fulvio abbate salvini

LETTERA APERTA DEL MARCHESE FULVIO ABBATE A SALVINI: “PENSA SE FOSSIMO IO E TE, COME DUE POVERI STRO**I IN ACQUA, A SOSPIRARE L’ARRIVO DI UN GIUBBOTTO SALVAGENTE ARANCIONE, PENSA SE CI TROVASSIMO IN ALTO MARE CHE CA**O DI PENSIERI AVREMMO, NON STA SCRITTO DA NESSUNA PARTE CHE I NOSTRI COGNATI SIANO, PER DEFINIZIONE, MIGLIORI DEGLI INDIVIDUI DI COLORE CHE CERCANO SCAMPO DALLE GUERRE"

Fulvio Abbate per http://www.linkiesta.it

FULVIO ABBATE

 

 

Caro Matteo, come stai? Io, malissimo. Ed è anche colpa tua, proprio tua. Scusa se entro subito nel merito, ma sono risentito con il tuo linguaggio, e ho il dovere di dirtelo, per il rapporto umanamente cordiale che abbiamo, per le volte in cui ci siamo trovati faccia a faccia in televisione - io a Roma, tu in collegamento da Milano – e ancora per il nostro incontro di un anno fa al Cimitero Acattolico di Roma, proprio davanti alla tomba di Gramsci, anzi, alle sue ceneri, le stesse di cui racconta Pier Paolo Pasolini, e anche in quella circostanza ti sei mostrato cordialissimo, pure con le amiche che dubbiose verso di te mi accompagnavano, anzi, amabile, ricordi?

GIOVANNA ZUCCONI E MICHELE SERRA

 

Infine per quando, poche settimane fa, grazie a Elisa, la tua ragazza, addirittura mi hai telefonato manifestando vicinanza rispetto a Michele Serra che mi aveva dato del “fascista”, così per un articolo dove, ridendo, raccontavo di un profumo-arbre magique per ceti medi riflessivi di sinistra che la sua consorte gli ha fatto firmare, “Eau de Moi”, pensa. Fascista, a me.

 

Ma veniamo al dunque, Matteo, da qualche giorno sei la figura più evidente e zampillante del nuovo governo, del “tuo” governo, perché diciamocelo con franchezza, sei esattamente tu il vero presidente del Consiglio, nonostante i galloni secondari di ministro degli Interni, poco importa se in realtà risulti quell’altro, Conte Giuseppe, avvocato, che dà l’idea, in verità, di un titolare d’agenzia immobiliare, ho detto titolare, non semplice agente, mi raccomando, non voglio sminuirlo.

fulvio abbate

 

Ma ecco le obiezioni sull’impronta politica e culturale che stai dando al governo: da subito, non mi è piaciuto proprio in termini culturali, soprattutto se penso che tu giungi fino fino a noi dai “comunisti padani”, o ricordo male?, non mi è piaciuto che tra i tuoi primi atti da statista, diciamo così, ci fosse un tweet che faceva riferimento a un mentecatto extracomunitario che spennava in strada un piccione, una battuta pessima, oltre che implicitamente mistificatoria; mi rendo conto che viviamo, anzi, vivi in uno stato di perenne campagna elettorale, ma, scusami se la metto sull’individuale, a una persona con la quale ho un dialogo cordiale potrò dire che mi aspetterei qualcosa di più, di meglio, di meno greve, sbaglio?

 

salvini kebab

Insomma, la percezione che ho avuto finora del biglietto da visita del governo, lasciamelo dire, è di segno reazionario, forse anche, in filigrana, fascistoide, cosa intendo? Intendo che le parole espresse al momento sono di segno unicamente securitario, quasi che al mondo, anzi nel nostro piccino paese segnato da una mentalità piccolo borghese rionale, non esista altro problema se non l’invasione da parte dei migranti, cioè una forma di criminalizzazione della miseria, migrante come sinonimo di minaccia alla nostra sicurezza, hai detto pure che i migranti stanno in “crociera”, ti pareva davvero il caso?

fulvio abbate roberto cotroneo

 

Comprenderai che tutto ciò mi sembra del tutto fuorviante, e qui entriamo nel vivo del duodeno del problema antropologico che mostra un paese che non ha mai davvero compreso la misera subculturale del razzismo e dello stesso fascismo, la sua voglia di semplificazione in nome del principio d’autorità... Lo so, queste potranno sembrare parole difficili, almeno ai molti analfabeti civili che abbiamo intorno, tuttavia corrispondono al nodo esatto dell’identità nazionale, e non mi dire pure tu, come fanno quegli altri, che parlo da “radical chic” o da “sinistro” o da “intellettualoide”.

 

matteo salvini al senato 5

Acccettare, anzi, dare corda a quel genere di disposizione mentale, mi sembra il modo per conquistare il consenso della parte peggiore di questa nazione, la più acefala, la più ignorante, quella in cui Umberto Eco ravvisa, appunto, i bacilli di un atteggiamento fascista, dall’abuso della paura del diverso all’azione prima della ragione, dal linguaggio limitato e ripetitivo all’appello ai frustrati. E non dire che il fascismo è cosa vecchia, perché come ben sai il fascismo è un sentimento perenne dalle nostre parti.

