feltri pansa

PENNE ALL'ARRABBIATA - FELTRI RECENSISCE CON LIVORE L'ULTIMO LIBRO DI GIAMPAOLO PANSA, "VECCHI, FOLLI E RIBELLI", E SE LA PRENDE CON IL SUO PISELLO: "INSISTE SULLA PRATICA DELLA CIULATA: SI RIVELA COME UNO SCRITTORE HARD. E' UN LIBRO NOIOSO MA FORSE NON SONO PORTATO PER RACCONTI DI VEGLIARDI CHE SCOSTANO LE MUTANDINE A RAGAZZE"

 

Vittorio Feltri per “Libero Quotidiano

 

Un giorno Giorgio Bocca disse a Giampaolo Pansa: «Hai l' oro nelle dita». Negli anni abbiamo tutti ammirato sulle pagine lo sfavillio prodotto dal rapido correre dei polpastrelli di questo grande cronista, i cui articoli ci si dispiaceva finissero, non erano mai troppo lunghi, perché egli vedeva cose invisibili agli altri, superava l' ideologia, brutalizzava con coraggio le Brigate rosse.

GIAMPAOLO PANSAGIAMPAOLO PANSA

 

Ti faceva essere lì, nel reparto della Fiat a Mirafiori, percorso da cortei che maltrattavano i capetti indicandoli ai terroristi; oppure ti portava nella periferia milanese, accanto all' orefice Pierluigi Torregiani, mentre veniva liquidato da Cesare Battisti e compagni.

 

Infine ha girato le spalle alla retorica della Resistenza, svelando che razza di assassini siano stati molti presunti eroi, e restituendo onore a molte vittime della furia rossa. Cose note ma confinate in libri e opuscoli marchiati come fascisti. Ci voleva uno di sinistra per renderle credibili. Giampaolo ha sopportato infamie e aggressioni a causa della propria onestà, ma non si è lasciato intimidire.

vittorio feltrivittorio feltri


Insomma, Pansa! Basta la parola, un numero uno.
 

Ed eccoci alla sua ultima opera. Un volume il cui titolo, piuttosto verboso, è: Vecchi, folli e ribelli. I piaceri della vita nella terza età (Rizzoli, pp. 294, euro 20). Confessa che avrebbe voluto un altro titolo, «Viva la vecchiaia!», ma devono averglielo bocciato. Io l' avrei intitolato «L' amore al tempo delle dentiere».

 

Tuttavia, più che sui sentimenti, Pansa insiste sulla dura pratica della "ciulata", descritta con penna fiorita. Si susseguono così capitoli dove, in veneranda età, Pansa si rivela come uno scrittore hard, il Rocco Siffredi del giornalismo, anche perché la tira molto in lungo con queste storielle minime a «luci rosse», per usare un' espressione piuttosto scoraggiante da lui stesso usata a percussione.
 

giampaolo pansa - copyright Pizzigiampaolo pansa - copyright Pizzi

Confesso, il libro è noioso, ma forse non sono portato per racconti di vegliardi che scostano le mutandine a ragazze le quali cedono sempre, e tutte hanno la loro convenienza a farsi esplorare il «boschetto» (giuro, Pansa scrive proprio così).
 

Oltretutto, per arrivare al sodo, cioè al letto e al Viagra, Giampaolo ha bisogno di architettare dialoghi pedanti tra Mario (che è l' io narrante, cioè lui) e la moglie. Il risultato è che, delle circa trecento pagine sulla terza età felice, un bel po' sono occupate da una serie di sinonimi e varianti della terza persona singolare del passato remoto del verbo dire.

 

Eccone una piccola serie: disse, sbuffò, ordinò, replicò, domandò, rispose, continuò, proseguì, replicò, sospirò, sbuffò (due volte), osservò, interruppe, scherzò, sospirò (due volte), annunciò, pregò, riprese, indagò, provocò, concluse, rammentò, precisò, convenne, sospirò (tre, quattro volte). Ecco: sospirò. Dice più di tante cose sulla vecchiaia la ripetizione involontaria di questo verbo. I nonni sospirano molto.
 

viagraviagra

E, ancora, Pansa è davvero se stesso, cronista giovane con il binocolo, quando si guarda diventare vecchio. «Con questa umidità, le mie ginocchia scricchiolano più del solito». «Prima ancora del timore di non guarire e infine di morire, sono stato colto dal fastidio di non essere più in grado di fare la vita di sempre». «... non so se viene prima il timore di ammalarsi oppure quello della povertà».

 

«Se devo fare un elenco delle malattie che mi spaventano, il coccolone che ti lascia rincitrullito e la progressiva perdita di memoria sono i primi della lista. L' ictus non mi terrorizza se mi manda al creatore, però mi fa tremare se penso che mi può trasformare in una specie di vegetale. Tu sai cosa voglio, se mi capita questo tipo di accidente. E toccherà a te aiutarmi, cara, anche se mi ami molto». Mi riconosco perfettamente, e mi inchino al grande Pansa.


