“LA PASTA È MOLTO PIÙ DI UN CIBO. È L’IMPASTO ARCHETIPICO DELL’IDENTITÀ NAZIONALE” – MARINO NIOLA RACCONTA LA STORIA DELLA PASTA: “ANCHE SE A INVENTARLA NON SIAMO STATI NOI, VISTO CHE I PRIMI A PRODURRE E A COMMERCIARE PASTA SECCA SU VASTA SCALA SONO STATI GLI ARABI. È TRA CINQUE E SEICENTO CHE IL BARICENTRO DELLA PRODUZIONE E DEL CONSUMO SI SPOSTA VERSO L’ITALIA. DA NOI SPAGHETTI E TAGLIATELLE SMETTONO DI ESSERE UN CONTORNO DI CARNI E DI PESCI, PER DIVENTARE UN PIATTO AUTONOMO. MA FORSE IL FATTORE DECISIVO DEL SUCCESSO GLOBALE DELLA PASTA ALL’ITALIANA È…” - VIDEO
Estratto dell’articolo di Marino Niola per “la Repubblica”
La pasta è molto più di un cibo. È l’impasto archetipico dell’identità nazionale. Non a caso gli italiani all’estero venivano soprannominati maccaroni. E nonostante spaghetti, fettuccine, tagliatelle, lasagne, rigatoni e penne si mangino in tutto il mondo e in tutte le salse, […] i nomi della pasta e delle paste restano italiani.
Anche se a inventarla non siamo stati noi, o almeno non da soli, visto che i primi a produrre e a commerciare pasta secca su vasta scala sono stati gli arabi, in Sicilia e in Andalusia. Il grande geografo marocchino Muhammad al-Idrisi nel 1154 racconta che a Trabia, a due passi da Palermo, si produce una grande quantità di tria (nome arabo della pasta lunga) esportata via mare in tutto il Mediterraneo. Ma un secolo prima, in un manoscritto del rabbino francese Shlomo Yischaki, compare già la parola vermishelsh. Un suono familiare per i mangiatori di vermicelli.
L’universo pastaiolo di allora è sostanzialmente diviso in due formati. La lagana, da cui la nostra lasagna, larga e piatta, già conosciuta e apprezzata nell’antica Roma. E la tria araba antenata di spaghetti e vermicelli. È tra Cinque e Seicento che il baricentro della produzione e del consumo si sposta verso l’Italia.
Dove lentamente la pasta assume il carattere o meglio gli infiniti caratteri del Belpaese, moltiplicando in maniera esponenziale ricette e formati. E soprattutto, da noi spaghetti e tagliatelle smettono di essere un contorno di carni e di pesci, per diventare un piatto autonomo. […]
È in quel momento che napoletani e genovesi entrano in scena e conquistano i mercati grazie alla superiore qualità delle semole. Il terzo presidente Usa Thomas Jefferson, che visita l’Italia nel 1787, è conquistato dai maccheroni partenopei al punto da acquistare un torchio da pasta nella città vesuviana e a farne un disegno in una pagina dei suoi appunti.
Jefferson annota meticolosamente che «i migliori maccheroni d’Italia si fanno a Napoli con un tipo particolare di farina chiamata semola». È l’inizio della fortuna secolare degli spaghetti che incarnano l’utopia alimentare dei poveri. L’esempio più conosciuto è la scena di Miseria e nobiltà, la commedia di Eduardo Scarpetta, dove gli affamati protagonisti li mangiano con le mani e se li mettono pure in tasca.
totò miseria e nobiltà spaghetti
Come fa Totò nella versione cinematografica firmata da Mario Mattoli, uscita nel 1954. Proprio nello stesso anno di Un americano a Roma, dove Alberto Sordi messo di fronte a un piattone di vermicelli pronuncia una delle battute più celebri del cinema italiano «Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo! E adesso... io me te magno!».
Del resto, la spanciata di pasta è da sempre un miraggio alimentare per il paese della fame, al punto che nel Decameron Giovanni Boccaccio immagina il mitico paese di Bengodi, quello dove chi più dorme più guadagna, come una montagna di parmigiano dalla quale piovono maccheroni.
Mentre a inizio Cinquecento il poeta mantovano Teofilo Folengo, padre della cosiddetta poesia maccheronica, nel poema Baldus rappresenta l’Olimpo come una cucina in funzione h 24 dove ribollono cento caldaie di maccheroni e lasagne, mentre le Muse si abbuffano come se non ci fosse un domani. Un immaginario che più italiano di così non si può.
Il resto è storia d’oggi. Bucatini, penne e lasagne, emblemi del made in Italy alimentare, hanno conquistato il mondo surfeggiando sull’onda vincente della dieta mediterranea. E la cottura al dente ha rivoluzionato la sintassi del gusto, indicando una terza via tra il crudo e il cotto. […]
Ma forse il fattore decisivo del successo globale della pasta all’italiana è la velocità della preparazione, che fa di un classico ormai internazionale come gli spaghetti con pomodoro e basilico un piatto lampo, capace di intercettare le preferenze della civiltà del last minute.
In effetti l’irresistibile ascesa della pasta inizia quando incontra il pomodoro. Succede a metà Ottocento ed è amore a prima vista. […]
In realtà la pasta è una e molteplice, proprio come il Belpaese dei mille campanili. Vista da lontano è sempre lei. Ma in realtà più la guardiamo da vicino, più l’unità esplode in un big bang di variazioni locali. […] Ogni formato un’identità, una tradizione, una vocazione. Insomma, è facile dire che la pasta fa l’Italia. Il difficile è dire di che pasta sono fatti gli italiani. E tuttavia, al di là delle differenze e dei formati, il successo mondiale della nostra cucina dice che siamo di buona pasta. […]
pasta italiana nei supermercati americani 3
LAGANUM
toto in miseria e nobilta
scena della pastasciutta con toto in miseria e nobilta
TOTO MISERIA E NOBILTA
ETRUSCHI A TAVOLA
maccheroni
pasta alla genovese
cacio e pepe 1
pasta all uovo10
pasta all uovo13
pasta
pasta 2
pasta all uovo2
PANE PASTA
pasta.
PASTA
lagana e ceci 6
laganari 1
pasta fredda 4
ravioli
tipi di ravioli in italia 1
tortel dols
frittata di pasta
pasta alla norma
PASTA AL SUGO
pasta burro e parmigiano 1
pasta e fagioli 6
pasta in bianco 1
pasta in bianco 2
pasta italiana nei supermercati americani 4




