"SONO SPOSATO, HO 64 ANNI E HO UNA RELAZIONE CON UNA 24ENNE. LEI HA LA STESSA ETA' DI MIA FIGLIA" - UN MANDRILLONE SCRIVE ALLA SESSUOLOGA ROSAMARIA SPINA: "CONOSCO I GENITORI DELLA RAGAZZA. ADESSO LEI VUOLE CHIUDERE. MI HA DETTO CHE NON RIESCE A STARE BENE CON QUESTA SITUAZIONE. NON RIESCO A CAPACITARMI DI QUELLO CHE PROVO PER UNA PERSONA COSÌ GIOVANE, NÉ DI QUANTO MI FACCIA SOFFRIRE PERDERLA" - LA RISPOSTA: "LA REALTÀ DI UN SENTIMENTO E LA POSSIBILITÀ DI COSTRUIRE UNA RELAZIONE SONO DUE COSE, A VOLTE, MOLTO DIVERSE..."
Estratto da https://www.leggo.it/
Il protagonista di questa nuova puntata di "A Nudo" è un uomo di 64 che ha avuto una relazione con una ragazza di 40 anni più giovane. Lui, sposato e con figli, non vorrebbe chiudere e non si capacita del sentimento che è nato per questa persona.
La mail del lettore
Ho quasi 64 anni e sono innamorato di una ragazza di 24. Lei vuole chiudere. Io sono sposato e conosco i suoi genitori. Sono sposato, ho una figlia della stessa età di lei. Non so bene come spiegare come sia potuto succedere, ma da qualche tempo avevo una relazione con una ragazza di 24 anni. Conosco i suoi genitori da anni. Adesso lei vuole chiudere. Mi ha detto che non riesce a stare bene con questa situazione, che si sente in colpa a mentire ai suoi, che vuole una relazione normale.
Mi ha proposto di restare amici, solo amici. Io non voglio chiudere. So che probabilmente non dovrei dirlo, so che dall'esterno la situazione appare in un certo modo. Ma sto male davvero, più di quanto mi aspettassi. Non riesco a capacitarmi di quello che provo per una persona così giovane, né di quanto mi faccia soffrire perderla. Non so cosa stia succedendo dentro di me. Non so se è una crisi, una fuga da qualcosa, o qualcosa di reale. So solo che non riesco ad accettare che finisca.
Rosamaria Spina, autrice del libro "Il BDSM. Dominare e lasciarsi dominare" di Armando Editore - La risposta della dottoressa
Caro lettore,
lei si chiede se quello che prova sia una crisi, una fuga o qualcosa di reale. Partirei proprio da questa alternativa, perché rischia di portarla fuori strada: un sentimento può essere reale e, nello stesso tempo, nascere e svilupparsi dentro una situazione che ha significati psicologici più complessi.
Il fatto che questa donna abbia quarant'anni meno di lei, che lei sia sposato, che abbia una figlia della stessa età e che conosca i suoi genitori rende certamente questa relazione molto particolare, ma nessuno di questi elementi, da solo, permette di affermare che ciò che prova sia falso. L'intensità di un sentimento non viene certificata dalla compatibilità anagrafica o sociale di una coppia.
C'è, però, una distinzione importante da dover tenere presente: la realtà di un sentimento e la possibilità di costruire una relazione sono due cose, a volte, molto diverse.
Lei può essere sinceramente innamorato e, contemporaneamente, trovarsi davanti a una persona che non vuole più quella relazione. Ed è forse questo, oggi, il punto psicologicamente più difficile da affrontare, gestire e imparare ad accettare.
Nella sua lettera dedica molto spazio a cercare una spiegazione di ciò che sente: perché proprio lei? Perché una donna così giovane? È una crisi? Sto scappando da qualcosa? Sono davvero innamorato? Tutte domande comprensibili, ma possono anche diventare un modo per rimanere agganciato alla relazione, senza andare relamente fino in fondo alla vera questine. Finché c'è qualcosa da capire, infatti, sembra esserci ancora qualcosa che può essere risolto: se capisco dove sta il problema, allora posso trovare la soluzione. E quando qualcosa può essere risolto, forse, la fine non è (ancora) definitiva.
Il punto, però, è che lei riporta una posizione piuttosto chiara da parte di questa ragazza: non riesce più a stare bene nella situazione, non vuole continuare a mentire alla propria famiglia e desidera una relazione diversa proponendole un'amicizia.
Questo non rende meno importante ciò che avete vissuto. Introduce semplicemente un dato sul quale lei non ha potere: perché una relazione possa andare avanti non basta che sia solo uno dei due a desiderare che continui.
[...] Anche la proposta di restare amici merita di essere osservata con attenzione. Un'amicizia può essere autenticamente possibile quando entrambi hanno riorganizzato il significato della relazione. Diventa molto più complicata se per uno dei due rappresenta soprattutto un modo per non perdere completamente l'altro. In quel caso la vicinanza rischia di continuare ad alimentare proprio ciò da cui si sta cercando di uscire. Ecco perché, purtroppo, non sempre può essere considerate un’opzione a cui fare rifermento.
C'è poi un'altra domanda che credo valga la pena conservare, ma senza usarla per invalidare ciò che sente: che cosa ha rappresentato questa relazione nella sua vita? Potrebbe aver rappresentato novità, desiderabilità, intensità, una versione di sé che non sperimentava da tempo; oppure qualcosa di completamente diverso. Questo può essere compreso solo guardando alla sua esperienza concreta, non applicandole un'etichetta dall'esterno. Ecco perché definirla solo una crisi dei sessant’anni rischia di essere riduttivo.
Comprendere questo aspetto potrebbe essere più importante di quanto possa sembrare, anche indipendentemente da questa ragazza. Perché ciò che una relazione attiva dentro di noi può dirci qualcosa sui nostri bisogni, sulle nostre scelte e sulla vita che stiamo conducendo, senza per questo trasformare l'altra persona nell'unica possibilità di soddisfarli. Lei chiede:
“Cosa mi sta succedendo?” Forse, prima ancora di trovare una definizione per il suo innamoramento, sta vivendo qualcosa di più semplice e insieme più difficile: una persona per lei importante ha scelto di andarsene e lei non è ancora pronto a rinunciare alla possibilità che cambi idea.
[...] Il punto, dunque è riuscire a riconoscere che un sentimento può essere (o può essere stato) reale anche quando la relazione che lo ha fatto nascere non può più continuare e impare ad accettare che le cose possono finire, anche se noi non vorremmo, è un passaggio fondamentale. Ed è fondamentale come segno di rispetto e riconoscimento dell’altro/a, con cui abbiamo condiviso un pezzo importante della nostra vita, ma anche verso noi stessi: non stiamo invalidando ciò che è stato o ciò che abbiamo provato.
Gli stiamo dando un significato per concederci la possibilità di elaborarlo e di andare avanti costruendo un nuovo e diverso pezzo di vita. Non è trattanendo chi non vuole più rimanere che si rimettono a posto le cose. Si rimettono a posto, anche se con una forma diversa, imparando a lasciare andare.








