa due ore con Ranucci, ma evita di raccontargli proprio il movente «per fargli del bene» indicato dal colonnello Ferrara.

 

Poi riferisce a un conoscente che Ranucci, appresa l'accusa, lo aveva difeso: «Ieri notte siamo rimasti due ore al telefono, incazzato nero dicendo "questi sono matti", difendendomi. Ora io spero che continui a farlo. Questo è un giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia».

 

GOMES CLESIO TAVARES

Per Lavitola quella difesa serve anche alla propria immagine: «Già se lui mi difenderà, anche per una questione di reputazione, sarà diverso. Sarà la stessa cosa di Berlusconi». Ma teme che l'amico possa cambiare idea. «Dovrò attaccare un mio fratello? Cavolo, sempre con mio fratello? Dovrò mettermi contro un fratello?». Nei giorni successivi alla perquisizione, intercettato, Lavitola si lascia andare anche a un'altra frase: «Ma come cazzo non fanno ad arrestarmi questi?». Aveva ragione, Valter.

Gomes Clesio Tavares con Antonio Passariello e Pellegrino DAvino - 22 luglio 2024 tiktokantonio passariello - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranuccisavierio mutone - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranuccipellegrino davino - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucciGOMES CLESIO TAVARES

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