MARCELLO, WE LOVE YOU! - SUL "CORRIERE DELLA SERA" UNA PAGINA PER DELL'UTRI. MOGLIE E AMICI GLI PROMETTONO: "SIAMO CON TE" - MA MANCANO LE FIRME DEL BANANA E DEL GEMELLO ALBERTO - IL CDR FURIOSO: “PUBBLICITA’ INACCETTABILE, È UN CONDANNATO PER MAFIA”

Felice Cavallaro per il "Corriere della Sera"

 

In casa Dell’Utri, a Milano, la governante ha l’ordine di scoraggiare: «La signora non è in casa, meglio parlare con la segretaria». E la storica segretaria di Marcello Dell’Utri, la signora Margherita, sta sempre alla biblioteca in via Senato, fondata dall’ex senatore, anche se adesso parla per conto di Miranda Ratti, la consorte del capo.

 

pagina corriere dellutripagina corriere dellutri

Con lei ha raccolto le firme e i messaggi in calce alla pagina-manifesto acquistata come pubblicità che oggi appare su questo giornale. Campeggia la scritta: «Al tuo fianco, Marcello». E intorno le parole di solidarietà all’ex dirigente Fininvest, collaboratore di Silvio Berlusconi e tra i fondatori di Forza Italia, condannato a maggio in Cassazione a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa e ora in carcere a Parma.

 

A firmare i messaggi di sostegno è soprattutto chi ha lavorato con Dell’Utri a Publitalia ‘80 o alle attività culturali ed editoriali, dalla Fondazione biblioteca di via del Senato al settimanale Il Domenicale . Da Niccolò Querci, consigliere Mediaset e vicepresidente di Publitalia ‘80, assistente di Silvio Berlusconi negli anni Novanta, ad Alessandro Salem, direttore generale dei contenuti Mediaset e braccio destro di Pier Silvio Berlusconi.

 

dellutri in ospedale dellutri in ospedale

L’ex direttore del Domenicale , Angelo Crespi, lo ringrazia come editore, mentre altri ricordano conversazioni e interventi alla biblioteca di via Senato. Si leggono le firme del cugino dell’ex senatore, Massimo Dell’Utri, professore all’Università di Sassari, e della Bacigalupo di Palermo, la squadra di calcio dilettantistico fondata da Dell’Utri nel 1957. E del deputato azzurro Massimo Palmizio: «Ho firmato da ex di Publitalia, nessun significato politico. Le persone che conoscono Marcello spiegano che è una persona diversa da quella descritta dalle cronache, tutto qui».

 

MARCELLO DELLUTRI MARCELLO DELLUTRI

La segretaria-portavoce taglia corto sul senso dell’iniziativa: «La pagina non vuole essere una protesta, lasciamo tutto alla libera interpretazione del lettore. Volevamo testimoniare solo la nostra presenza». Non compaiono le firme dei vertici del gruppo, del fondatore, Berlusconi, o dei figli; né quella di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, anche se c’è quella del nipote Guido, direttore marketing di Digitalia ‘08.

 

E, restando in tema di famiglia, manca anche la firma del gemello di Marcello, Alberto Dell’Utri, che però sfronda il campo da ogni retropensiero: «È come se ci fosse, la mia firma. Condivido l’iniziativa di mia cognata Miranda. Ma non so se la condivide lui, Marcello. Tutto fatto a sua insaputa. Perché mia cognata temeva che lui si opponesse». E aggiunge: «Tanti amici pensano che questo serva a smuovere l’attenzione sul caso. Ma ormai lo scacco matto è stato dato».

 

FERRUCCIO DE BORTOLI INGE FELTRINELLI FRANCESCO MICHELI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO FERRUCCIO DE BORTOLI INGE FELTRINELLI FRANCESCO MICHELI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO

I libri negati, comunque, sarebbero un conforto, come sostengono amici di ogni area, stando al gemello certo di solidarietà bipartisan: «Marcello ha tanti amici, anche a sinistra. Con la mia faccia uguale alla sua, ricevo manifestazioni di stima e affetto da gente che non conosco, che mi ferma per strada».

 

Ferruccio De Bortoli Ferruccio De Bortoli

Lui, invece, non riesce ad andare a visitare il fratello arrivato da Beirut: «Questo è il Paese della burla», continua, riferendosi al penitenziario di Parma, in via della Burla. «La burla è che non sono potuto andare a trovare dopo tanto tempo mio fratello per colpa della burocrazia. Per entrare nella cella devo dimostrare di essere il fratello. Non basta la somiglianza, non bastano patente, carta di identità o passaporto.

 

Ci vuole l’estratto di famiglia “integrale”, rilasciato dal Comune di nascita, Palermo, e deve essere richiesto per quegli anni, cosa pare complicatissima. Altro che certificati online. Forse me lo danno a fine mese. Cosa ridicola, da aggiungere alla burocrazia del Sud di cui siamo tutti vittime. Si, debbo dimostrare ai signori di via Burla di essere figlio dello stesso padre e della stessa madre».

 

 

2. DELL'UTRI: CDR CORSERA PRENDE DISTANZE DA SCELTE DIREZIONE

PRIMI ANNI BERLUSCONI MARCELLO DELLUTRI E MIRANDA RATTI A MILANO jpegPRIMI ANNI BERLUSCONI MARCELLO DELLUTRI E MIRANDA RATTI A MILANO jpeg

(AGI) - Il Comitato di redazione del Corriere della Sera "ritiene molto grave" la scelta compiuta dalla direzione di "accettare passivamente" un'intera pagina pubblicitaria acquistata dagli amici di Marcello Dell'Utri e apparsa oggi a pag. 26 del giornale milanese. In una nota il Cdr del Corriere della Sera, pur non entrando nel merito "dei sentimenti di quanti conoscono e vogliono mostrare la loro vicinanza a una persona detenuta", ritiene che "sarebbe stato piu' opportuno rifiutare la pagina pubblicitaria.

MIRANDA RATTI MOGLIE DI MARCELLO DELLUTRI jpegMIRANDA RATTI MOGLIE DI MARCELLO DELLUTRI jpeg

 

E' comunque inaccettabile che la direzione del Corriere della Sera abbia deciso di pubblicare un testo simile senza sentire quantomeno il bisogno di prenderne le distanze. Invece il Corriere si e' limitato a pubblicare un pezzo di cronaca a pagina 9, ricordando semplicemente che Dell'Utri e' stato condannato in via definitiva a sette anni di carcere per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa". Secondo il Cdr, infine, "e' stato costituito un imbarazzante precedente.

DELLUTRI, BERLUSCONIDELLUTRI, BERLUSCONI

 

Da oggi, ci chiediamo, come il Corriere potra' rifiutare analoghe richieste degli amici di altri condannati per mafia, seppur meno noti di Marcello Dell'Utri. La scelta, per altro, entra in contraddizione con quanto il Corriere scrive spesso, vale a dire che queste forme di comunicazione con detenuti condannati per mafia possono trasformarsi in pericolose interferenze su indagini in corso e contribuire a creare un clima di discredito nei confronti dei magistrati e degli uomini delle forze dell'ordine impegnati contro la mafia".

 

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