 

matteo salvini al senato 4

Un amico che stimo dice che devo fare attenzione al fatto che il linguaggio della destra negli ultimi anni è mutuato, metti, da ciò che un tempo erano i titoli di “Cuore”, nel senso che si concede un’immediatezza brutale che altri, a sinistra, si sognerebbero mai di utilizzare, ora mi rendo conto che alla base di certe tue parole risiede il tema della costruzione del consenso, e dunque ognuno si rivolge alle persone che ritiene sappiano meglio andargli incontro, essergli complici, ma tutto ciò, ancor prima che orrore politico crea miseria culturale, insomma amerei facessi caso, caro Matteo, al livello di semplificazione mentale che molto tuo elettorato reale o potenziale mette nelle sue considerazioni, e non vorrei che di fronte alle promesse impossibili da mantenere tu non sia costretto a inventarti al momento della fuga che come sempre è “tutta colpa di quegli altri”, mi spiego?

 

matteo salvini al senato 2

Invece non ho sentito una sola parola da te sul lavoro, sulla cultura, sull’istruzione, sulla difesa della scuola pubblica, sulla sanità non meno pubblica, sulla lotta alla mafia, sulla laicità dello Stato, sui diritti civili, sul diritto al piacere, sì, Matteo, che è fondamentale in una società moderna non più fondata unicamente su Dio Patria Famiglia... Metti che, se io domani decidessi di diventare frocio, così, per spleen, tu a quel punto, da amico e da statista moderno, avresti il dovere di accompagnarmi al Gay Pride, tettuccio aperto, la “Raimbow” in pugno, clacson spianato, con la tua Punto, o no?

 

Io che ho sempre denunciato perfino il conformismo di sinistra in un pamphlet già quasi quindici anni fa, non posso tollerare che tu stia assecondando le voglie di semplificazione e di restaurazione autoritaria di un elettorato che un tempo prendeva nome di “maggioranza silenziosa”, o anche “zona grigia”, mi sono spiegato?

MATTEO SALVINI DIRETTA FACEBOOK

 

I medesimi che, fosse per loro, cancellerebbero divorzio, aborto e reintrodurrebbero la leva obbligatoria, pretendendo che questo paese torni a vivere dentro un tanfo di fureria e di refettorio, quelli che negli anni 70 facevano il picchettaggio, braccio alzato nel saluto romano, davanti ai cinema dove programmavano “Jesus Christ Superstar” accusando quel film di essere, ci pensi?, “blasfemo”, e ancora quelli che non hanno mai capito che il discorso delle radici, dunque del “prima gli italiani”, non ci riguarda perché noi, tutti noi, non siamo piante, caro Matteo, semmai siamo persone, abbiamo le gambe e queste ci servono per andare dove meglio ci pare e piace, anche lontano dal conformismo rionale, dai nostri peggiori parenti, suocere e cognati, soprattutto via da lì, e poi basta con questo delirio di discorso “sovranista”, ma che cosa ci significa? Che vuol dire “prima gli italiani”, soprattutto quando si tratta di questioni complesse epocali?

 

MATTEO SALVINI E LA PIZZA

Dovreste semmai mettervi al lavoro per capire come regolare i flussi nel rispetto della dignità delle persone migranti; pensa se fossimo io e te, come due poveri stronzi in acqua, a sospirare l’arrivo di un giubbotto salvagente arancione, pensa se ci trovassimo in alto mare che cazzo di pensieri avremmo, non sta scritto da nessuna parte che i nostri, metti, cognati siano, per definizione, migliori degli individui di colore che cercano scampo rispetto alla miseria materiale e alle guerre di un altro continente, e non farmi essere retorico, ti prego. Immaginiamoci ancora, sempre io e te, a vendere cinture calzini e accendini davanti a un bar.

 

migranti

Lo so che a volte per svicolare, per non dare risposte ai problemi si dà la colpa gli altri, pure Berlinguer, di me e di altri, nel 1977, visto che gli avevamo messo in discussione “la vetrina della socialdemocrazia" di Bologna, ci dette degli “untorelli”, ma ciò non è intellettualmente onesto, è questo un gioco che non va fatto, non è possibile che di fronte un’obiezione specifica che ci riguardi, si risponda dicendo “e allora quegli altri”?

 

Non serve neanche a te, per un semplice fatto di stile, sì, proprio di stile, non ridere, consegnarti a un profilo reazionario, degno di chi ringhia tutto il giorno contro l’Altro, per frustrazione da analfabeta civile, davanti a un Punto Snai, a una ferramenta, una rosticceria o il panificio di cui sopra.

 

naufragio migranti lampedusa

Caro Matteo, nei giorni scorsi, mentre ero ospite a “Linea Notte”, su Raitre, ho detto che volentieri ti avrei fatto da consulente, da consigliere, da cacacazzo, insomma, sappi che sono qui, e se posso ordire qualcosa per non farti dire certe stronzate sono a tua disposizione, un abbraccio sincero. E ora non fare come chi dice “ma quello è comunista!”, che poi, con i calzini bianchi corti, non ci fanno entrare da nessuna parte. Un bacio anche a Elisa, dille che la voglio presto pure sul palco di Sanremo.

Ciao.

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