Sospiri e paura non della morte ma di morire, caro Giampaolo, altro che sesso da cerbiatti nel citato boschetto.
 

vittorio feltrivittorio feltri

Forse è l' invidia a dettarmi pensieri scettici, visto che Pansa a 81 anni si atteggia ancora a parlarne da contemporaneo, io potrei da storico. Del resto, non c' è chi non veda una vanteria autobiografica quando in un raccontino si accenna a un super-dotato piemontese, mentre io al massimo sarei abilitato a rievocare le peripezie di un microfallico.

 

Insomma, più che un elogio della vecchiaia e dei vecchi, l' autore cerca di dimostrare al prossimo ma soprattutto a se stesso che lui, Pansa, è un vecchio e meraviglioso scrittore.
 

L' impressione però è che se le sue falangi, falangine e falangette restano d' oro, il loro disegno sulla pagina, invece, appare vetusto; qualcosa in lui si è arrugginito. Non il pisello, tuttavia.
 

Giampaolo PansaGiampaolo Pansa

P.s.: Pansa ha perso la memoria come chi è afflitto da demenza senile. Alcuni mesi orsono dichiarò a Panorama, in una intervista rilasciata a Stefano Lorenzetto, quanto segue: «Vittorio Feltri mi piace, dice quello che pensa in modo tale che tutti possano capirlo, anche in tivù. Il fatto che la sinistra lo abbia sempre sottovalutato dimostra che al 95% è fatta di coglioni. Io gli do 9. Anzi 10, toh».

 

Mercoledì scorso lo stesso Pansa, interrogato da Nanni Delbecchi per il Fatto Quotidiano, alla domanda: Vittorio Feltri? ha risposto: «Feltri? Non so chi è».Le ipotesi sono due: o il famoso giornalista era rincoglionito quando mi dava il massimo in pagella o lo è diventato in seguito. A una certa età succede di avere il marasma nel cervello, ma non è il caso di esibirlo.

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu pasdaran iran

DAGOREPORT - L’IRAN NON È IL VENEZUELA, E NEMMENO L’IRAQ: È UN PAESE STERMINATO CON 90 MILIONI DI ABITANTI. LE BOMBE SUI CAPOCCIONI CONTURBANTI DEGLI AYATOLLAH NON BASTERANNO PER UNA NUOVA RIVOLUZIONE: LA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE NON È COMPOSTA DAI RAGAZZI CHE SCENDONO IN PIAZZA E SOGNANO DEMOCRAZIA E LIBERTÀ SESSUALE, MA È RELIGIOSA E TRADIZIONALISTA – LE QUESTIONI DA TENERE D’OCCHIO SONO TRE: 1) QUANTO CI VORRÀ PER NOMINARE LA NUOVA GUIDA SUPREMA? E CHI SARÀ?; 2) QUANTO POTRÀ RESISTERE L’IRAN? QUANTI MISSILI CI SONO ANCORA NELL’ARSENALE?; 3) QUANTO DURERANNO GLI EUROPEI CON IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ E UN’INFLAZIONE CHE SVUOTERÀ ANCORA DI PIÙ LE TASCHE DEI CITTADINI, GIÀ SVENATI DA QUATTRO ANNI DI GUERRA IN UCRAINA?

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

FLASH! – GIORNO DOPO GIORNO, STA SCEMANDO L'ESALTAZIONE DI GIORGIA MELONI PER I SUOI SHERPA, GIOVANNI DONZELLI E ANGELO ROSSI, CHE, IN UN MOMENTO DI TOTALE ASSENZA DI LUCIDITA’, SI SONO INVENTATI “STABILICUM” (RIBATTEZZATA “MUSSOLINUN” DAL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS) – LA DUCETTA, INFATTI, PIAN PIANO STA COMPRENDENDO CHE ANDRA' A SBATTERE: IL RISCHIO, CHE L'INEFFABILE “GOLPE” CAMUFFATO DA RIFORMA ELETTORALE VENGA BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE, NON E’ PROBABILE MA PROBABILISSIMO, ANZI CERTO…

carlo conti la moglie sal da vinci e la moglie

DALLA BATTUTA "SESSISTA" DI CARLO CONTI ALLA MOGLIE CHE APRIREBBE LE PORTE ALLA VIOLENZA ALLA “CULTURA DEL POSSESSO” NELLA CANZONE DI SAL DA VINCI, SANREMO SI CONFERMA PER L’ENNESIMA VOLTA IL TERRENO PREFERITO DALLE ERINNI FEMMINISTE PER SPARARE CAZZATE: SI SONO LANCIATE IN UNA BATTAGLIA POLITICO-IDEOLOGICA CHE VEDO "TOSSICITA'" IN TUTTO - METTERE NELLO STESSO CALDERONE IL FEMMINICIDIO CON LA BATTUTA CHE IL PRESENTATORE FA ALLA MOGLIE CREA UN LINK PERICOLOSO E FUORVIANTE: SE TUTTO È VIOLENZA, NIENTE PIÙ LO È DAVVERO - PER NON PARLARE DELLA DEMONIZZAZIONE DEL BRANO DI SAL DA VINCI DA PARTE DELLE ORGANIZZATRICI DEL "LILITH FESTIVAL" DI GENOVA - LA POLEMICA PRETESTUOSA SULLE POCHE ARTISTE DONNE IN GARA...

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...